Il Natale per i serbi, che sono cristiani ortodossi, arriva due settimane dopo a quello dei cattolici romani. I Serbi non celebrano il Natale il 25 dicembre, ma il 7 gennaio, mentre si celebra Capodanno il 13 gennaio anziché il 31 dicembre. Questo perché i serbi seguono il calendario giuliano, mentre i cattolici seguono il calendario gregoriano.
La riforma gregoriana del calendario è in vigore dal 1582. Ha fatto le correzioni nel calendario giuliano, dieci giorni dal 5 ottobre al 14 sono stati annullati.. Naturalmente, non tutti i paesi cambiato nel corso del calendario gregoriano in quel momento. La Germania, per esempio, non ha accettato il calendario gregoriano fino al 1775, mentre la Bulgaria non lo ha fatto fino al 1917.
I Serbi, come la maggior parte dei popoli, ha accettato ufficialmente il calendario gregoriano, ma tutti i giorni festivi, specialmente di contenuti culturali o religiose, sono state celebrate secondo il calendario giuliano.
Il giorno prima di Natale, il 6 gennaio, i serbi celebrano Badnje Vece. E' necessario preparare la badnjak (Yule log) in anticipo. La vigilia di Natale ha preso il nome dalla pianta badnjak. In realtà badnjak è la quercia più bella giovane che si può trovare nei boschi.
Il 6 gennaio, al mattino, l'abitudine è quella di andare in cerca di badnjak (rami di quercia con foglie). Quando si trova quella giusta, è necessario tagliarla e portarla fino alla porta della casa e lasciarla lì.
Nei villaggi, dove si possono ancora trovare case con focolari vecchio stile, la consuetudine è che il padre vada fuori a prendere il badnjak sulla porta della loro casa. La madre apre la porta. Entrando, si dovrebbe dire alla madre: "Benvenuta a voi Badnje Vece! ("Christmas Eve")" e prendere la badnjak e metterla sul fuoco del camino per augurare buona fortuna.
L'usanza è anche quello di mettere paglia intorno al fuoco, per simulare la connessione con la terra. Di solito, i serbi mettere monete, noci, mandorle, fichi secchi sulla paglia, tutti i doni per i bambini.
La Vigilia di Natale, la cena è molto interessante.. E 'molto ricco anche se è sempre un pasto senza carne. Simbolicamente il cibo è sempre legato al mondo della morte - fagioli, pesce, fichi secchi, prugne e mele essiccate.
Alla fine della cena, tutti i resti del cibo dovrebbero essere lasciati sul tavolo e coperti con una tovaglia, fino alla mattina di Natale. La convinzione è che durante la notte gli spiriti dei morti vengono a mangiare il cibo lasciato per loro. In questo modo la vigilia di Natale ha il carattere di festa dei morti.
Prima di andare a letto è molto importante coprire la badnjak con cenere calda in modo che brucerà lentamente fino al mattino seguente.
Nella mattinata del 7 gennaio, Natale, la prima persona che entra nella casa si chiama "polozajnik". Questa persona dovrebbe alimentare il fuoco nel camino e dire quanto segue: "Quante scintille, tante quante le pecore. Quante scintille, quanto molto denaro. Quante scintille, quanta la salute!"
Al Polozajnik viene poi offerta lo "Zito" (bollito di Natale, specialità di grano) e il vino nero. L'ospite si fa il segno della croce e mangia un po’ dello "Zito" e beve vino.
Prima di pranzo, mentre il fuoco sta bruciando, la tradizione è di mettere la carne di maiale o tacchino arrosto a cucinarsi lentamente per la cena di Natale.
Per la prima colazione è l'abitudine di preparare la "cicvara" (un piatto a base di farina, uova, burro e formaggio). Sulla tavola vengono serviti dolci secchi anche piccolo, fichi secchi e la grappa di prugne famoso "sljivovica". Di solito la "sljivovica" servito è fatto in casa ed ha almeno dieci anni! Un'altra usanza è quella di preparare una ciotola in cui è piantato il grano giovane a crescere durante il quarto anno a venire.. Il significato è che dovrebbe essere fertile e che la famiglia avrà fortuna.
Quel momento segna l'inizio di "mirbozenje" (la pace e la riconciliazione). Partecipanti di baciare l'un l'altro nel periodo di Natale dicendo: "Mir Bozji". Se ci fosse qualche dissenso, tutti hanno dimenticato.
l giorno di Natale, il pranzo prenderà il via prima del solito e dura più a lungo. Il menu è molto ricco. In contrasto con la vigilia di Natale che si riferisce alle anime, il Natale si riferisce al culto agricoli
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mercoledì 29 dicembre 2010
martedì 28 dicembre 2010
Luigino Paccagnella e l’Ungheria
Luigino Paccagnella, oltre che occuparsi di vini ungheresi, è un profondo conoscitore delle tradizioni ungheresi, e anche di quelle ucraine. “Le tradizioni legate al Natale interessano in Ungheria anche il periodo dell’Avvento. Con il passare del tempo, in verità, certe usanze sono andate attenuandosi, anche se di esse restano ancora chiare tracce ad esempio nella preparazione della corona dell’Avvento con quattro candele (una per ogni domenica che precede il Natale), nell’osservanza di un determinato regime alimentare la vigilia di Natale, nella speciale cura per le pulizie e gli addobbi della casa. I bambini si dilettano con il calendario dell'Avvento, aprendone ogni giorno una casellina in attesa del Natale. Per i bambini ungheresi il periodo delle festività natalizie vero e proprio inizia con la festa di Santa Klaus, in ungherese «Mikulás». La sera del 5 dicembre tutti i bimbi preparano le loro scarpette e stivali, tirandoli a lucido e deponendoli sul davanzale della finestra, dove la mattina dopo li ritroveranno pieni di dolci e regali.”
Sentiamo qualcosa sul Ntale: “Il giorno di Natale e quello di Santo Stefano sono tradizionalmente dedicati alle visite familliari. Dal 27 dicembre, invece, cominciano i preparativi per festeggiare la lunga notte di San Silvestro. Dopo il cenone tradizionalmente a base di tacchino, pollo o selvaggina, a mezzanotte si brinda con lo spumante: vengono consumati i crauti ripieni o i wurstel con la senape, si va in giro per le vie gremite di gente in festa e poi si balla nei numerosi locali fino all’alba.”
La famiglia si raduna di solito per il pranzo di Capodanno, appuntamento in cui non possono mai mancare lenticchie e maiale arrosto, pietanze di buon augurio. Oltre a feste nei locali e cenoni a base di tipiche prelibatezze ungheresi, numerosi festeggiamenti di piazza vengono organizzati nella capitale e in diverse regioni del Paese: manifestazioni, spettacoli di intrattenimento, concerti e grandiosi fuochi artificiali danno il benvenuto all'anno nuovo.
Nelle famiglie ungheresi, il Natale viene tradizionalmente festeggiato la sera del 24 dicembre. Già diverse settimane prima, nelle piazze di Budapest fanno la loro comparsa i venditori di alberi di Natale con abeti fatti crescere per l’occasione, mentre nelle case degli ecologisti più convinti c’è posto solo per un albero rigorosamente finto.
E se in quasi tutte le chiese viene allestito un presepe, non altrettanto accade nelle case private, dove simbolo della festa è sempre l’albero di Natale. La sera del 24 dicembre l’albero viene addobbato con caramelle tipiche rivestite di carta colorata (le «szaloncukor»), noci dorate, candele, fiocchi, nastrini ecc. Quando l’albero è pronto e tutti i regali sono stati collocati ai suoi piedi, inizia la festa, tra canti natalizi, apertura dei regali e ghiotto cenone. In molte famiglie è usanza mangiare il pesce (soprattutto luccio e carpa), ma anche tacchino alle castagne e crauti ripieni; al termine della cena, poi, non mancano mai i tipici dolci natalizi ungheresi, il più rinomato dei quali è il «bejgli» alle noci o ai semi di papavero.
Il giorno di Natale e quello di Santo Stefano sono tradizionalmente dedicati alle visite famigliari. Dal 27 dicembre, invece, cominciano i preparativi per festeggiare la lunga notte di San Silvestro. Dopo il cenone tradizionalmente a base di tacchino, pollo o selvaggina, a mezzanotte si brinda con lo spumante: vengono consumati i crauti ripieni o i wurstel con la senape, si va in giro per le vie gremite di gente in festa e poi si balla nei numerosi locali fino all’alba.
La famiglia si raduna di solito per il pranzo di Capodanno, appuntamento in cui non possono mai mancare lenticchie e maiale arrosto, pietanze di buon augurio. Oltre a feste nei locali e cenoni a base di tipiche prelibatezze ungheresi, numerosi festeggiamenti di piazza vengono organizzati nella capitale e in diverse regioni del Paese: manifestazioni, spettacoli di intrattenimento, concerti e grandiosi fuochi artificiali danno il benvenuto all'anno nuovo.
Sentiamo qualcosa sul Ntale: “Il giorno di Natale e quello di Santo Stefano sono tradizionalmente dedicati alle visite familliari. Dal 27 dicembre, invece, cominciano i preparativi per festeggiare la lunga notte di San Silvestro. Dopo il cenone tradizionalmente a base di tacchino, pollo o selvaggina, a mezzanotte si brinda con lo spumante: vengono consumati i crauti ripieni o i wurstel con la senape, si va in giro per le vie gremite di gente in festa e poi si balla nei numerosi locali fino all’alba.”
La famiglia si raduna di solito per il pranzo di Capodanno, appuntamento in cui non possono mai mancare lenticchie e maiale arrosto, pietanze di buon augurio. Oltre a feste nei locali e cenoni a base di tipiche prelibatezze ungheresi, numerosi festeggiamenti di piazza vengono organizzati nella capitale e in diverse regioni del Paese: manifestazioni, spettacoli di intrattenimento, concerti e grandiosi fuochi artificiali danno il benvenuto all'anno nuovo.
Nelle famiglie ungheresi, il Natale viene tradizionalmente festeggiato la sera del 24 dicembre. Già diverse settimane prima, nelle piazze di Budapest fanno la loro comparsa i venditori di alberi di Natale con abeti fatti crescere per l’occasione, mentre nelle case degli ecologisti più convinti c’è posto solo per un albero rigorosamente finto.
E se in quasi tutte le chiese viene allestito un presepe, non altrettanto accade nelle case private, dove simbolo della festa è sempre l’albero di Natale. La sera del 24 dicembre l’albero viene addobbato con caramelle tipiche rivestite di carta colorata (le «szaloncukor»), noci dorate, candele, fiocchi, nastrini ecc. Quando l’albero è pronto e tutti i regali sono stati collocati ai suoi piedi, inizia la festa, tra canti natalizi, apertura dei regali e ghiotto cenone. In molte famiglie è usanza mangiare il pesce (soprattutto luccio e carpa), ma anche tacchino alle castagne e crauti ripieni; al termine della cena, poi, non mancano mai i tipici dolci natalizi ungheresi, il più rinomato dei quali è il «bejgli» alle noci o ai semi di papavero.
Il giorno di Natale e quello di Santo Stefano sono tradizionalmente dedicati alle visite famigliari. Dal 27 dicembre, invece, cominciano i preparativi per festeggiare la lunga notte di San Silvestro. Dopo il cenone tradizionalmente a base di tacchino, pollo o selvaggina, a mezzanotte si brinda con lo spumante: vengono consumati i crauti ripieni o i wurstel con la senape, si va in giro per le vie gremite di gente in festa e poi si balla nei numerosi locali fino all’alba.
La famiglia si raduna di solito per il pranzo di Capodanno, appuntamento in cui non possono mai mancare lenticchie e maiale arrosto, pietanze di buon augurio. Oltre a feste nei locali e cenoni a base di tipiche prelibatezze ungheresi, numerosi festeggiamenti di piazza vengono organizzati nella capitale e in diverse regioni del Paese: manifestazioni, spettacoli di intrattenimento, concerti e grandiosi fuochi artificiali danno il benvenuto all'anno nuovo.
lunedì 25 gennaio 2010
Avio, un comune che sa salvaguardare la tradizione
Il territorio di Avio, per sua natura, è da sempre un'area che basa la sua economia sulle attività agricole e zootecniche. Basta uno sguardo, anche superficiale, a questo tratto di Vallagarina per rendersi immediatamente conto di come la coltura della vite sia il fattore trainante di un'economia che affonda le sue radici in un'antica tradizione.
Attorno alla viticoltura sono nate decine di realtà produttive che si sono sviluppate a partire dal forte retroterra di conoscenze storicamente sedimentate nella cultura materiale del luogo, ma hanno anche saputo applicare con sapienza le più moderne tecniche di trasformazione dei loro prodotti, tanto da raggiungere punte di eccellenza di rilevanza nazionale. Il binomio tradizione e innovazione che caratterizza la produzione vinicola, informa anche il florido settore dell'allevamento: sulle ampie radure del Monte Baldo si è andata sviluppando una significativa realtà dell'alpeggio che trova una simmetrica corrispondenza negli allevamenti più industrializzati del fondovalle. L'economia di Avio risente in maniera significativa anche della presenza dei vicini distretti industriali: la presenza delle grandi infrastrutture di servizio, come il casello dell'A.22; ha favorito la nascita di una rete di piccole e medie aziende che si sono sviluppate nei settori dell'industria, dell'artigianato e del commercio, guadagnando una apprezzata presenza sui mercati grazie a prodotti di qualità. In crescita anche il settore terziario legato allo sviluppo di un turismo culturale e ricreativo, sul modello altoatesino, che si sta velocemente affermando.
Subito dopo la crisi della fillossera, ben presto tutte le vigne furono sostituite con quelle su “piede” americano. Solo nei terreni sabbiosi lungo l’Adige si salvarono delle piante di lambrusco a foglia frastagliata che un tempo si chiamava ambrusca e ora enantio.
Delle viti autoctone che rappresentano un monumento alla viticoltura precedente alla fillossera perché giunte a noi con radici proprie.
Col tempo queste vigne sono state sostituite quasi ovunque, qualche filare esiste ancora, ma solo nella campagna di Avio è possibile trovarne un campo ancora integro e produttivo, quattro lunghe pergole più che centenarie di “enantio storico franco di piede” distese su quasi 7.000 metri quadrati di terreno.
La Cantina sociale di Avio, e la comunità, considerano questo vigneto un patrimonio culturale comune.
Attorno alla viticoltura sono nate decine di realtà produttive che si sono sviluppate a partire dal forte retroterra di conoscenze storicamente sedimentate nella cultura materiale del luogo, ma hanno anche saputo applicare con sapienza le più moderne tecniche di trasformazione dei loro prodotti, tanto da raggiungere punte di eccellenza di rilevanza nazionale. Il binomio tradizione e innovazione che caratterizza la produzione vinicola, informa anche il florido settore dell'allevamento: sulle ampie radure del Monte Baldo si è andata sviluppando una significativa realtà dell'alpeggio che trova una simmetrica corrispondenza negli allevamenti più industrializzati del fondovalle. L'economia di Avio risente in maniera significativa anche della presenza dei vicini distretti industriali: la presenza delle grandi infrastrutture di servizio, come il casello dell'A.22; ha favorito la nascita di una rete di piccole e medie aziende che si sono sviluppate nei settori dell'industria, dell'artigianato e del commercio, guadagnando una apprezzata presenza sui mercati grazie a prodotti di qualità. In crescita anche il settore terziario legato allo sviluppo di un turismo culturale e ricreativo, sul modello altoatesino, che si sta velocemente affermando.
Subito dopo la crisi della fillossera, ben presto tutte le vigne furono sostituite con quelle su “piede” americano. Solo nei terreni sabbiosi lungo l’Adige si salvarono delle piante di lambrusco a foglia frastagliata che un tempo si chiamava ambrusca e ora enantio.
Delle viti autoctone che rappresentano un monumento alla viticoltura precedente alla fillossera perché giunte a noi con radici proprie.
Col tempo queste vigne sono state sostituite quasi ovunque, qualche filare esiste ancora, ma solo nella campagna di Avio è possibile trovarne un campo ancora integro e produttivo, quattro lunghe pergole più che centenarie di “enantio storico franco di piede” distese su quasi 7.000 metri quadrati di terreno.
La Cantina sociale di Avio, e la comunità, considerano questo vigneto un patrimonio culturale comune.
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