Siamo in Slovenia, è circa l’una e non sappiamo dove andare a mangiare un boccone. Al solito, decidiamo di andare a caso. Vediamo che il ristorante è chiuso, e optiamo per l’osteria. Mai scelta fu più felice. Arrivarci è semplice, sulla vecchia strada al semaforo si gira a destra, venendo da Capodistria, e poi subito a destra. Cinquanta metri a sinistra ecco l’osteria, con un gran parcheggio davanti.
Il Pod Trto si presenta subito bene, con un cameriere veloce e competente. La scelta è tra carne e pesce, e decidiamo per la carne, optando per una grigliata mista.
E’arrivato un piattone di carne, con un contorno immenso di patate, naturalmente con salsa e cipolle. La carne era tenerissima, come l’abbiamo mangiata solo in Slovenia. Naturalmente acqua e vino bianco hanno accompagnato il tutto(anche se era di rigore rosso, ce ne siamo fregati e abbiamo optato per un bianco niente male). Il tutto a un prezzo più che decoroso.
Grazie a loro e alla loro ospitalità.
Indirizzo: Strunjan 32, 6320 Portorož
Telefono: ++386 5 678 23 72
http://www.slovenia.info/it/gostilne/Osteria-Pod-trto.htm?gostilne=2601&lng=4
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mercoledì 20 ottobre 2010
sabato 26 dicembre 2009
Continuano a chiamarlo “Bepi Meo“
Era questo il soprannome, a S. Canzian d’Isonzo, del nonno materno di Bruno Tirel che in quella che era la casa contadina dei suoi, con tanto di stalla, ha aperto un locale dandogli proprio il nome del suo ben noto parente. Un ritorno alle origini che Bruno, assieme alla moglie Paola, ha fortemente voluto dopo venticinque anni “in giro a cucinare” in ristoranti importanti.
Un ritorno così sentito che nei suoi progetti è entrata anche la decisione di realizzare, accanto allo spazio dedicato alla cultura gastronomica, un museo della civiltà contadina bisiaca. Su questo attaccamento alla propria terra, Bruno Tirel ha anche ispirato la sua cucina, attenta ai sapori di una volta, ma di un casalingo comunque rivisitato per dare quel tocco di differenza proprio di una ristorazione con una precisa identità.
Una possibilità offerta anche dal fatto che l’Osteria da Bepe Meo serve al massimo una cinquantina di coperti e quindi c’è modo di curare il cibo all’interno di una ampia e comoda cucina. I legami dei sapori sono anche quelli con la storia e le usanze ed ecco quindi le serate a tema che Bruno propone nel corso dell’anno, magari per una cena austriaca a ricordo di quando S. Canzian era sotto Francesco Giuseppe.
Mitico lo spadone: non sapevo cosa fosse, e mi ritrovai davanti uno spiedone gigantesco. Ovviamente non riuscii a finirlo, e Bruno mi fece portare a casa il resto.
Osteria da “Bepi Meo”
tel. 0481 70195 - fax 0481 708077
Via Romana, 46
San Canzian d' Isonzo (GO) – 34075
Un ritorno così sentito che nei suoi progetti è entrata anche la decisione di realizzare, accanto allo spazio dedicato alla cultura gastronomica, un museo della civiltà contadina bisiaca. Su questo attaccamento alla propria terra, Bruno Tirel ha anche ispirato la sua cucina, attenta ai sapori di una volta, ma di un casalingo comunque rivisitato per dare quel tocco di differenza proprio di una ristorazione con una precisa identità.
Una possibilità offerta anche dal fatto che l’Osteria da Bepe Meo serve al massimo una cinquantina di coperti e quindi c’è modo di curare il cibo all’interno di una ampia e comoda cucina. I legami dei sapori sono anche quelli con la storia e le usanze ed ecco quindi le serate a tema che Bruno propone nel corso dell’anno, magari per una cena austriaca a ricordo di quando S. Canzian era sotto Francesco Giuseppe.
Mitico lo spadone: non sapevo cosa fosse, e mi ritrovai davanti uno spiedone gigantesco. Ovviamente non riuscii a finirlo, e Bruno mi fece portare a casa il resto.
Osteria da “Bepi Meo”
tel. 0481 70195 - fax 0481 708077
Via Romana, 46
San Canzian d' Isonzo (GO) – 34075
domenica 8 novembre 2009
L’Osteria Posmon, un atto di coraggio

Posmon è un quartiere del comune di Montebelluna, posto a occidente dell'abitato. Il nome deriva da "Pos-Bon", cioè pozzo buono, perché ha la peculiarità di avere una falda acquifera che scorre sotto la sua superficie. La frequentazione del luogo sia ha già parecchi millenni indietro, ma soprattutto dal IX sec. a.C. con la popolazione dei Veneti. Numerosi sono i ritrovamenti archeologi che coprono un arco cronologico che va dal IX se. a.C. al II sec. d.C. Durante la dominazione della Serenissima vi furono erette diverse ville.
Proprio in questo quartiere, vicino all’incrocio fra Schiavonesca e la strada che scende da Mercato Vecchio, un giovane, Nicola Colbertaldo, ha avuto il coraggio di aprire un’osteria, stile di una volta in chiave moderna. Lui è validamente aiutato in questo dalla morosa Eleonora Rocco, perché ha avuto un discreto successo ed il lavoro da fare è tanto. Non parte da zero: qui c’era la vecchia locanda dei bisnonni e nonni, che lui ha pensato bene di risistemare. In pratica ha voluto provare un nuovo mestiere nel vecchio posto, visti i tempi, e sembra ci sia riuscito.
L’atmosfera la prima volta sciocca un poco, per via dei tavoli d’un tempo come nelle vecchie osterie, abbinati ad un banco più moderno.
Offre, e quando sono in mostra è difficile resistere, cicchetti, piatti tradizionali rivisitati a buon prezzo.
Per i vini, si va dalle “ombre” normali ad una carta dei vini ampia, cento etichette, che copre in pratica le Venezie, con la maggioranza del Veneto.
31044 Montebelluna (TV)
2, PIAZZA VERDI GIUSEPPE
tel: 0423 302603
Proprio in questo quartiere, vicino all’incrocio fra Schiavonesca e la strada che scende da Mercato Vecchio, un giovane, Nicola Colbertaldo, ha avuto il coraggio di aprire un’osteria, stile di una volta in chiave moderna. Lui è validamente aiutato in questo dalla morosa Eleonora Rocco, perché ha avuto un discreto successo ed il lavoro da fare è tanto. Non parte da zero: qui c’era la vecchia locanda dei bisnonni e nonni, che lui ha pensato bene di risistemare. In pratica ha voluto provare un nuovo mestiere nel vecchio posto, visti i tempi, e sembra ci sia riuscito.
L’atmosfera la prima volta sciocca un poco, per via dei tavoli d’un tempo come nelle vecchie osterie, abbinati ad un banco più moderno.
Offre, e quando sono in mostra è difficile resistere, cicchetti, piatti tradizionali rivisitati a buon prezzo.
Per i vini, si va dalle “ombre” normali ad una carta dei vini ampia, cento etichette, che copre in pratica le Venezie, con la maggioranza del Veneto.
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