Li ho trovati a Dolo, durante “Dolo, i sapori dell’altro”. Assaggiando il branzino di Irena Fonda, salato col sale di Sicciole, veniva naturale un bicchiere di vino, e cosa bere se non malvasia istriana?
L’azienda vinicola Korenika & Moškon è stata creata nel 1984 da Korenika Miran e il suo partner Ignac Moškon. Prima del 1984, la famiglia Korenika aveva una lunga tradizione di viticoltura e produzione di vini, che è stata improvvisamente interrotta dal regime comunista del tempo. I loro figli continuano oggi la tradizione. Esperienza, metodi tradizionali e approcci moderni fanno sì che i loro vini abbiano la possibilità di migliorare, essere coltivati e trasformarsi in vini di superba qualità.
L’azienda vinicola Korenika & Moškon si trova a Korte, nell’Istria slovena. I principali produttori di squisiti vini rossi e bianchi sono i vigneti che si trovano vicino al mare sullo specchio delle saline di Sečovlje (Sicciole) sui pendii di Korte, che sono esposti ad una quantità di luce solare ideale.
La Malvasia si distingue per il suo colore giallognolo dorato e la sua piacevole freschezza. La fioritura speciale, discreta e distintiva del Malvasia ricorda l’acacia in fiore e il livello moderato di alcol mantiene la pienezza e l’armonia di questo vino.
Oltre la malvasia, la cantina produce anche altri vini, come il refosco,o il cabernet sauvignon, e l’azienda agricola ha anche dell’olio di primissima qualità.
Korte 115c, 6310 Korte, Slovenija
tel.: +386 (05) 64 20 030,
e-mail: info@korenikamoskon.si
http://www.korenikamoskon.si/
sabato 2 aprile 2011
mercoledì 30 marzo 2011
AQUOSITAS, 4° Dialogo dei Borghi Europei d'Acqua
Aquositas, 4° Dialogo dei Borghi Europei d'Acqua, si è aperto mercoledì 23 marzo nell'Altolivenza (Sacile e Fratta di Caneva), per conoscere e far conoscere una delle zone più incantevoli fra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Giovedì 24, a Palazzo Corner, sede della Provincia di Venezia, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dei temi della candidatura di 'Venezia Capitale Europea della Cultura 2019' e della nuova rete di comunicazione delle Terre del Vino,Eurovinum.
Comune capofila dell'iniziativa Eurovinum è Dolo, nella Riviera del Brenta, che ha recentemente ospitato le giornate de 'I sapori dell'Altro'. L'Assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, Raffaele Speranzon, il Sindaco di Dolo Maddalena Gottardo e l'Assessore al Turismo del Comune di Dolo, Mario Vescovi, sono intervenuti per motivare le scelte delle istituzioni veneziane.
Pieno appoggio, dunque, alle iniziative dell'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto, perchè si inseriscono, come 'filosofia' e come modalità di intervento, nel solco dei progetti internazionali delle istituzioni locali.
Venerdì 25 marzo i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno visitato le terre fra Piave e Sile, mentre sabato 26 l'attenzione del mondo dell'informazione si è soffermata su Dolo, ove si è svolta la presentazione del nuovo foglio di informazione locale del progetto Inf@Riviera.
Domenica 27 marzo, presso l'Albergo Ristorante Filoxenia della Comunità Greco Orientale, si svolge la presentazione ufficiale della Tavola Internazionale dei Borghi Europei del Gusto, l'organismo tecnico della Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del gusto che sovrintenderà alle iniziative di valorizzazione e di scambio fra i borghi della rete.
Quattro giorni intensi, che hanno conosciuto la partecipazione di rappresentanti di Austria, Slovenia,Croazia,Francia,Romania e Italia e di ben sei regioni italiane (Friuli Venezia Giulia,Lazio, Campania, Emilia Romagna, Veneto e Calabria) e che hanno portato alla definizione operativa dei programmi della Tavola.
Comune capofila dell'iniziativa Eurovinum è Dolo, nella Riviera del Brenta, che ha recentemente ospitato le giornate de 'I sapori dell'Altro'. L'Assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, Raffaele Speranzon, il Sindaco di Dolo Maddalena Gottardo e l'Assessore al Turismo del Comune di Dolo, Mario Vescovi, sono intervenuti per motivare le scelte delle istituzioni veneziane.
Pieno appoggio, dunque, alle iniziative dell'Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del Gusto, perchè si inseriscono, come 'filosofia' e come modalità di intervento, nel solco dei progetti internazionali delle istituzioni locali.
Venerdì 25 marzo i giornalisti e i comunicatori dell'Associazione l'Altratavola hanno visitato le terre fra Piave e Sile, mentre sabato 26 l'attenzione del mondo dell'informazione si è soffermata su Dolo, ove si è svolta la presentazione del nuovo foglio di informazione locale del progetto Inf@Riviera.
Domenica 27 marzo, presso l'Albergo Ristorante Filoxenia della Comunità Greco Orientale, si svolge la presentazione ufficiale della Tavola Internazionale dei Borghi Europei del Gusto, l'organismo tecnico della Associazione Internazionale Azione Borghi Europei del gusto che sovrintenderà alle iniziative di valorizzazione e di scambio fra i borghi della rete.
Quattro giorni intensi, che hanno conosciuto la partecipazione di rappresentanti di Austria, Slovenia,Croazia,Francia,Romania e Italia e di ben sei regioni italiane (Friuli Venezia Giulia,Lazio, Campania, Emilia Romagna, Veneto e Calabria) e che hanno portato alla definizione operativa dei programmi della Tavola.
martedì 29 marzo 2011
Fantuzzi, il salumificio che produce anche trota affumicata
Abbiamo conosciuto Mario Fantuzzi e la sua gentile signora ad una serata al Ristoro San Simon,anzi l’avevo proprio a fianco.
Ci ha raccontato dei suoi esperimenti, come la sottocosta arrotolata, che gli sono costati quasi un anno di lavoro e la coppa. Si vede che ama il suo lavoro, e la scelta della qualità nei prodotti sicuramente gli ha garantito la sopravvivenza dell’azienda. E che sopravvivenza: il salumificio nasce nel 1954 sotto la guida di Gino Fantuzzi, il padre. Oggi l’azienda ricorda le origini del suo fondatore avvalendosi delle sue ricette emiliane unite alle tradizioni locali e producendo così salumi di ottima qualità. Da poco rinnovato ed ampliato il salumificio dispone di attrezzature e tecnologie all’avanguardia che permettono di garantire la genuinità dei prodotti e un costante controllo sulla qualità, avendo messo a punto un rigoroso piano di HACCP. Grazie alla qualità che li contraddistingue, sono in grado di soddisfare anche il Cliente più esigente.
Non soddisfatti dei risultati raggiunti, hanno deciso di diversificare rivolgendosi alla trota: non una trota qualsiasi, ma una trota verace fresca nata ed allevata in Friuli Venezia Giulia.
Abbiamo assaggiato dunque il filetto di trota salmonata: l’affumicatura non è pervasiva, ma si sente leggermente di sottofondo, come una musica d’accompagnamento. La trota è bella soda e compatta, e questo denota la qualità del prodotto. Un bel passo avanti, considerato anche i tipi di produzione: trota cotta al naturale, l’affumicata,, cotta e affumicata,, cotta agli agrumi, alle erbette, gratinata, al profumo di aglio, piccante, e così via. Ottimo lavoro.
SALUMIFICIO GINO FANTUZZI
Viale San Giovanni del Tempio, 127
33077 SACILE (PN) - ITALY
Tel. 0039(0)434780083 r.a. - 781397 - 781568
Telefax 0039(0)434780857
E-mail: fantuzzi@modi.it
www.salumificiofantuzzi.it/
Ci ha raccontato dei suoi esperimenti, come la sottocosta arrotolata, che gli sono costati quasi un anno di lavoro e la coppa. Si vede che ama il suo lavoro, e la scelta della qualità nei prodotti sicuramente gli ha garantito la sopravvivenza dell’azienda. E che sopravvivenza: il salumificio nasce nel 1954 sotto la guida di Gino Fantuzzi, il padre. Oggi l’azienda ricorda le origini del suo fondatore avvalendosi delle sue ricette emiliane unite alle tradizioni locali e producendo così salumi di ottima qualità. Da poco rinnovato ed ampliato il salumificio dispone di attrezzature e tecnologie all’avanguardia che permettono di garantire la genuinità dei prodotti e un costante controllo sulla qualità, avendo messo a punto un rigoroso piano di HACCP. Grazie alla qualità che li contraddistingue, sono in grado di soddisfare anche il Cliente più esigente.
Non soddisfatti dei risultati raggiunti, hanno deciso di diversificare rivolgendosi alla trota: non una trota qualsiasi, ma una trota verace fresca nata ed allevata in Friuli Venezia Giulia.
Abbiamo assaggiato dunque il filetto di trota salmonata: l’affumicatura non è pervasiva, ma si sente leggermente di sottofondo, come una musica d’accompagnamento. La trota è bella soda e compatta, e questo denota la qualità del prodotto. Un bel passo avanti, considerato anche i tipi di produzione: trota cotta al naturale, l’affumicata,, cotta e affumicata,, cotta agli agrumi, alle erbette, gratinata, al profumo di aglio, piccante, e così via. Ottimo lavoro.
SALUMIFICIO GINO FANTUZZI
Viale San Giovanni del Tempio, 127
33077 SACILE (PN) - ITALY
Tel. 0039(0)434780083 r.a. - 781397 - 781568
Telefax 0039(0)434780857
E-mail: fantuzzi@modi.it
www.salumificiofantuzzi.it/
lunedì 28 marzo 2011
A convivio al Ristoro San Simon, con le delizie di Andrea Venchi
Andrea Venchi, nume tutelare del Ristoro San Simon di Fratta di Caneva (Pn), era intervenuto alle giornate di 'Dolo: i Sapori dell'Altro', per raccontare le proprie esperienze di cuoco e ristoratore.
In occasione delle giornate di 'Aquositas, 4° Dialogo Europeo dei Borghi d'Acqua' in Alolivenza, Andrea ha voluto ospitare a convivio i comunicatori e gli imprenditori, che sono stati protagonisti dello stage televisivo realizzato dalla trasmissione L'Italia del gusto.
Un enorme tajer di salumi del Salumificio Fantuzzi di Sacile ha aperto la serata. Salame a punta di coltello, sottocosta arrotolata (una autentica novità!) e coppa sono state le prelibatezze che hanno letteralmente deliziato i palati.
"Sacile, Giardino della Serenissima, è qui che nel 1954 - racconta Mario Fantuzzi-, inizia, sotto la guida di Gino Fantuzzi la nostra attività di salumieri. Oggi la nostra azienda ricorda le origini del suo fondatore avvalendosi delle sue ricette emiliane unite alle tradizioni locali e producendo così salumi di ottima qualità. Da poco rinnovato ed ampliato il nostro salumificio dispone di attrezzature e tecnologie all’avanguardia che ci permettono di garantire la genuinità dei nostri prodotti e un costante controllo sulla qualità, avendo messo a punto un rigoroso piano di HACCP."
Lo squisito pane di Maurizio Pin (titolare de Il Nuovo Forno di Sarmede), ha accompagnato la degustazione.
"Dopo una esperienza professionale vissuta in un altro settore, ho deciso di cambiare vita. Ho rilevato il forno a Sarmede ed ho iniziato ad operare con scelte precise: qualità assoluta delle materie prime, lavorazioni artigianali accurate e meticolose, igiene e pulizia degli ambienti di lavoro. Poi un'altra scelta. Pane, pane ,solo e rigorosamente pane! Non ho voluto entrare nel settore dolciario, che conosce nel nostro territorio presenze importanti."
Raffaele Burato, del caseificio Dalla Torre di Rivarotta, ha fatto degustare un montasio mezzano e un montasio stagionato di tre anni ( una autentica 'guduria!).Al Caseificio Dalla Torre (via Centro 21, Rivarotta di Pasiano, tel. 0434.626051) si fa incetta di caciotte, ricotte fresche, Montasio tipico della zona e “pennarello”, un formaggio morbido arricchito con panna.
"La mia famiglia produce per tradizione formaggi. Alcuni anni orsono ho fatto una scelta precisa : dopo una attenta selezione di formaggi di qualità, li ho caricati nel mio furgone ed ho iniziato a venderli porta a porta, rivolgendomi soprattutto a privati, ristoratori, enotecai, baristi. Con il passare del tempo è cresciuta la fiducia dei clienti nelle mie proposte ed è cresciuto, di conseguenza, anche il 'giro'.Non ho mai ceduto sulla eccellenza dei prodotti."
Il menù ha proposto gli gnocchetti caserecci al sugo d'anatra e le pappardelle al cinghiale, il pollo fritto con porro e delle costolette di agnello impanate. Una 'sinfonia' di profumi e sapori che sono stati vieppiù sottolineati dal Manzoni Bianco, dal Merlot e dal Cabernet di Ca' di Mocenigo, azienda di Fratta di Caneva. Adriano Zaccariotto, enologo della cantina, ha saputo raccontare i suoi vini con passione e competenza.
"L’azienda agricola Ca’ de Mocenigo si trova a Caneva, a ridosso delle colline che fanno da spartiacque tra l’antica patria Friuli e la gioiosa Marca Trevigiana, nel territorio dell’alto Livenza. Oltre all’ottima composizione del terreno i vigneti di Caneva godono anche di un “microclima unico” determinato dalla vicinanza del Bosco del Cansiglio. Questa foresta protegge dai venti freddi del Nord e crea una ventilazione costante, con una notevole escursione termica tra il giorno e la notte. Questi fattori, uniti alla felice esposizione a sud, sud est dei vigneti, permettono di ottenere uve di alto valore qualitativo e vini di aromi inconfondibili.”
In occasione delle giornate di 'Aquositas, 4° Dialogo Europeo dei Borghi d'Acqua' in Alolivenza, Andrea ha voluto ospitare a convivio i comunicatori e gli imprenditori, che sono stati protagonisti dello stage televisivo realizzato dalla trasmissione L'Italia del gusto.
Un enorme tajer di salumi del Salumificio Fantuzzi di Sacile ha aperto la serata. Salame a punta di coltello, sottocosta arrotolata (una autentica novità!) e coppa sono state le prelibatezze che hanno letteralmente deliziato i palati.
"Sacile, Giardino della Serenissima, è qui che nel 1954 - racconta Mario Fantuzzi-, inizia, sotto la guida di Gino Fantuzzi la nostra attività di salumieri. Oggi la nostra azienda ricorda le origini del suo fondatore avvalendosi delle sue ricette emiliane unite alle tradizioni locali e producendo così salumi di ottima qualità. Da poco rinnovato ed ampliato il nostro salumificio dispone di attrezzature e tecnologie all’avanguardia che ci permettono di garantire la genuinità dei nostri prodotti e un costante controllo sulla qualità, avendo messo a punto un rigoroso piano di HACCP."
Lo squisito pane di Maurizio Pin (titolare de Il Nuovo Forno di Sarmede), ha accompagnato la degustazione.
"Dopo una esperienza professionale vissuta in un altro settore, ho deciso di cambiare vita. Ho rilevato il forno a Sarmede ed ho iniziato ad operare con scelte precise: qualità assoluta delle materie prime, lavorazioni artigianali accurate e meticolose, igiene e pulizia degli ambienti di lavoro. Poi un'altra scelta. Pane, pane ,solo e rigorosamente pane! Non ho voluto entrare nel settore dolciario, che conosce nel nostro territorio presenze importanti."
Raffaele Burato, del caseificio Dalla Torre di Rivarotta, ha fatto degustare un montasio mezzano e un montasio stagionato di tre anni ( una autentica 'guduria!).Al Caseificio Dalla Torre (via Centro 21, Rivarotta di Pasiano, tel. 0434.626051) si fa incetta di caciotte, ricotte fresche, Montasio tipico della zona e “pennarello”, un formaggio morbido arricchito con panna.
"La mia famiglia produce per tradizione formaggi. Alcuni anni orsono ho fatto una scelta precisa : dopo una attenta selezione di formaggi di qualità, li ho caricati nel mio furgone ed ho iniziato a venderli porta a porta, rivolgendomi soprattutto a privati, ristoratori, enotecai, baristi. Con il passare del tempo è cresciuta la fiducia dei clienti nelle mie proposte ed è cresciuto, di conseguenza, anche il 'giro'.Non ho mai ceduto sulla eccellenza dei prodotti."
Il menù ha proposto gli gnocchetti caserecci al sugo d'anatra e le pappardelle al cinghiale, il pollo fritto con porro e delle costolette di agnello impanate. Una 'sinfonia' di profumi e sapori che sono stati vieppiù sottolineati dal Manzoni Bianco, dal Merlot e dal Cabernet di Ca' di Mocenigo, azienda di Fratta di Caneva. Adriano Zaccariotto, enologo della cantina, ha saputo raccontare i suoi vini con passione e competenza.
"L’azienda agricola Ca’ de Mocenigo si trova a Caneva, a ridosso delle colline che fanno da spartiacque tra l’antica patria Friuli e la gioiosa Marca Trevigiana, nel territorio dell’alto Livenza. Oltre all’ottima composizione del terreno i vigneti di Caneva godono anche di un “microclima unico” determinato dalla vicinanza del Bosco del Cansiglio. Questa foresta protegge dai venti freddi del Nord e crea una ventilazione costante, con una notevole escursione termica tra il giorno e la notte. Questi fattori, uniti alla felice esposizione a sud, sud est dei vigneti, permettono di ottenere uve di alto valore qualitativo e vini di aromi inconfondibili.”
mercoledì 23 marzo 2011
A Dolo incontro con Lattebusche
A Dolo, allo Spaccio del Contadino, abbiamo incontrato il Sig. Bortoli di Lattebusche, una grossa realtà del mondo della cooperazione. Anche qui a Dolo, ha voluto unirsi in un consorzio con la Cantina sociale locale e con Bareato carni: ho fatto degli acquisti e mi sono accorto che sono davvero convenienti: ricotta fresca e formaggi. Veramente buoni.
Lattebusche è una cooperativa operante da oltre 50 anni nel settore lattiero caseario, con sede a Busche, nel Bellunese, zona incontaminata e ricca di pascoli, con una lunga tradizione nell’allevamento del bestiame. Caratterizzato da un clima rigido con abbondanti precipitazioni nevose durante il periodo invernale e da estati brevi e fresche, il Bellunese rappresenta, anche per il carattere della gente, il tipico ambiente alpino, orgoglioso delle proprie tradizioni tramandate nel tempo attraverso l’esperienza e la narrazione orale. L’intensificazione dell’attività di allevamento del bestiame da latte, in particolare bovine della razza Bruna e Alpina, coincide per il Bellunese con il tramonto dello sfruttamento intensivo del patrimonio boschivo, in corrispondenza del declino della Serenissima Repubblica di Venezia sotto il cui dominio si trovava allora gran parte dell’attuale territorio provinciale. L’allevamento del bestiame da latte da parte dei piccoli proprietari di montagna e dei mezzadri di fondovalle, si pose allora come la più valida e naturale alternativa produttiva per la fragile economia rurale bellunese travolta dalla crisi della Serenissima. L'idea di raggruppare i piccoli allevatori del paese per lavorare il latte "a turno" presso un unico "casello", ottenendo in questo modo una riduzione dei costi di produzione ed un maggior guadagno, si impose durante quegli anni difficili in ogni piccolo centro della montagna bellunese, contribuendo in maniera determinante alla nascita delle locali tradizioni lattiero casearie e rappresentando al contempo una valida alternativa di lavoro al drammatico destino dell'emigrazione. Con il passare del tempo, specie nel secondo dopoguerra, in corrispondenza degli sviluppi socioeconomici del periodo, molte di queste piccole realtà entrarono in crisi e furono destinate a chiudere. Tuttavia ancora oggi, in molti paesi della montagna bellunese, è possibile trovare il ricordo di quelle prime latterie cooperative, dove si producevano burro, formaggi freschi dall'intenso sapore di latte chiamati appunto "latteria" e formaggi a pasta cotta destinati alla breve e media stagionatura. In altri casi gli allevatori locali reagirono e, tornando ad associarsi, estesero la base sociale della cooperativa comprendendo allevatori di paesi vicini, costituendo latterie cooperative di dimensioni più grandi capaci di fronteggiare con maggior forza lo squilibrio di mercato tra agricoltura di montagna e agricoltura di pianura. Nasce così a Busche nel 1954, per iniziativa di 36 soci fondatori la Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina, oggi Lattebusche. Obiettivo primario è stato allora convincere gli allevatori della zona che anche una loro struttura, oltre ai privati che venivano da fuori provincia, poteva raccogliere latte e dare subito una contropartita monetaria. Fatto questo innovativo e sconvolgente, se consideriamo che in quel periodo oltre 100 latterie "turnarie" provvedevano a trasformare il latte in provincia di Belluno, costituendo una economia agricola basata sull'autoconsumo e su improbabili opportunità di vendita. In questo contesto infatti il produttore agricolo si trovava a vestire, a seconda dei casi, i panni del coltivatore, dell'allevatore, del trasformatore e del venditore. Delegare ad altri la raccolta, trasformazione e commercializzazione è stata quindi la scelta che ha consentito la sopravvivenza agli allevatori, garantendo loro una somma di denaro certo, anziché forme di formaggio da stagionare e (all'occasione) vendere. L'allora nascente "Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina" è diventata progressivamente punto di riferimento, prima della provincia e successivamente di aree sempre più estese della regione.
Oggi Lattebusche raccoglie e lavora il latte dei 400 soci conferenti della cooperativa. Dislocata su 3 stabilimenti produttivi (Busche Bl, Chioggia Ve e Sandrigo Vi), conta 180 dipendenti, 80 agenti, 10 depositi, 7 agenzie di distribuzione e 3 punti di vendita diretta (Bar Bianco), una realtà regionale considerevole.
Stabilimento di Busche sede principale
via Nazionale, 59
32030 Busche (BL) - Italia
tel. +39 0439 3191 - fax +39 0439 319319
email: info@lattebusche.it
http://www.lattebusche.it/
Lattebusche è una cooperativa operante da oltre 50 anni nel settore lattiero caseario, con sede a Busche, nel Bellunese, zona incontaminata e ricca di pascoli, con una lunga tradizione nell’allevamento del bestiame. Caratterizzato da un clima rigido con abbondanti precipitazioni nevose durante il periodo invernale e da estati brevi e fresche, il Bellunese rappresenta, anche per il carattere della gente, il tipico ambiente alpino, orgoglioso delle proprie tradizioni tramandate nel tempo attraverso l’esperienza e la narrazione orale. L’intensificazione dell’attività di allevamento del bestiame da latte, in particolare bovine della razza Bruna e Alpina, coincide per il Bellunese con il tramonto dello sfruttamento intensivo del patrimonio boschivo, in corrispondenza del declino della Serenissima Repubblica di Venezia sotto il cui dominio si trovava allora gran parte dell’attuale territorio provinciale. L’allevamento del bestiame da latte da parte dei piccoli proprietari di montagna e dei mezzadri di fondovalle, si pose allora come la più valida e naturale alternativa produttiva per la fragile economia rurale bellunese travolta dalla crisi della Serenissima. L'idea di raggruppare i piccoli allevatori del paese per lavorare il latte "a turno" presso un unico "casello", ottenendo in questo modo una riduzione dei costi di produzione ed un maggior guadagno, si impose durante quegli anni difficili in ogni piccolo centro della montagna bellunese, contribuendo in maniera determinante alla nascita delle locali tradizioni lattiero casearie e rappresentando al contempo una valida alternativa di lavoro al drammatico destino dell'emigrazione. Con il passare del tempo, specie nel secondo dopoguerra, in corrispondenza degli sviluppi socioeconomici del periodo, molte di queste piccole realtà entrarono in crisi e furono destinate a chiudere. Tuttavia ancora oggi, in molti paesi della montagna bellunese, è possibile trovare il ricordo di quelle prime latterie cooperative, dove si producevano burro, formaggi freschi dall'intenso sapore di latte chiamati appunto "latteria" e formaggi a pasta cotta destinati alla breve e media stagionatura. In altri casi gli allevatori locali reagirono e, tornando ad associarsi, estesero la base sociale della cooperativa comprendendo allevatori di paesi vicini, costituendo latterie cooperative di dimensioni più grandi capaci di fronteggiare con maggior forza lo squilibrio di mercato tra agricoltura di montagna e agricoltura di pianura. Nasce così a Busche nel 1954, per iniziativa di 36 soci fondatori la Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina, oggi Lattebusche. Obiettivo primario è stato allora convincere gli allevatori della zona che anche una loro struttura, oltre ai privati che venivano da fuori provincia, poteva raccogliere latte e dare subito una contropartita monetaria. Fatto questo innovativo e sconvolgente, se consideriamo che in quel periodo oltre 100 latterie "turnarie" provvedevano a trasformare il latte in provincia di Belluno, costituendo una economia agricola basata sull'autoconsumo e su improbabili opportunità di vendita. In questo contesto infatti il produttore agricolo si trovava a vestire, a seconda dei casi, i panni del coltivatore, dell'allevatore, del trasformatore e del venditore. Delegare ad altri la raccolta, trasformazione e commercializzazione è stata quindi la scelta che ha consentito la sopravvivenza agli allevatori, garantendo loro una somma di denaro certo, anziché forme di formaggio da stagionare e (all'occasione) vendere. L'allora nascente "Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina" è diventata progressivamente punto di riferimento, prima della provincia e successivamente di aree sempre più estese della regione.
Oggi Lattebusche raccoglie e lavora il latte dei 400 soci conferenti della cooperativa. Dislocata su 3 stabilimenti produttivi (Busche Bl, Chioggia Ve e Sandrigo Vi), conta 180 dipendenti, 80 agenti, 10 depositi, 7 agenzie di distribuzione e 3 punti di vendita diretta (Bar Bianco), una realtà regionale considerevole.
Stabilimento di Busche sede principale
via Nazionale, 59
32030 Busche (BL) - Italia
tel. +39 0439 3191 - fax +39 0439 319319
email: info@lattebusche.it
http://www.lattebusche.it/
martedì 22 marzo 2011
La Pata Twister ai Sapori dell’altro
Abbiamo assaggiato a Dolo uno snack davvero originale. Lo snack, ovvero la pata twister è una spirale di patatine fritte lunga 35 cm. Si tratta di una patata del peso di circa di 250 grammi tagliata e distribuita in un fine bastoncino di legno e successivamente fritta ed insaporita a proprio piacere. Per capirci meglio, la spirale viene effettuata con uno speciale attrezzo, e la patata viene infilata sullo stecco, non dalla parte della punta per questioni di attrito. La patata deve essere di qualità molto asciutta: si prediligono le patate siciliane, e proveranno con quelle di montagna. A Cesiomaggiore sono avvisati.
La storia di questa azienda nasce da un viaggio all'estero, dove questo tipo di snack è già molto diffuso. Fu un amico di Loran (uno dei titolari di Pata Twister) a notare una lunga fila di persone in attesa di fronte un chiosco su ruote.
Avendo appetito e non molto tempo disposizione per cercare un ristorante, decise di mettersi in fila attendendo il suo turno. L'appetito cresceva e, scorrendo avanti nella fila, notava le persone mangiare con gusto, questo curioso spiedino dall'odore invitante.
Ordinò uno spiedino classico (ketchup e maionese) e, dopo il primo morso, lo divorò in pochi minuti. Aveva scoperto un nuovo modo di proporre uno degli alimenti più famosi di tutto il pianeta: la patata. Rientrato in Italia, stiamo parlando del 2008, parlò di questo chiosco al suo amico Loran che, incuriosito e motivato dal possibile business, decise di approfondire l'argomento.
Pata Twister Italia Sas - Via Verdi, 9 - 35020 Legnaro (PD)
Email: info@patatwister.it
http://www.patatwister.it/
La storia di questa azienda nasce da un viaggio all'estero, dove questo tipo di snack è già molto diffuso. Fu un amico di Loran (uno dei titolari di Pata Twister) a notare una lunga fila di persone in attesa di fronte un chiosco su ruote.
Avendo appetito e non molto tempo disposizione per cercare un ristorante, decise di mettersi in fila attendendo il suo turno. L'appetito cresceva e, scorrendo avanti nella fila, notava le persone mangiare con gusto, questo curioso spiedino dall'odore invitante.
Ordinò uno spiedino classico (ketchup e maionese) e, dopo il primo morso, lo divorò in pochi minuti. Aveva scoperto un nuovo modo di proporre uno degli alimenti più famosi di tutto il pianeta: la patata. Rientrato in Italia, stiamo parlando del 2008, parlò di questo chiosco al suo amico Loran che, incuriosito e motivato dal possibile business, decise di approfondire l'argomento.
Pata Twister Italia Sas - Via Verdi, 9 - 35020 Legnaro (PD)
Email: info@patatwister.it
http://www.patatwister.it/
lunedì 21 marzo 2011
DOLO: I SAPORI DELL’ALTRO -3-
Le Venezie Sconosciute
9 marzo 2011
Particolarmente fruttuoso è stato l’incontro con il Gruppo Banca Carige, che ha sostenuto la manifestazione.
Banca Carige, che conta più di 46 filiali nel Veneto e affiancata anche da una rete assicurativa, è stata presente al convegno con tre cariche di grande rilievo: il Communication Specialist direttamente dalla sede centrale della banca in Liguria, Diego De Matia; il Direttore Capozona della filiale di banca Carige, Lino Cagnin; e il responsabile dell’Agenzia Carige Assicurazioni di Dolo, Andrea Favaro. Queste personalità hanno presentato la realtà dell’istituto finanziario che rappresentano, indicando quali fossero le potenzialità e le debolezze di una zona come quella della Riviera del Brenta. I comunicatori e i giornalisti hanno posto loro alcune domande in merito alla realtà locale in un momento in cui la crisi angoscia moltissime piccole e medie imprese che, come si sa, sono una realtà radicata nel tessuto industriale del nord-est. Banca Carige ha sentito, senza dubbio, gli effetti dello stallo ma ha permesso a moltissime imprese di uscirne in modo virtuoso. La crisi ha fatto ridurre la fiducia e quindi la propensione agli investimenti; la banca si sente di dover essere ancora più vicina al costrutto sociale, famiglie ma soprattutto imprese.
9 marzo 2011
Particolarmente fruttuoso è stato l’incontro con il Gruppo Banca Carige, che ha sostenuto la manifestazione.
Banca Carige, che conta più di 46 filiali nel Veneto e affiancata anche da una rete assicurativa, è stata presente al convegno con tre cariche di grande rilievo: il Communication Specialist direttamente dalla sede centrale della banca in Liguria, Diego De Matia; il Direttore Capozona della filiale di banca Carige, Lino Cagnin; e il responsabile dell’Agenzia Carige Assicurazioni di Dolo, Andrea Favaro. Queste personalità hanno presentato la realtà dell’istituto finanziario che rappresentano, indicando quali fossero le potenzialità e le debolezze di una zona come quella della Riviera del Brenta. I comunicatori e i giornalisti hanno posto loro alcune domande in merito alla realtà locale in un momento in cui la crisi angoscia moltissime piccole e medie imprese che, come si sa, sono una realtà radicata nel tessuto industriale del nord-est. Banca Carige ha sentito, senza dubbio, gli effetti dello stallo ma ha permesso a moltissime imprese di uscirne in modo virtuoso. La crisi ha fatto ridurre la fiducia e quindi la propensione agli investimenti; la banca si sente di dover essere ancora più vicina al costrutto sociale, famiglie ma soprattutto imprese.
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