giovedì 20 maggio 2010

Cantine Aperte 2010 in Canton Ticino

Sabato 29 domenica 30 maggio, dalle 10.00 alle 18.00, le cantine ticinesi si aprono agli enoturisti in occasione di Cantine Aperte, la manifestazione promossa e organizzata da Ticinowine. Numerose sono le cantine che accoglieranno, alcune anche alla sera, tutti coloro che vorranno trascorrere la giornata tra vigneti e barriques e degustare i vini delle diverse zone a vocazione viticola del Cantone. I visitatori verranno guidati dalla viva voce dei titolari, ben lieti di introdurre il neofita o l´esperto, l´appassionato o il semplice curioso al complesso mondo del vino e delle sue emozioni. La Cantina non è più solo il luogo dove il vino riposa prima di arrivare al consumatore finale; è un luogo di incontro per appassionati di ogni età, curiosi di andare oltre il prodotto finale, scoprendo quanta fatica e quanta passione si nascondono dietro ogni bottiglia. Cantine Aperte è quindi un´occasione esclusiva di vedere dove e come si fa il vino, e di vivere dall´interno il mondo del vino. Oltre all´apertura diurna, anche quest´anno alcune cantine propongo l´apertura notturna (il sabato, dalle 18.00 alle 23.00). Le stesse saranno liete di intrattenere i propri ospiti con un programma tutto sorprese, sicure dell´attenzione che sapranno riservare i numerosi visitatori attesi all´evento. Cantine Aperte attira ogni anno l´attenzione di numerosi turisti, residenti e appassionati attratti dalla manifestazione e dalla possibilità di fare un´esperienza di grande interesse culturale e valore umano.


Anche quest´anno Cantine Aperte si terrà inoltre in concomitanza con Cantine Aperte Lombardia con lo scopo di unificare un messaggio di convivialità e permettere un interscambio di appassionati che gioverà sicuramente a tutto il settore.

Ticino Wine fa parte della rete dei Borghi Europei del Gusto.



Commissione Ticinowine

Via Corti 5

Balerna, TI, 6828

Svizzera

http://www.ticinowine.ch/

mercoledì 19 maggio 2010

Una pizza ben fatta (in casa)

Ci è venuta la curiosità della pizza, dopo essere stati alla Domus Design ed avere visto i loro forni, quelli della SMEG .Il segreto di una buona pizza sta in una pasta ben lievitata, curata e ben cotta: qualsiasi cosa ci poniamo sopra sia in piccola quantità, e di buona qualità.


Queste regole, da sole, sono sufficienti per fare bella figura.

Per ottenere una pizza di buona qualità e soddisfare il gusto di amici e parenti, occorre innanzitutto distinguere in 5 fasi importanti la produzione:

Scelta delle materie prime

Per ottenere un prodotto qualitativo, le materie prime, debbono essere sempre fresche o ben conservate e debbono avere le seguenti caratteristiche:

Il lievito puo' essere usato fresco, di una colorazione più chiara possibile e sia friabile o secco (reperibile in bustine, granulare e di facile conservazione, ma va sciolto in acqua a 38 °C).

La farina che si trova in commercio presso i negozi di alimentari, quasi sempre è una farina debole, quindi i tempi di lievitazione sono brevi (2-3 ore) e l'assorbimento di acqua è del 50% (per ogni kg di farina occorrono 5 dl di acqua).

La ricetta

Per un buon impasto è la seguente:

1 l. di acqua

2 kg di farina

20 g di lievito fresco (7 di quello secco)

50 g di sale

naturalmente le quantità possono essere aumentate o diminuite secondo la necessità, come pure il lievito va diminuito se la temperatura ambiente risulta superiore ai 23-25 °C .

Un impasto ottenuto secondo la ricetta produrrebbe kg 3,070 di pasta pronta, sufficiente per preparare 4 teglie adatte ad un forno da casa.

La lievitazione

Consiste nel far riposare la pasta al centro della teglia per circa 3 ore a temperatura costante (23 °C), operazione questa che permette ai lieviti di produrre gas che fanno rigonfiare l'impasto.

Il panetto lievitato dovrà quindi essere disteso con la pressione delle dita fino ad ottenere uno strato omogeneo.

La cottura

E' l'ultima operazione ma è la più importante in quanto consente, se correttamente eseguita, di esaltare tutta la qualità del prodotto.

In un forno casalingo la temperatura di cottura sarà mediamente di 250°C per un tempo che varia tra i 12-15 minuti. Quindi esso va preventivamente messo al massimo e fatto arrivare a temperatura prima di procedere alla cottura della pizza.

sua intensità, la pizza deve essere consumata appena uscita dal forno.

Buon appetito!



Domus Design

via D.Cattaneo, 8

Telefono 0444 737728

Fax 0444 877416)

http://www.domusdesign.it/

venerdì 14 maggio 2010

Dainese, una funzione economica e sociale

Abbiamo conosciuto la Dainese Rottami di Piove di Sacco, e queste ci ha dato uno spunto di riflessione..


I rottami metallici che si trovano in circolazione derivano o da scarti di lavorazioni industriali o da prodotti andati in disuso. Essi sono spesso accompagnati da altri materiali (plastica, gomme, legno, vetro ecc) e molte volte si presentano sporchi (di grassi, oli, polveri, vernici ecc.) e brutti a vedersi;. A livello europeo si è attribuito ai rottami metallici la qualifica di “RIFIUTI VERDI”; la denominazione scelta, scaturisce dalla semplice esigenza di far rientrare i rottami metallici tra quei materiali il cui trasporto, stoccaggio e lavorazione va effettuato con accortezza e seguendo precise modalità operative al fine di evitare che lo sporco che accompagna i rottami possa diffondersi nell’Ambiente circostante. L’utilizzo del termine rifiuto, purtroppo, è invece risultato infelice perché ha generato molta confusione con il concetto classico di rifiuto. Per rifiuto si intende “ciò che viene gettato o eliminato perché non utilizzabile” (vocabolario de agostani) non esistendo, quindi, un processo di recupero economicamente conveniente che ne possa garantire il riciclo.

Il riciclo è nel DNA degli operatori, che ogni anno raccolgono circa 16 milioni di tonnellate di rottame ferroso gli stessi operatori "hanno un importante ruolo economico, ma anche sociale; un ruolo che non deve essere minacciato dalla volatilità dei mercati".

Ora, ricordo che il miracolo del Nordest è nato anche da questo mestiere. Quand’ero piccolo, giravano personaggi stravaganti su degli Ape scassati, a cadenza regolare, i quali portavano il materiale in un’unica direzione, la fonderia Zoppas, che negli anni 60 e 70 era considerata una delle migliori in Europa, la quale poi riforniva gli stabilimenti Zanussi. Di tutto ciò resta solo un soprannome agli abitanti del comune di San Fior, ma pensandoci bene non deve essere un’offesa, ma bensì un onore.



DAINESE ROTTAMI SRL

Via Chiusa, 78/80

Sant'Angelo di Piove di Sacco (Pd)

http://www.daineserottami.it/

lunedì 10 maggio 2010

Olinda Giraldo, l’ultima inquilina del Casone Azzurro


Si ignora quando il casone fece la sua comparsa in Veneto. È certo che, sin dall'epoca tardo-romana nella regione c'era l'usanza di costruire ricoveri e magazzini utilizzando frasche e paglia, ma la loro evoluzione definitiva avvenne probabilmente dopo le conquiste della Serenissima. La terraferma, infatti, divenuto ora il "granaio" di Venezia, doveva far fronte al crescente fabbisogno alimentare della capitale e dell'esercito, allorché c'era bisogno di costruire rapidamente molti ricoveri per famiglie numerose, che rappresentavano la manodopera del tempo. Solitamente i proprietari terrieri offrivano ai mezzadri un fondo dove costruivano loro stessi il proprio casone che, inizialmente, era poco più che un capanno abitabile solo durante la stagione agricola. In seguito si andarono evolvendo in strutture più solide e squadrate, con molti elementi in muratura.


Da non dimenticare che esiste una differenza con i casoni di laguna, come quelli di Caorle: questi ultimi non presentavano muratura. Entrambi erano comunque molto facili da bruciare, ragion per cui non ne esistono in terraferma.

Ad Arzergrande, e precisamente a Vallonga, il comune ha restaurato uno degli ultimi casoni, il Casone Azzurro, ed abbiamo potuto visitarlo nell’occasione delle festa organizzata da Legambiente.

Ed abbiamo incontrato Olinda Giraldo, che l’ha abitato fino a quattro anni fa: il marito faceva il pescatore (siamo a due passi dalla laguna), ma il casone presenta le caratteristiche terragne: aveva un piccolo appezzamento di terra, c’è la stalla dove era ricoverata la mucca, una capra. I muri sono da 13, ma sostengono bene il tetto, che conserva le travi originali. Mi ha colpito un fatto: il pavimento era in terra battuta, ed ogni anno era letteralmente zappato e lo strato di terra superficiale sostituito, per fare pulizia. Olinda, nonostante tutto, aspira a ritornare qui, ma mi sa che i servizi sociali non ci sentono.

venerdì 7 maggio 2010

Gli infissi in legno della BM


Il legno: unica materia prima rinnovabile “viva” e “calda”, a maggior ragione per un serramento di classe.


Grazie alla coltivazione delle foreste ed ad un taglio controllato si preserva l’ambiente e si dispone di un materiale collaudato nei secoli.

Il legno è una materia prima sulla quale la BM conta e crede e che da sempre viene utilizzata dall’uomo. C’è una naturale sensazione di calore che lega l’uomo al legno, ciò lo rende ideale per la casa moderna. Calore che trasmette e ci accompagna per tutta la nostra vita e, grazie a semplici accorgimenti, si mantiene nel tempo come fosse sempre il primo giorno. Brevi e semplici manutenzioni mantengono intatti il fascino e sensazioni che altre materie prime non riescono a dare.

L’isolamento termico è la prestazione che ha avuto la maggiore evoluzione negli ultimi anni in virtù di un obbligo di legge che impone prestazioni minime ai costruttori. Vetrocamera basso emissivi con gas e profili termicamente migliorati, soglia a taglio termico, profili dei serramenti maggiorati e performanti permettono di dimezzare le dispersioni e di raggiungere valori di trasmittanza termica Uw/d <= 1,0 W/mq K.

Quindi, minori dispersioni, maggior risparmio nelle spese di riscaldamento e climatizzazione con conseguenti minori emissioni inquinanti a tutela dell’ambiente. E temperatura uniforme in tutta l’abitazione, anche in prossimità dei serramenti.

Quarant’anni, questo è il periodo medio di vita di un serramento in legno utilizzato correttamente. Per questo i serramenti della BM sono corredati da un manuale di “Istruzioni di posa, uso e manutenzione” per avere un serramento senza età che rimarrà come nuovo ben oltre i quattro, cinque, sei, dieci anni delle garanzie dei singoli componenti. Un serramento in legno che duri come il fabbricato non è un’utopia.

Le vernici ecologiche all’acqua utilizzate garantiscono una lunga durata e, la loro brillantezza e protezione, può essere rinnovata con un semplice panno ed un prodotto apposito. La ferramenta utilizzata è prodotta dalle migliori ditte del settore presenti sul mercato. La BM presta particolare attenzione alla consistenza della ferramenta di apertura rapportata ai vetrocamera sempre più pesanti che vengono montati.

La giusta ferramenta garantisce un lungo utilizzo nel tempo del serramento in legno. Le guarnizioni in materiale termoplastico ecologico, un minimo di due per ogni tipologia di serramento, garantiscono un’alta tenuta consentendo di raggiungere i valori più alti della scala nei test ai quali son stati sottoposti.

I vetrocamera sono il primo complemento per i valori prestazionali del serramento in legno, con una garanzia minima di cinque anni. I fornitori della BM sono scelti per la qualità del prodotto e per le garanzie che vengono prestate.

La BM diligentemente interviene per i propri clienti anche oltre il periodo di garanzia, per la

fornitura o sostituzione di pezzi di ricambio che nel tempo risultano di difficile reperibilità.



BM di C.Buffon & C. snc

Via I. Castellarin, 14

33050 Ronchis (UD)

Tel.0431 56145 - Fax 0431 56459

info@bminfissi.it

www.bminfissi.it

giovedì 6 maggio 2010

Donne nella natura


L’Associazione Culturale Fioristi FVG, in collaborazione con “Ass. Culturale Bisiaca” di Ronchi dei Legionari, propone:




Sabato 15 maggio “ Donne nella natura”

Racconti e tradizioni delle erbe bisiache





 Ore 10,00 Apertura evento



 Ore 10,30 “ Nell’orto non si è mai soli” racconto a cura di Mari Rita Capasso



 Ore 10,45 “ Levatrici nella bisiacaria”

a cura della dott.sa Desireè Dreos



 Ore 12,00 Pausa con pranzo al sacco



 Ore 14,00 “L’erba matta non muore mai”: uso delle erbe nelle famiglie a cura di Lorena Boscarol



 Ore 16,00 “ Racconto sugli alberi” a cura di Marina Zucco



L’evento si svolgerà presso la Scuola Fioristi FVG in

Via Palazzatto, 4 Isola Morosini –

San Canzian d’ Isonzo

34075 Gorizia

Per info Segreteria della Scuola Fioristi FVG:

Tel.0481/711868 Cell. 349/2293984

www.scuolafioristifvg.it

E-mail: info@scuolafioristifvg.it

mercoledì 5 maggio 2010

Pianura e montagna, amore e odio


«Viviamo una fase delicata - dice il sindaco Vaccari -. E siamo obbligati a fare un grande salto: uno piccolo non serve. Feltre deve giocare le carte del suo futuro fuori da qui: nella capacità di cercare investitori e agire su centri di decisione esterni. Dobbiamo agganciare la pianura». (Corriere del Veneto)


Se il sindaco Vaccari riconosce che occorre riagganciare la pianura, è un bel passo avanti. Sempre che la pianura con i suoi problemi non decida di non farne niente, causa soprattutto i passati problemi legati all’acqua, che hanno posto i bellunesi sotto osservazione.

In realtà, ognuna delle due parti ha bisogno dell’altra sotto vari aspetti: l’acqua innanzitutto, l’energia, la viabilità, le risorse. Per la legge di gravitazione, ormai la pianura è una realtà a sé stante, con persone e risorse impensabili su di un territorio come quello montano. La montagna è stata indipendente con l’industrializzazione dell’occhialeria, ma si è dimostrata più debole perché è stata la prima a risentire del processo di globalizzazione, volendo seguire tutti i difetti della pianura, ed oggi si trova in brache di tela. Il solo turismo non può risolvere il problema, l’economia forestale è quasi scomparsa, molti specializzati sono emigrati in pianura dopo la crisi dell’occhialeria.

Perché non puntare sull’energia, soprattutto quella idroelettrica? Perché non puntare su una sorta di federalismo idroelettrico? La SADE aveva fatto le grandi centrali per alimentare Marghera e Monfalcone, oggi c’è la megalopoli che va da Verona a Trieste, con gli stessi grandi bacini. Non si dice di ripetere l’esperienza tragica del Vajont, pensiamo a piccole centrali, senza bacino, che sfruttino ogni corso d’acqua economicamente valido, piccolo o medio che sia. Occorre fare una valutazione, ma la strada ci sembra quella. Basta che non saltino fuori quelli che in nome dei morti del Vajont aggredirono l’allora governatore Galan che suggerì di utilizzare comunque il salto del Vajont. I morti sono morti, e rifiutare la riparazione di un immenso errore è puerile e suicida. E poi, di questi tempi, piuttosto che investire su cartaccia come i derivati, sarà meglio investire su casa nostra, con le possibilità occupazionali e quant’altro.



http://pensieridiundolomitico.myblog.it/archive/2009/01/11/piccole-centrali-idroelettriche.html