L’unificazione all’Italia avvenne nel1918, ma tale annessione retrocesse Trieste al ruolo di “porto qualunque”, avendo perso, una volta svincolata dal contesto mitteleuropeo, la sua unicità.
Il secondo conflitto mondiale comportò la perdita delle terre della penisola Istriana, e della costa dalmata, passate alla neocostituita Jugoslavia, e la storia della città in quel buio periodo, è caratterizzata da numerose e tristi vicende, leggi foibe, molte delle quali gettano ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, oscure ombre. La sorte della città, pretesa dalla Jugoslavia, rimase incerta per lungo tempo: in attesa di definizione, l’entroterra venne diviso in due parti, l’una amministrata dagli angloamericani e l’altra dagli jugoslavi. Nello specifico, la città fu soggetta all’amministrazione alleata con la costituzione del Territorio Libero di Trieste. Solo nel 1954, con la firma del Memorandum di Londra, Trieste e il suo entroterra furono definitivamente restituiti all’Italia.
Ma il periodo buio non finì: invecchiamento della popolazione, industria in crisi, e così via. Ci fu lentamente la nascita di nuovi orizzonti, e poi ci fu il dissolvimento dell’exJugoslavia, che tra l’altro comportò una crisi del commercio.
Ora Trieste ha un compito più importante: i popoli veneti sono sì divisi, in Europa, fra tre stati nazionali, ma l’abbattimento delle frontiere, fra poco sparirà anche quella croata, pone Trieste al centro gravitazionale, cultura, trasporti e così via, presente ora solo in embrione. Venezia resta la memoria storica, ma Trieste può rappresentare il presente economico dei popoli di quest’area. Ora che non ci sono più ideologie guerrafondaie, non a caso i veneti hanno accolto sempre i foresti, dai romani in poi, ci può essere nuova vita e nuova linfa per questa parte delle Venezie e del Veneto nella sua totalità e per i vicini popoli..
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domenica 5 dicembre 2010
mercoledì 27 ottobre 2010
Verteneglio : semplicemente da visitare
Verteneglio è un paesino di 2.000 abitanti situato nella parte nord-occidentale dell’Istria, in Croazia. La stretta vicinanza di Verteneglio con il territorio sloveno ed italiano ha fatto sì che da sempre la gente di Verteneglio si identifichi di più con la tradizione e i costumi italiani piuttosto che con quelli croati; nel 1991 la maggioranza della popolazione del Comune di Verteneglio ha dichiarato di essere di nazionalità italiana - questo risultò essere l’unico comune in Croazia nel quale il numero degli abitanti appartenenti ad una comunità nazionale minoritaria superava il numero delle persone appartenenti alle altre nazionalità, mentre adesso la percentuale è scesa al 33%.
Offerta turistico-culturale
L’Ente comunale per il turismo di Verteneglio si occupa della promozione turistica del paese e dello sviluppo di nuovi segmenti e prodotti turistici ed attività in base alle risorse disponibili, seguendo sempre attentamente gli interessi e le esigenze degli ospiti e visitatori. Il pluripremiato campeggio „Park Umag“, situato accanto all’abitato di Carigador, a pochi chilometri dal centro comunale, è uno dei campeggi più grandi del Mediterraneo, e gli interessanti contenuti sia d'animazione che per bambini lo rendono ideale per la vacanza di tutta la famiglia. Sul territorio è presente anche un piccolo boutique hotel a gestione familiare, il quale ha riscosso un ottimo successo durante gli anni scorsi. L’ offerta turistica ricettiva è inoltre arricchita da diversi agriturismo e case vacanza ai quali fa da cornice l’ ambiente autoctono istriano.
È stata recentemente ultimata la prima fase di ricostruzione dell’edificio del vecchio mulino situato nel centro dell’abitato che diverrà la sede del Museo del vino, unico per il suo genere in tutta l’Istria. Numerosi i contenuti del museo, dall' enoteca ad un piccolo amfiteatro previsto per le attività culturali, musicali ...
Tra le numerosi manifestazioni di carattere turistico-tradizionale Verteneglio è particolarmente fiera della Festa della malvasia istriana, giunta ormai alla 27-esima edizione. Ad arricchire il programma all' insegna dell' ottimo vino di rinomati produttori del territorio istriano, nazionale ed internazionale, c' è anche il Pallio delle botti, al quale ogni anno partecipano le squadre di diverse città e comuni membri dell' associazione Città del vino.
A Verteneglio la tradizione artistica è presente da più tempo: nel 1971 si stabilì a Verteneglio lo scultore accademico Aleksandar Rukavina, dal 1996 a Verteneglio ha sede l’Agenzia della democrazia locale per l’Istria, da menzionare anche il gruppo vocale Volta che rappresenta il Comune in numerosi incontri nazionali e internazionali. Ad arricchire la tradizione musicale del paese provvede anche il Centro Studi di Musica Classica “Mauro Masoni” presso la locale Comunità degli Italiani. A riunire i cittadini di Verteneglio contribuisce anche la neonata associazione “Amici della natura Zenone” particolarmente orientata alla difesa della natura.
Sapori enogastronomici ed attrazioni naturali
A contradistinguere il territorio comunale di Verteneglio è la forte concentrazione di produzione di vino. A Verteneglio ci sono infatti sei vitivinicoltori che imbottigliano ed etichettano il proprio vino e che possiedono una cantina vinicola, e molti altri che offrono vini di ottima qualità. Inoltre, ci sono anche diversi produttori di olio d’oliva e altri prodotti tipici locali come il formaggio, il miele, i salumi e la lavanda.
Verteneglio è conosciuta per gli ottimi ristoranti e agriturismo la qui offerta viene contraddistinta dalla tradizione ed il desiderio di custodire i menù a base di carne, pesce e altri ingredienti locali, quali il tartufo, carne di bue istriano ("boškarin"), funghi, asparagi, sogliola...
Da due anni è stata inoltre aperta la Grotta del Marmo, una delle attrazioni locali che non si possono omettere. Finora la grotta ha ospitato più di 20.000 visitatori di tutte le fasce d' età. Tra le bellezze naturali da citare anche il parco naturale di Scarline e la Grotta di Serbani, nonché i castellieri che si affacciano alla vallata del fiume Quieto.
Verteneglio fa parte della rete dei Borghi Europei del Gusto.
Ente per il turismo del Comune di Verteneglio
http://www.brtonigla-verteneglio.hr/
Offerta turistico-culturale
L’Ente comunale per il turismo di Verteneglio si occupa della promozione turistica del paese e dello sviluppo di nuovi segmenti e prodotti turistici ed attività in base alle risorse disponibili, seguendo sempre attentamente gli interessi e le esigenze degli ospiti e visitatori. Il pluripremiato campeggio „Park Umag“, situato accanto all’abitato di Carigador, a pochi chilometri dal centro comunale, è uno dei campeggi più grandi del Mediterraneo, e gli interessanti contenuti sia d'animazione che per bambini lo rendono ideale per la vacanza di tutta la famiglia. Sul territorio è presente anche un piccolo boutique hotel a gestione familiare, il quale ha riscosso un ottimo successo durante gli anni scorsi. L’ offerta turistica ricettiva è inoltre arricchita da diversi agriturismo e case vacanza ai quali fa da cornice l’ ambiente autoctono istriano.
È stata recentemente ultimata la prima fase di ricostruzione dell’edificio del vecchio mulino situato nel centro dell’abitato che diverrà la sede del Museo del vino, unico per il suo genere in tutta l’Istria. Numerosi i contenuti del museo, dall' enoteca ad un piccolo amfiteatro previsto per le attività culturali, musicali ...
Tra le numerosi manifestazioni di carattere turistico-tradizionale Verteneglio è particolarmente fiera della Festa della malvasia istriana, giunta ormai alla 27-esima edizione. Ad arricchire il programma all' insegna dell' ottimo vino di rinomati produttori del territorio istriano, nazionale ed internazionale, c' è anche il Pallio delle botti, al quale ogni anno partecipano le squadre di diverse città e comuni membri dell' associazione Città del vino.
A Verteneglio la tradizione artistica è presente da più tempo: nel 1971 si stabilì a Verteneglio lo scultore accademico Aleksandar Rukavina, dal 1996 a Verteneglio ha sede l’Agenzia della democrazia locale per l’Istria, da menzionare anche il gruppo vocale Volta che rappresenta il Comune in numerosi incontri nazionali e internazionali. Ad arricchire la tradizione musicale del paese provvede anche il Centro Studi di Musica Classica “Mauro Masoni” presso la locale Comunità degli Italiani. A riunire i cittadini di Verteneglio contribuisce anche la neonata associazione “Amici della natura Zenone” particolarmente orientata alla difesa della natura.
Sapori enogastronomici ed attrazioni naturali
A contradistinguere il territorio comunale di Verteneglio è la forte concentrazione di produzione di vino. A Verteneglio ci sono infatti sei vitivinicoltori che imbottigliano ed etichettano il proprio vino e che possiedono una cantina vinicola, e molti altri che offrono vini di ottima qualità. Inoltre, ci sono anche diversi produttori di olio d’oliva e altri prodotti tipici locali come il formaggio, il miele, i salumi e la lavanda.
Verteneglio è conosciuta per gli ottimi ristoranti e agriturismo la qui offerta viene contraddistinta dalla tradizione ed il desiderio di custodire i menù a base di carne, pesce e altri ingredienti locali, quali il tartufo, carne di bue istriano ("boškarin"), funghi, asparagi, sogliola...
Da due anni è stata inoltre aperta la Grotta del Marmo, una delle attrazioni locali che non si possono omettere. Finora la grotta ha ospitato più di 20.000 visitatori di tutte le fasce d' età. Tra le bellezze naturali da citare anche il parco naturale di Scarline e la Grotta di Serbani, nonché i castellieri che si affacciano alla vallata del fiume Quieto.
Verteneglio fa parte della rete dei Borghi Europei del Gusto.
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martedì 26 ottobre 2010
Novigrad-Cittanova: una storia sulle mura cittadine
Anche se Cittanova e' un posto con poco più di 4000 abitanti, oggi ha il titolo di Città, come d'altronde l'aveva in passato. A vantaggio di questa causa gioca anche la terminologia storica che spiega, se ci cingiamo con una spiegazione breve, che una città e' quel posto che e' circondato dalle mura e possiede un'autonomia locale. Cittanova possedeva sia l'uno che l'altro e di questo ci parla un manoscritto del 1754 che contiene la trascrizione dello statuto cittanovese del 1401. Come atto legale di base che regola la vita legislativa di una comunità, la completa procedura legale e la giurisdizione, lo statuto testimonia che Cittanova all'inizio del 15 sec. aveva il titolo di città - comune. Nello statuto sono menzionate anche le mura cittanovesi e la cura delle stesse da parte del potere cittadino. Ovvio che Cittanova e le sue mura sono più antiche della data menzionata. Esiste il parere che tra le città istriane "quasi non esista una città che abbia i propri debutti sul palcoscenico storico così avvolti nella nebbia e tante convergenze dei storici come e' il caso di Cittanova". La genesi di Cittanova come paese su di un’isola costiera (solo nell'età' moderna tramite inghiaiamento e' stata formata la penisola) fino ad oggi non e' ancora stata rivelata del tutto. La scienza moderna (Cuscito 1997, Ujčić 1997, Jurković-Matejčić 2003) ha abbandonato le tesi antiche che identificavano Cittanova con toponimi Emonia o Emona. Quello che tutti gli autori moderni vogliono sottolineare e' l'esistenza di Cittanova nel tardo periodo antico come del castrum o castellum tardo-antico, vale a dire paese civile con possibilità di difesa (Matijašić, 2002). L'autore menzionato conferma la propria tesi anche con il solo nome della città che viene menzionata nelle fonti come Neapolis, Civitas Nova e Castellum Novas. Malgrado la mancanza di maggiori ricerche archeologiche Marušić (1989) ha designato alla città tardo-antica sia il perimetro di estensione che il retino urbano con i quali accordano anche altri autori. Per quanto riguarda il nostro tema e' importante sottolineare che questo raggio con una piccola parte a nord e a sud dalla Porta Terraferma, coincide con il perimetro delle mura cittadine conservate fino ad oggi. Questa attraente circostanza archeologica e' stata intuita molto chiaramente già da Parentin (1974) che menzionava le remote radici della tradizione dell'inserimento della chiesa (Spirito Santo) nella torre vicino alla porta principale cittadina. Il periodo dell'alto Medioevo nella storia istriana proprio negli ultimi anni era contrassegnato da grandi attività interdisciplinari di ricerca alle quali si sono dedicati, oltre ai ricercatori croati, italiani e sloveni, anche altri, soprattutto professionisti francesi. La tesi conosciuta già da tempo su Cittanova come centro dell'alta amministrazione franca dove aveva residenza il duca (dux) Giovanni, e' confermata da nuovi reperti materiali e proprio di una reinterpretazione sensazionale dell'architettura e della scultura della chiesa parrocchiale di San Pelagio, che una volta era cattedrale, e della sua cripta (Matejčić, Jurković). Tutto sommato, il significato chiave che aveva Cittanova nel periodo dell'alta amministrazione carolingia, verrà sicuramente confermato con nuove analisi come anche con ampie conclusioni di quelli che si riferiscono all'architettura e la scultura sacrale analizzata fin ora. Con queste osservazioni bisogna aggiungere che Cittanova registra invasioni già nell'alto Medioevo (croati, saraceni) che sono sicuramente risultate in constanti rinnovamenti e rafforzamenti delle mura. Anche se ancora per secoli non apparterrà formalmente a Venezia e nella lotta per l'indipendenza, in alleanza con altre città costiere istriane, cercherà di opporsi con le armi a questa potenza dell'Adriatico in ribalta, Cittanova già verso la fine dell'Alto Medioevo gradualmente entra nella sfera d'interesse della Repubblica veneziana. Nel tardo Medioevo Cittanova e' nel potere di diversi feudatari tedeschi e poi nelle mani del patriarca d'Aquileia. Nell'anno 1270 la città e' stata formalmente sottomessa da Venezia il che ovviamente significava uno scontro con Genova. Le sue truppe hanno devastato in maniera rilevante Cittanova verso la fine del 14 secolo. Con il susseguirsi di avvenimenti storici l'attuale aspetto delle mura appartiene quasi completamente al periodo dell'amministrazione veneta. Nella piccola, e quasi sempre troppo povera Cittanova veneta (a differenza della Cittanova del periodo carolingio quando era una ricca sede amministrativa), ovvio che le mura non sono state progettate da Michele o Gian Girolamo Sanmicheli, Sforza Pallavicini o qualcun'altro dalla sfera dei grandi della ingegneria militare veneziana. E' un'opera questa di grandi maestri locali che dopo la formazione di bassi bastioni, a lungo e con perseveranza in un loro modo arcaico, innalzavano e riparavano le alte mura costruite con pietra istriana con la merlatura caratteristica. Oltre la povertà e l'inerzia si trattava qui anche di una particolare tradizione. Nei secoli a susseguirsi registriamo grandi lavori sulla costruzione e riparazione delle mura che in maniera chiara testimoniano gli stemmi delle podestà del periodo. Si trovavano, e in parte vi si trovano ancora, sulle mura cittadine. Nell'Evo moderno, soprattutto per la paura dei turchi, i podestà continuano con la riparazione e la costruzione del sistema di fortificazione cittanovese, che e' di per se documentato con rilevanti reperti materiali e fonti scritte. Anche se i centri della guerra degli uscocchi e della guerra di Candia erano lontani da Cittanova, incombeva in ogni modo la minaccia dei saccheggi dal mare. L'infelice Cittanova non e' stata risparmiata da nessuno dei pericoli menzionati. Cittanova ha patito un'enorme perdita durante l'improvvisa irruzione dei turchi nel 1687. Questo e' il periodo di culminazione del plurisecolare impoverimento e spopolamento di Cittanova. La città precedentemente colpita dalla malaria e' stata poi colpita dalla collera e la popolazione ha raggiunto le trenta famiglie. Nel 18 secolo comincia il ristabilimento e così nel paese si registra un'importante attività edilizia. Le vecchie strutture medievali e rinascimentali si ricostruiscono e collegano in entità più grandi del tipo barocco. L'ultima parte le mura l'hanno avuta durante l'embargo continentale e le guerre napoleoniche, quando i francesi mantenevano la roccaforte vicino al palazzo parrocchiale. Dopo di questo e fino all'era moderna e i primi interventi della sovrintendenza alle antichità, esse servivano ai cittanovesi come "cava di pietra", i.e. come fonte del materiale edile per la costruzione delle case. Sulle mura cittadine si potrebbero scrivere tante storie. Una di queste potrebbe parlare di loro come monumento architettonico cittanovese più completo. Ma prima di tutte le storie, le nostre mura testimoniano del tempo che e' dietro di noi, di un ricco patrimonio storico - culturale cittanovese che non appartiene soltanto allo spazio autoctono: con l'intreccio di rapporti e influssi reciproci essa diventa parte integrante non soltanto degli avvenimenti storici croati ma anche di quelli europei. Infine, le mura cittadine parlano anche dell'identità' di Cittanova che, cosciente del proprio passato, cerca di salvaguardare i propri valori e significati per la futura prole.
Jerica Ziherl
(pubblicato nel libro dell'organizzazione internazionale delle citta circondate dalle mura (WTFC))
http://www.novigrad.hr/IT/ngd_content/ongd_povijest2.htm
Jerica Ziherl
(pubblicato nel libro dell'organizzazione internazionale delle citta circondate dalle mura (WTFC))
http://www.novigrad.hr/IT/ngd_content/ongd_povijest2.htm
lunedì 25 ottobre 2010
Parenzo e la sua storia
I più antichi reperti della presenza umana nella zona di Parenzo risalgono a 4000 anni fa e si trovano a Picugi e Mordele, colline dove sono stati trovati i resti di edifici, tombe, ceramiche, strumenti e armi appartenuti ad una civiltà finora sconosciuta e agli Histri, antico popolo che abitò questi luoghi.
Parenzo ha 2000 anni. Al suo posto esisteva un paese ma lo sviluppo della città iniziò con l'arrivo dell'esercito romano, quando la cittadina fu trasformata in un castrum. Nel primo secolo Parenzo divenne una colonia romana e ottenne lo status di città acquisendo il nome di Colonia Iulia Parentium. Le mura della città furono costruite già nel IV secolo mentre nel V secolo fu costruita la famosa Basilica Eufrasiana. Dopo la caduta di Roma, gli Ostrogoti entrarono in città mentre ben presto il potere passò all'Impero Bizantino. I croati arrivarono qui nel sesto secolo e costruirono il primo insediamento permanente. Alla fine del VII secolo la città cadde sotto l'autorità dei Franchi, ebbe un breve periodo d'indipendenza nel XII secolo e poi passò sotto l'autorità dei patriarchi di Aquileia.
Nell’anno 1267 Parenzo divenne la prima città in Istria che riconobbe il potere della Repubblica di Venezia. I Veneziani furono i padroni di Parenzo per più di cinque secoli. Durante questo periodo, tra le altre cose, fu costruito il faro sull'isola di San Nicolò la quale si trova di fronte alla città. A quei tempi, con un’altezza di 15 metri, era il faro più alto sul mare Adriatico.
Alla fine del 18-esimo secolo la città fu occupata da Napoleone mentre nel 1797 cadde nelle mani dell’Impero Austriaco. Nel 1845 fu stampata la prima guida turistica della città con foto e descrizioni dei luoghi. Nel 1861 Parenzo divenne la capitale dell'Istria e la sede di tutte le istituzioni di quei tempi. Nel 1902 fu costruita la Parenzana che collegava Parenzo a Trieste e nel 1910 fu costruito il primo albergo. Dal 1920 fino al 1943 la città fu sotto il dominio italiano, quando divenne finalmente una parte della Croazia. Nel 1944 Parenzo fu gravemente danneggiata durante il bombardamento alleato quando la parte vecchia della città sparì letteralmente e molte delle sue parti furono gravemente danneggiate. Nel 1991 entra a far parte della Repubblica indipendente della Croazia.
http://www.histrica.com/it/istria/blu/parenzo/
Parenzo ha 2000 anni. Al suo posto esisteva un paese ma lo sviluppo della città iniziò con l'arrivo dell'esercito romano, quando la cittadina fu trasformata in un castrum. Nel primo secolo Parenzo divenne una colonia romana e ottenne lo status di città acquisendo il nome di Colonia Iulia Parentium. Le mura della città furono costruite già nel IV secolo mentre nel V secolo fu costruita la famosa Basilica Eufrasiana. Dopo la caduta di Roma, gli Ostrogoti entrarono in città mentre ben presto il potere passò all'Impero Bizantino. I croati arrivarono qui nel sesto secolo e costruirono il primo insediamento permanente. Alla fine del VII secolo la città cadde sotto l'autorità dei Franchi, ebbe un breve periodo d'indipendenza nel XII secolo e poi passò sotto l'autorità dei patriarchi di Aquileia.
Nell’anno 1267 Parenzo divenne la prima città in Istria che riconobbe il potere della Repubblica di Venezia. I Veneziani furono i padroni di Parenzo per più di cinque secoli. Durante questo periodo, tra le altre cose, fu costruito il faro sull'isola di San Nicolò la quale si trova di fronte alla città. A quei tempi, con un’altezza di 15 metri, era il faro più alto sul mare Adriatico.
Alla fine del 18-esimo secolo la città fu occupata da Napoleone mentre nel 1797 cadde nelle mani dell’Impero Austriaco. Nel 1845 fu stampata la prima guida turistica della città con foto e descrizioni dei luoghi. Nel 1861 Parenzo divenne la capitale dell'Istria e la sede di tutte le istituzioni di quei tempi. Nel 1902 fu costruita la Parenzana che collegava Parenzo a Trieste e nel 1910 fu costruito il primo albergo. Dal 1920 fino al 1943 la città fu sotto il dominio italiano, quando divenne finalmente una parte della Croazia. Nel 1944 Parenzo fu gravemente danneggiata durante il bombardamento alleato quando la parte vecchia della città sparì letteralmente e molte delle sue parti furono gravemente danneggiate. Nel 1991 entra a far parte della Repubblica indipendente della Croazia.
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giovedì 14 ottobre 2010
Verteneglio, un paese ridente
Siamo stati a Verteneglio, edè un paese bello e ben tenuto. Vediamo un poco la storia.Al 1234 risale il più antico riferimento documentario alla località, presente in un atto di confinazione tra i territori di Cittanova e di S. Giorgio, quest’ultimo castello medievale alla foce del Quieto. Nel documento, il conte Mainardo è chiamato a decidere, quale arbitro, una questione vertente tra Vosalco di Momiano, Enrico di Pisino nonché il Comune di Cittanova da una parte, e Vidotto e Flabiano signori di S. Giorgio dall’altra. Tra le varie località nominate nel documento appare anche Ortoneglo (Verteneglio). Nel Cinquecento Verteneglio doveva essere già una borgata notevole se nei mesi estivi vi soggiornavano i vescovi emoniensi per sfuggire alla malaria. Sappiamo che proprio a Verteneglio, nel 1621, Massimo Rigo, vicario di Eusebio Caimo vescovo di Cittanova già canonico di Aquileia, dava una pergamena con la quale si voleva por fine alle liti sorte tra alcune famiglie buiesi per il diritto di nomina del prete addetto alla locale chiesa della Beata Vergine delle Grazie. Il Caimo, anzi, finì con il morire a Verteneglio il 18 ottobre 1640 e la sua salma fu trasportata ad Udine nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie.
Nella seconda metà del XVI secolo la borgata faceva parte delle parrocchie soggette a Cittanova, ma si apprestava a diventare parrocchia autonoma. Ciò avvenne il 27 gennaio 1580 con la visita apostolica del vescovo Agostino Valier. Come le altre località istriane, anche la nostra ebbe a soffrire le ripetute epidemie di peste. La mancanza di dati a riguardo non ci permette di affermare con certezza se fu risparmiata dal contagio prima del Seicento. Certamente non lo fu dall’epidemia del 1630 –31 che decimò la popolazione locale riducendola da 587 anime a 326. Verteneglio, dopo la peste, si riprese rapidamente. La borgata, favorita dal clima e dal terreno fertile, attirò molte famiglie dai paesi vicini, specialmente da Cittanova dove allora infieriva sia la peste che la malaria. Tra nuove famiglie che si insediarono ricorderemo i Rigo e i Busin, grossi proprietari terrieri e commercianti in legname, pollami e prodotti alimentari. Dal Friuli vennero boscaioli, artigiani, negozianti e coloni e la popolazione crebbe rapidamente attestandosi sui livelli precedenti l’epidemia. Strettamente legato alla peste è il problema della colonizzazione, intrapreso dalla Repubblica di Venezia per ridare vita all’agricoltura e all’economia in generale. L’insediamento di nuovi coloni si effettuava mediante l’investitura, per cui venivano concessi fondi e casali con l’obbligo al pagamento in natura del terratico e delle vigesime ecclesiastiche. Già sul finire del XV secolo la Repubblica di Venezia stanziò a Verteneglio e nella campagna circostante una trentina di famiglie dalmato-montenegrine, la cui presenza è documentata dai cognomi alcuni dei quali ancor oggi esistenti: Barnabà, Covra, Da Lesina (Delesina), Doz. Nel 1530 s’ebbero altri insediamenti nelle campagne di Buie e Cittanova ed, in seguito, negli anni 1540-41, furono ripopolate con Morlacchi e Dalmati le campagne abbandonate di Umago e nuovamente di Buie e Cittanova.
Va detto che questo tipo di colonizzazione non ebbe soltanto ripercussioni sulla struttura etnica del villaggio, ma contribuì anche a modificare le vecchie istituzioni sociali sino allora vigenti. Chi si stabiliva a Verteneglio e diventava proprietario di terre, dopo un decennio, poteva entrare a far parte della vicinìa, una forma assocciativa nella quale nuclei di coltivatori erano riuniti dall’uso o dalla proprietà dei terreni, dei pascoli, dei boschi ecc. Il contadino era qui un libero proprietario che coltivava i suoi poderi, oppure teneva in enfiteusi quelli dei proprietari appartenenti alla stessa vicinìa. Verteneglio era l'unica villa di Cittanova ricca di cereali, vino e olio; dalla Serenissima ricevette in affitto perpetuo il Bosco Cavalier e, nel 1574 la finida de Ortal e quella di Punta Comune in seguito usurpata dai Conti Sabini feudatari di Daila.
http://www.brtonigla-verteneglio.hr/
Nella seconda metà del XVI secolo la borgata faceva parte delle parrocchie soggette a Cittanova, ma si apprestava a diventare parrocchia autonoma. Ciò avvenne il 27 gennaio 1580 con la visita apostolica del vescovo Agostino Valier. Come le altre località istriane, anche la nostra ebbe a soffrire le ripetute epidemie di peste. La mancanza di dati a riguardo non ci permette di affermare con certezza se fu risparmiata dal contagio prima del Seicento. Certamente non lo fu dall’epidemia del 1630 –31 che decimò la popolazione locale riducendola da 587 anime a 326. Verteneglio, dopo la peste, si riprese rapidamente. La borgata, favorita dal clima e dal terreno fertile, attirò molte famiglie dai paesi vicini, specialmente da Cittanova dove allora infieriva sia la peste che la malaria. Tra nuove famiglie che si insediarono ricorderemo i Rigo e i Busin, grossi proprietari terrieri e commercianti in legname, pollami e prodotti alimentari. Dal Friuli vennero boscaioli, artigiani, negozianti e coloni e la popolazione crebbe rapidamente attestandosi sui livelli precedenti l’epidemia. Strettamente legato alla peste è il problema della colonizzazione, intrapreso dalla Repubblica di Venezia per ridare vita all’agricoltura e all’economia in generale. L’insediamento di nuovi coloni si effettuava mediante l’investitura, per cui venivano concessi fondi e casali con l’obbligo al pagamento in natura del terratico e delle vigesime ecclesiastiche. Già sul finire del XV secolo la Repubblica di Venezia stanziò a Verteneglio e nella campagna circostante una trentina di famiglie dalmato-montenegrine, la cui presenza è documentata dai cognomi alcuni dei quali ancor oggi esistenti: Barnabà, Covra, Da Lesina (Delesina), Doz. Nel 1530 s’ebbero altri insediamenti nelle campagne di Buie e Cittanova ed, in seguito, negli anni 1540-41, furono ripopolate con Morlacchi e Dalmati le campagne abbandonate di Umago e nuovamente di Buie e Cittanova.
Va detto che questo tipo di colonizzazione non ebbe soltanto ripercussioni sulla struttura etnica del villaggio, ma contribuì anche a modificare le vecchie istituzioni sociali sino allora vigenti. Chi si stabiliva a Verteneglio e diventava proprietario di terre, dopo un decennio, poteva entrare a far parte della vicinìa, una forma assocciativa nella quale nuclei di coltivatori erano riuniti dall’uso o dalla proprietà dei terreni, dei pascoli, dei boschi ecc. Il contadino era qui un libero proprietario che coltivava i suoi poderi, oppure teneva in enfiteusi quelli dei proprietari appartenenti alla stessa vicinìa. Verteneglio era l'unica villa di Cittanova ricca di cereali, vino e olio; dalla Serenissima ricevette in affitto perpetuo il Bosco Cavalier e, nel 1574 la finida de Ortal e quella di Punta Comune in seguito usurpata dai Conti Sabini feudatari di Daila.
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lunedì 4 ottobre 2010
La Festa di San Martino a Momiano di Buie in Istria
La Festa tradizionale è dedicata al santo protettore della città: San Martino. Si organizzano degustazioni di vini del momianese. Una vetrina del Moscato, doveaccanto a quello momianese , saranno esposti anche i vini provenienti da diverse zone dell’Istria, della Slovenia e dell’Italia
La degustazione del vino e la Vetrina del Moscato rimarranno aperte al pubblico durante tutta la durata dell’evento in alcune cantine di Momiano.
Verranno organizzati inoltre diversi eventi sportivi, raduni di motociclisti e di fisarmonicisti.
“II Moscato di Momiano lo beveva l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Lo voleva per i suoi pranzi importanti. Lo sceglieva per il suo inconfondibile profumo, per il colore, il sapore, tant'è che lo insignì di diverse medaglie d'oro. Ma che cos'ha di eccezionale Momiano? La posizione giusta, a 250 metri sul livello del mare, la terra buona, l'aria frizzante, resa tale dall'incontro di correnti che salgono dal mare e scendono dalle montagne. Da Oscurus a San Mauro a Merischie si possono già vedere le viti piantate solo qualche anno fa. Sono molto delicate. Una pioggia più forte o una grandinata possono compromettere il lavoro di una stagione. Tutta l'arte del fare il moscato sta proprio nel portare a giusta maturazione il loro frutto. L'acino è molto delicato, basta un niente e si svuota del succo.
Prima dell'esodo, Momiano aveva novanta numeri civici sulle rispettive case. Gli edifici, tuttora esistenti, erano a più piani e quindi di gente ce n'era. Dopo gli anni Cinquanta rimasero qui soltanto sette famiglie: Bassa, Giurgevich, Pelin, Biloslavo, Scaramello, Orlando e Salich. I campi incolti, la migrazione verso le industrie e le aziende sociali di chi era rimasto, hanno contribuito a far sparire usi e costumi, o a trasformarli in riti da consumarsi soltanto all'interno della famiglia.
Ad un certo punto, i giovani della zona si sono resi conto che c'era una strada sicura da percorrere: quella della tradizione. Tornare al lavoro dei campi, con l'impegno di tutta la tecnologia necessaria e la presentazione, qualificata e qualificante, dei prodotti sul mercato.
A spronare la generazione dei trentenni a produrre ed imbottigliare i vini sono stati anche i riconoscimenti ottenuti in occasione della Festa di San Martino, tornata in auge dopo anni di silenzio. Da qualche anno, infatti, l'11 novembre si premiano i vini migliori di tutta la zona. È una sagra che dura diversi giorni e che riassume in questo periodo dell'anno tutti i contenuti e gli appuntamenti che, una volta, avevano luogo nei paesetti del Buiese. Si svolgono incontri di bocce, si balla in piazza e per le strade, si beve vino in una generale, inevitabile, euforia.”
(Tratto da: Rosanna T. Giuricin & Stefano de Franceschi, Mangiamoci L'Istria, MGS Press (Trieste, 2001), "La Polenta" [Da Abbazia a Grobnico], p. 164-91.)
Per Informazioni:
TZ Buje
T/F. +385 (0)52 773353
info@istria-buje-buie.com
La degustazione del vino e la Vetrina del Moscato rimarranno aperte al pubblico durante tutta la durata dell’evento in alcune cantine di Momiano.
Verranno organizzati inoltre diversi eventi sportivi, raduni di motociclisti e di fisarmonicisti.
“II Moscato di Momiano lo beveva l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Lo voleva per i suoi pranzi importanti. Lo sceglieva per il suo inconfondibile profumo, per il colore, il sapore, tant'è che lo insignì di diverse medaglie d'oro. Ma che cos'ha di eccezionale Momiano? La posizione giusta, a 250 metri sul livello del mare, la terra buona, l'aria frizzante, resa tale dall'incontro di correnti che salgono dal mare e scendono dalle montagne. Da Oscurus a San Mauro a Merischie si possono già vedere le viti piantate solo qualche anno fa. Sono molto delicate. Una pioggia più forte o una grandinata possono compromettere il lavoro di una stagione. Tutta l'arte del fare il moscato sta proprio nel portare a giusta maturazione il loro frutto. L'acino è molto delicato, basta un niente e si svuota del succo.
Prima dell'esodo, Momiano aveva novanta numeri civici sulle rispettive case. Gli edifici, tuttora esistenti, erano a più piani e quindi di gente ce n'era. Dopo gli anni Cinquanta rimasero qui soltanto sette famiglie: Bassa, Giurgevich, Pelin, Biloslavo, Scaramello, Orlando e Salich. I campi incolti, la migrazione verso le industrie e le aziende sociali di chi era rimasto, hanno contribuito a far sparire usi e costumi, o a trasformarli in riti da consumarsi soltanto all'interno della famiglia.
Ad un certo punto, i giovani della zona si sono resi conto che c'era una strada sicura da percorrere: quella della tradizione. Tornare al lavoro dei campi, con l'impegno di tutta la tecnologia necessaria e la presentazione, qualificata e qualificante, dei prodotti sul mercato.
A spronare la generazione dei trentenni a produrre ed imbottigliare i vini sono stati anche i riconoscimenti ottenuti in occasione della Festa di San Martino, tornata in auge dopo anni di silenzio. Da qualche anno, infatti, l'11 novembre si premiano i vini migliori di tutta la zona. È una sagra che dura diversi giorni e che riassume in questo periodo dell'anno tutti i contenuti e gli appuntamenti che, una volta, avevano luogo nei paesetti del Buiese. Si svolgono incontri di bocce, si balla in piazza e per le strade, si beve vino in una generale, inevitabile, euforia.”
(Tratto da: Rosanna T. Giuricin & Stefano de Franceschi, Mangiamoci L'Istria, MGS Press (Trieste, 2001), "La Polenta" [Da Abbazia a Grobnico], p. 164-91.)
Per Informazioni:
TZ Buje
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martedì 13 aprile 2010
Bacco e Arianna ad Asparago d’Oro
L’agriturismo Bacco e Arianna ha partecipato al simpatico incontro-scontro Asparago d’Oro, che si è tenuto a Buje, in Istria. Ha partecipato come rappresentante dei Colli Euganei, ed hanno ottenuto un buon risultato. Mirella ed Ernesto Calaon di Bacco e Arianna hanno presentato alla gara gastronomica tenutasi alla Taverna Malo Selo Fratrija i propri prodotti tipici e il loro modo di cucinare, in particolar modo gli asparagi.
L’Asparago d’Oro è toccato a Malo Selo, argento per Bacco e Arianna, ed infine bronzo alla Slovenia per La società per il vivere sano “Manzan Capodistria”.
Come si vede, continua la collaborazione sempre più amichevole fra i soci di Borghi Europei del Gusto. Bravo Ernesto!
(nella Foto, 2 da sx Padovani, Valter Bassanese dell’Ufficio Turistico di Buje, e il sindaco di Buje Edi Andreasic', ultimo a dx Ernesto Calaon.)
Enoturismo Bacco e Arianna
Via Cà Sceriman, 784 - 35030 Vò - Padova - ITALY
Tel: (+39)049.9940187 - Fax: (+39)049.9944273
E-mail:info@baccoearianna.com
http://www.baccoearianna.com/
TZ Buje
Istarska 2
52460 Buje
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F. +385 (0)52 773353
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venerdì 26 marzo 2010
Le Giornate dell'Asparago Istriano presentate nella Riviera del Brenta
Dario Penco dell'Ufficio Turistico di Umago e Valter Bassanese (direttore dell'Ufficio Turistico di Buie), hanno presentato a Villa Nani Mocenigo, in Dolo, le manifestazioni sull'asparago selvatico che si tengono nel mese di marzo e di aprile nell'Istria croata, a Umago, Buie, Verteneglio e Cittanova.
Alcuni tra i più rinomati ristoranti del nord-ovest istriano (Umago, Cittanova, Salvore, Verteneglio e Buie) presentano un menù degustazione di cinque portate, avente come ingrediente principe l’asparago selvatico istriano. L'obiettivo di queste serate è quello di promuovere la cultura e le tradizioni istriane attraverso l'arte culinaria e si inserisce nell'ambito della terza edizione de “Le Giornate dell’Asparago Istriano“: dal 25 marzo al 30 aprile, più di 30 selezionati ristoranti del Nord-Ovest istriano presenteranno un personale menù tematico, utilizzando l’asparago come principale ingrediente.
La manifestazione a Dolo è stata anche l'occasione per degustare i piatti interpretati dai cuochi istriani, che hanno lavorato fianco a fianco con i colleghi italiani, per offrire un menù a base di ricette con l'asparago selvatico.
Paolo Prodan (chef e patron del ristorante Taverna Maruzzella di Salvore), propone una cucina tradizionale, non troppo elaborata, soprattutto istriana a base di pesce (circa l’80%) e cucina dell’interno (tartufo, carne alla brace, paste fatte in casa, pane casareccio). Naturalmente vi sono influenze mediterranee, dovute alla vicinanza delle Venezie.
La cucina del ristorante da Toni a Salvore (protagonisti Paolo Pauletic e il figlio Ivan) si basa sul pesce (crudo, cotto, marinato) e su una cucina tradizionale, rivisitata in modo creativo per adattarsi ai tempi moderni. Il tutto orgogliosamente accompagnato da vini locali e regionali ben scelti.
Al ristorante al Porto di Salvore il punto di forza è la freschezza del pesce, direttamente dal pescatore al consumatore, visto che la famiglia possiede una barca. La storia del locale si rinnova ormai da 20 anni per una clientela che è composta soprattutto di italiani, austriaci e sloveni.
I ristoranti che partecipano alla Giornate dell'Asparago;
Navigare, Novigrad Sergio, Novigrad Sidro, Novigrad
Tabasco, Novigrad Bušcina, Bušcina (Umago) Maruzzella, Zambratija
Nono, Umago Pergola, Zambratija
Porto Salvore, Savudrija Toni, Zambratija
Villa Rosetta, Zambratija Villa Vilola, Zambratija
Astarea, Brtonigla San Rocco, Brtonigla Silvano, Markoni – BrtoniglaVinoteka San Rocco, Brtonigla Bassanese, Kaštel
David, Kaštel Furia, Smilovi´ci
La Parenzana, Volpija
Malo selo, Fratrija
Marino, Kremenje
Morgan, Bracanija
Mulino, Škrile
Rino, Momjan
San Mauro, Momjan
Sergio, Buje
Stari podrum, Most, Momjan
Pjero, Kremenje
lunedì 22 marzo 2010
Dall’olio d ‘oliva il sostituto della margarina
L’abbiamo trovato a Crassiza, in occasione di Oleum Olivarum. Magdis Company è stata fondata nel 1993 a Zagabria da Srećko Gross, farmacista laureato, con una straordinaria esperienza nella produzione farmaceutica.
L'azienda ha mirato nel corso degli anni ad essere uno dei produttori leader di servizi di prodotti dietetici e cosmetici con le tecnologie farmaceutiche. Oltre alla produzione, l'azienda è impegnata nello sviluppo costante del prodotto e dello sviluppo del packaging dei prodotti.
Un’altra sezione dell'azienda è orientata verso la produzione di prodotti farmaceutici e medici, e c'è anche una sezione di successo di ingegneria farmaceutica.
Impiega attualmente 30 addetti, e che il numero è in costante aumento a causa dello sviluppo dei nuovi progetti.
Fin dall'inizio del loro lavoro, si sono concentrati sulla creazione non solo di nuovi prodotti, ma anche sulle nuove tendenze nei dietetici e prodotti cosmetici.
Hanno un costante impegno negli investimenti in sviluppo e formazione del personale che considerano loro dovere.
I prodotti per gli acquirenti finali sono suddivisi in diversi gruppi di prodotti:
- Polar Ice -- linea gel per la circolazione gel
- linea di prodotti intestinali
Vitamina C - come integratore alimentare e immunità di richiamo
Ora, si sono inventati un prodotto, che è un sostituto della margarina. Collaborano con Oleatica di Buje per la materia prima, che già opera in questo settore cosmetico, ma vorrebbero allargarsi. Hanno due tipi di prodotto, uno più saporito e uno meno, di colore verde, ovvio, deriva dall’olio di oliva., di una consistenza a metà tra l’olio e la margarina.
Ulica Vladimira Nazora 12,
Brezje Samoborsko 10431 Sv Nedjelja,
HRVATSKA
General Manager: sreckogross@magdis.hr
http://www.magdis.hr/
L'azienda ha mirato nel corso degli anni ad essere uno dei produttori leader di servizi di prodotti dietetici e cosmetici con le tecnologie farmaceutiche. Oltre alla produzione, l'azienda è impegnata nello sviluppo costante del prodotto e dello sviluppo del packaging dei prodotti.
Un’altra sezione dell'azienda è orientata verso la produzione di prodotti farmaceutici e medici, e c'è anche una sezione di successo di ingegneria farmaceutica.
Impiega attualmente 30 addetti, e che il numero è in costante aumento a causa dello sviluppo dei nuovi progetti.
Fin dall'inizio del loro lavoro, si sono concentrati sulla creazione non solo di nuovi prodotti, ma anche sulle nuove tendenze nei dietetici e prodotti cosmetici.
Hanno un costante impegno negli investimenti in sviluppo e formazione del personale che considerano loro dovere.
I prodotti per gli acquirenti finali sono suddivisi in diversi gruppi di prodotti:
- Polar Ice -- linea gel per la circolazione gel
- linea di prodotti intestinali
Vitamina C - come integratore alimentare e immunità di richiamo
Ora, si sono inventati un prodotto, che è un sostituto della margarina. Collaborano con Oleatica di Buje per la materia prima, che già opera in questo settore cosmetico, ma vorrebbero allargarsi. Hanno due tipi di prodotto, uno più saporito e uno meno, di colore verde, ovvio, deriva dall’olio di oliva., di una consistenza a metà tra l’olio e la margarina.
Ulica Vladimira Nazora 12,
Brezje Samoborsko 10431 Sv Nedjelja,
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General Manager: sreckogross@magdis.hr
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sabato 20 marzo 2010
La malvasia di Dario
Eravamo a Crassizza, in occasione di Oleum Olivarum, e Dario Penco mi dice “Assaggia questa Malvasia. E’ la migliore in Istria.” Se non è la migliore in assoluto, è certamente fra le migliori.
Il produttore è Agrolaguna, una società la cui attività si svolge in una unità con più produzioni: vino, olio, bestiame, panificio, e un caseificio. Tutti i suoi prodotti marchi estremamente ben noti marchi in regione.
Agrolaguna ha più di 300 ettari di piantagioni complessive tra le varietà di uve da vino rosso e bianco, in cui produce vini istriani come la Malvasia, Terrano, Moscato, Gamay e altri.
Oltre ai vigneti, sul mercato è ben noto l’olio di qualità d'oliva, che proviene da loro alberi di olivo, che copre una superficie di circa 250 ettari.
Agrolaguna produce anche ottimo latte intero di vacca grassa e formaggio di pecora, benvoluto e riconosciuto sul mercato.
La proprietà si estende dal mare alle zone che si trovano sui 270 m sopra il livello del mare. Del totale di 2.500 ettari di vigneti di Parenzo, i vigneti Agrolaguna coprono 300 ettari. Bisogna menzionare che l'area si trova in lieve pendenza, su colline soleggiate con i tipi di terreno buono, che sono rossi principalmente nella parte costiera, mentre nella parte centrale della penisola, prevale il colore bianco del suolo.
Questo vino, conosciuto fin dai tempi antichi, è l'orgoglio della regione vinicola di Porec. O Parenzo che dir si voglia. Solo questo tipo di uve di qualità danno i loro frutti qui, ed è impossibile separare dalla eccellente Malvasia la regione di Parenzo. Bisogna sentire il profumo, il gusto e la varietà e la ricchezza della sua armonia.
La Malvasia è commercializzata col marchio Festigia.
Agrolaguna dd Porec
Mate Vlašića 34
52440 Porec, -Parenzo Croazia
Tel: +385 / 52 453-179
+385 / 52 432-111
Fax: +385 / 52 451-610
E-mail: agrolaguna@agrolaguna.hr
http://www.agrolaguna.hr/
Il produttore è Agrolaguna, una società la cui attività si svolge in una unità con più produzioni: vino, olio, bestiame, panificio, e un caseificio. Tutti i suoi prodotti marchi estremamente ben noti marchi in regione.
Agrolaguna ha più di 300 ettari di piantagioni complessive tra le varietà di uve da vino rosso e bianco, in cui produce vini istriani come la Malvasia, Terrano, Moscato, Gamay e altri.
Oltre ai vigneti, sul mercato è ben noto l’olio di qualità d'oliva, che proviene da loro alberi di olivo, che copre una superficie di circa 250 ettari.
Agrolaguna produce anche ottimo latte intero di vacca grassa e formaggio di pecora, benvoluto e riconosciuto sul mercato.
La proprietà si estende dal mare alle zone che si trovano sui 270 m sopra il livello del mare. Del totale di 2.500 ettari di vigneti di Parenzo, i vigneti Agrolaguna coprono 300 ettari. Bisogna menzionare che l'area si trova in lieve pendenza, su colline soleggiate con i tipi di terreno buono, che sono rossi principalmente nella parte costiera, mentre nella parte centrale della penisola, prevale il colore bianco del suolo.
Questo vino, conosciuto fin dai tempi antichi, è l'orgoglio della regione vinicola di Porec. O Parenzo che dir si voglia. Solo questo tipo di uve di qualità danno i loro frutti qui, ed è impossibile separare dalla eccellente Malvasia la regione di Parenzo. Bisogna sentire il profumo, il gusto e la varietà e la ricchezza della sua armonia.
La Malvasia è commercializzata col marchio Festigia.
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mercoledì 10 marzo 2010
Il Prosciutto di Montagnana di Daniolo e Violin de Umago ad AgriCamp
Simpatico confronto da Bacco e Arianna fra due prosciuttificio, uno veneto ed uno istriano.
Padova era rappresentata da Daniolo, un artigiano di Montagnana. Tipo tosto, con le idee ben precise. L’Istria, nel particolare Salvore, era rappresentata da una nostra vecchia conoscenza: il prosciuttificio PITIP.
Da un equilibrio perfetto tra tempi di salatura, peso del prosciutto, durata e condizioni di stagionatura scaturisce il sapore elegante vivo e pieno del Prosciutto Veneto: un equilibrio perfetto di dolcezza e profumo. Le sue caratteristiche organolettiche, il suo contenuto di sali, grassi e di proteine lo rendono adatto a qualsiasi dieta alimentare. Per il suo aroma delicato e personale, per la sua morbidezza, il Prosciutto Veneto è una base ideale per preparare antipasti, primi e secondi piatti, contorni di elevato livello gastronomico.
Il Prosciutto Veneto deve essere posto in commercio con:
1 - marchiatura dell’allevamento di provenienza ed idoneità delle cosce;
2 - marchiatura del macello autorizzato;
3 - sigillo metallico con mese ed anno di salatura;
4 - marchio a fuoco del Consorzio con indicazione dello stabilimento di produzione;
5 - marchio del produttore.
Le caratteristiche che distinguono “Il mio violino“da tutti gli altri prosciutti sono: l’uso di maiali allevati e macellati esclusivamente sul territorio istriano e la stagionatura dei prosciutti all’aria pura istriana. In base a ciò si potrebbe concludere che esiste un solo tipo di prosciutto “Il mio violino” su tutto il territorio istriano. ma non è così, e il motivo è nella storia dell’ Istria.
Il prosciutto nasce dalla necessità di conservare la carne il più a lungo possibile. Nell’entroterra istriano, dove non soffia la bora, il grasso e la pelle venivano asportati dal prosciutto per accelerarne la stagionatura. in questo metodo il prosciutto si asciugava più in fretta, mentre il grasso si poteva usare subito a scopi alimentari.
Così è nato quello che chiameremo “VIOLIN DE TINJAN” Sulla costa la situazione era all’ opposto, a causa della bora. Il grasso e la pelle rimanevano sulla coscia per non far asciugare troppo il prosciutto nel processo di stagionatura, ed è così che nasce il”VIOLIN DE UMAGO”. In epoca recente grazie alla tecnologia che permette di creare condizioni ottimali nella produzione, nasce un nuovo e moderno tipo di prosciutto “Il mio violino“ che pur mantenendo la tradizione, si differenzia nell’ aspetto.
DANIOLO DESIDERIO DI DANIOLO VITTORIO
V. CAMPANA 14 B
35044 MONTAGNANA (PD)Tel. : 0429 81512
Prosciuttificio PITIP
Franèeskija 52, 52475 Salvore - Croazia
TEL./FAX UFFICIO: +385 52 / 737 - 013
CELLULARE: +385 91 / 1737 - 015
VENDITA: +385 91 /5171 - 113
PER ORDINI DOPO L 'ORARIO DI LAVORO : +385 91/1737 - 014
e-mail: info@pitip.hr
www.pitip.hr
Padova era rappresentata da Daniolo, un artigiano di Montagnana. Tipo tosto, con le idee ben precise. L’Istria, nel particolare Salvore, era rappresentata da una nostra vecchia conoscenza: il prosciuttificio PITIP.
Da un equilibrio perfetto tra tempi di salatura, peso del prosciutto, durata e condizioni di stagionatura scaturisce il sapore elegante vivo e pieno del Prosciutto Veneto: un equilibrio perfetto di dolcezza e profumo. Le sue caratteristiche organolettiche, il suo contenuto di sali, grassi e di proteine lo rendono adatto a qualsiasi dieta alimentare. Per il suo aroma delicato e personale, per la sua morbidezza, il Prosciutto Veneto è una base ideale per preparare antipasti, primi e secondi piatti, contorni di elevato livello gastronomico.
Il Prosciutto Veneto deve essere posto in commercio con:
1 - marchiatura dell’allevamento di provenienza ed idoneità delle cosce;
2 - marchiatura del macello autorizzato;
3 - sigillo metallico con mese ed anno di salatura;
4 - marchio a fuoco del Consorzio con indicazione dello stabilimento di produzione;
5 - marchio del produttore.
Le caratteristiche che distinguono “Il mio violino“da tutti gli altri prosciutti sono: l’uso di maiali allevati e macellati esclusivamente sul territorio istriano e la stagionatura dei prosciutti all’aria pura istriana. In base a ciò si potrebbe concludere che esiste un solo tipo di prosciutto “Il mio violino” su tutto il territorio istriano. ma non è così, e il motivo è nella storia dell’ Istria.
Il prosciutto nasce dalla necessità di conservare la carne il più a lungo possibile. Nell’entroterra istriano, dove non soffia la bora, il grasso e la pelle venivano asportati dal prosciutto per accelerarne la stagionatura. in questo metodo il prosciutto si asciugava più in fretta, mentre il grasso si poteva usare subito a scopi alimentari.
Così è nato quello che chiameremo “VIOLIN DE TINJAN” Sulla costa la situazione era all’ opposto, a causa della bora. Il grasso e la pelle rimanevano sulla coscia per non far asciugare troppo il prosciutto nel processo di stagionatura, ed è così che nasce il”VIOLIN DE UMAGO”. In epoca recente grazie alla tecnologia che permette di creare condizioni ottimali nella produzione, nasce un nuovo e moderno tipo di prosciutto “Il mio violino“ che pur mantenendo la tradizione, si differenzia nell’ aspetto.
DANIOLO DESIDERIO DI DANIOLO VITTORIO
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lunedì 8 marzo 2010
Ad Agricamp 2010 il Moscato di Momiano dell'Istria e il Moscato Fior d'Arancio dei Colli Euganei
Ad AgriCamp 2010, i Campo della Comunicazione Territoriale in Agricoltura che si è tenuto nei Colli Euganei alla fine del mese di febbraio, hanno partecipato gli Uffici Turistici di Buie, Cittanova, Umago e Verteneglio, proponendo, fra le altre eccellenze, il Moscato di Momiano.
“II Moscato di Momiano lo beveva l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Lo voleva per i suoi pranzi importanti. Lo sceglieva per il suo inconfondibile profumo, per il colore, il sapore, tant'è che lo insignì di diverse medaglie d'oro. Ma che cos'ha di eccezionale Momiano? La posizione giusta, a 250 metri sul livello del mare, la terra buona, l'aria frizzante, resa tale dall'incontro di correnti che salgono dal mare e scendono dalle montagne. Da Oscurus a San Mauro a Merischie si possono già vedere le viti piantate solo qualche anno fa. Sono molto delicate. Una pioggia più forte o una grandinata possono compromettere il lavoro di una stagione. Tutta l'arte del fare il moscato sta proprio nel portare a giusta maturazione il loro frutto. L'acino è molto delicato, basta un niente e si svuota del succo. Prima dell'esodo, Momiano aveva novanta numeri civici sulle rispettive case. Gli edifici, tuttora esistenti, erano a più piani e quindi di gente ce n'era. Dopo gli anni Cinquanta rimasero qui soltanto sette famiglie: Bassa, Giurgevich, Pelin, Biloslavo, Scaramello, Orlando e Salich. I campi incolti, la migrazione verso le industrie e le aziende sociali di chi era rimasto, hanno contribuito a far sparire usi e costumi, o a trasformarli in riti da consumarsi soltanto all'interno della famiglia. Ad un certo punto, i giovani della zona si sono resi conto che c'era una strada sicura da percorrere: quella della tradizione. Tornare al lavoro dei campi, con l'impegno di tutta la tecnologia necessaria e la presentazione, qualificata e qualificante, dei prodotti sul mercato. A spronare la generazione dei trentenni a produrre ed imbottigliare i vini sono stati anche i riconoscimenti ottenuti in occasione della Festa di San Martino, tornata in auge dopo anni di silenzio. Da qualche anno, infatti, l'11 novembre si premiano i vini migliori di tutta la zona. È una sagra che dura diversi giorni e che riassume in questo periodo dell'anno tutti i contenuti e gli appuntamenti che, una volta, avevano luogo nei paesetti del Buiese. Si svolgono incontri di bocce, si balla in piazza e per le strade, si beve vino in una generale, inevitabile, euforia.”
AgriCamp 2010 è stata la giusta occasione per degustare il Moscato di Momiano e il Moscato Fior d'Arancio dei Colli Euganei. “Il nome Fior d’Arancio deriva dalla caratteristica nota di agrumi che caratterizza il Moscato giallo allevato nei particolari terreni vulcanici dei Colli Euganei. Colore giallo ambrato. Al naso sensazioni di scorza di arancio candita, datteri e miele di zagara, con un fondo di speziatura dolce. In bocca è dolce e morbido, con una buona freschezza e persistenza gustativa.”
“II Moscato di Momiano lo beveva l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Lo voleva per i suoi pranzi importanti. Lo sceglieva per il suo inconfondibile profumo, per il colore, il sapore, tant'è che lo insignì di diverse medaglie d'oro. Ma che cos'ha di eccezionale Momiano? La posizione giusta, a 250 metri sul livello del mare, la terra buona, l'aria frizzante, resa tale dall'incontro di correnti che salgono dal mare e scendono dalle montagne. Da Oscurus a San Mauro a Merischie si possono già vedere le viti piantate solo qualche anno fa. Sono molto delicate. Una pioggia più forte o una grandinata possono compromettere il lavoro di una stagione. Tutta l'arte del fare il moscato sta proprio nel portare a giusta maturazione il loro frutto. L'acino è molto delicato, basta un niente e si svuota del succo. Prima dell'esodo, Momiano aveva novanta numeri civici sulle rispettive case. Gli edifici, tuttora esistenti, erano a più piani e quindi di gente ce n'era. Dopo gli anni Cinquanta rimasero qui soltanto sette famiglie: Bassa, Giurgevich, Pelin, Biloslavo, Scaramello, Orlando e Salich. I campi incolti, la migrazione verso le industrie e le aziende sociali di chi era rimasto, hanno contribuito a far sparire usi e costumi, o a trasformarli in riti da consumarsi soltanto all'interno della famiglia. Ad un certo punto, i giovani della zona si sono resi conto che c'era una strada sicura da percorrere: quella della tradizione. Tornare al lavoro dei campi, con l'impegno di tutta la tecnologia necessaria e la presentazione, qualificata e qualificante, dei prodotti sul mercato. A spronare la generazione dei trentenni a produrre ed imbottigliare i vini sono stati anche i riconoscimenti ottenuti in occasione della Festa di San Martino, tornata in auge dopo anni di silenzio. Da qualche anno, infatti, l'11 novembre si premiano i vini migliori di tutta la zona. È una sagra che dura diversi giorni e che riassume in questo periodo dell'anno tutti i contenuti e gli appuntamenti che, una volta, avevano luogo nei paesetti del Buiese. Si svolgono incontri di bocce, si balla in piazza e per le strade, si beve vino in una generale, inevitabile, euforia.”
AgriCamp 2010 è stata la giusta occasione per degustare il Moscato di Momiano e il Moscato Fior d'Arancio dei Colli Euganei. “Il nome Fior d’Arancio deriva dalla caratteristica nota di agrumi che caratterizza il Moscato giallo allevato nei particolari terreni vulcanici dei Colli Euganei. Colore giallo ambrato. Al naso sensazioni di scorza di arancio candita, datteri e miele di zagara, con un fondo di speziatura dolce. In bocca è dolce e morbido, con una buona freschezza e persistenza gustativa.”
domenica 28 febbraio 2010
L'Istria Croata di Umago,Buie, Cittanova e Verteneglio ad AgriCamp 2010
Dario Penco (Ufficio Turistico di Umago) e Walter Bassanese (direttore Ufficio Turistico di Buie), sono intervenuti ad AgriCamp, il 1° Campo della Comunicazione Territoriale in agricoltura, per presentare le eccellenze dell'Istria.
I prodotti più apprezzati della regione istriana sono il vino, l`olio d`oliva, il prosciutto istriano e il formaggio i quali si possono assaggiare in una delle famose konobe istriane. Da non perdersi sono le specialità regionali e i cibi preparati con delle verdure casarecce, con carne e pesce sempre freschi, il che vi viene offerto nei vari ristoranti decorati in modo tradizionale a prezzi accettabili.
"Prati verdi si innalzano in bellissimi colli, che si affacciano su vigneti e villaggi istriani, nei quali il tempo sembra si sia fermato. Una delle attrazioni più interessanti è sicuramente il bovino autoctono istriano, il boskarin. Il boskarin rappresenta una delle specie di animali protetti in Istria. L’entroterra dell’Istria è sicuramente una regione affascinante, che vi lascerà senza fiato, con le sorgenti, le rocce, i boschi, le morene marnose, le chiesette e i vecchi castelli avvolti dall’edera e dimenticati dal tempo. L’agriturismo istriano era inizialmente concepito come una forma di accoglienza molto semplice, organizzata dagli agricoltori, allestendo sommariamente alloggi in edifici aziendali resi disponibili dal rapido ridimensionamento degli occupati in agricoltura. L’agriturismo si è via via evoluto offrendo comfort e servizi adeguati alle esigenze del turismo moderno."
Ma Umago, Salvore, Buie, Novigrad-Cittanova e Verteneglio (inseriti nella rete dei Borghi Europei del gusto) offrono in primavera diverse possibilità di incontro con le tipicità istriane.
Il 14 - 15 Marzo 2009 ecco gli Incontri Oleum Olivarum, a Crassizza – Buie.
Una Manifestazione dedicata alla olivicoltura, con la IV. Fiera dell'olio extra vergine di oliva ed il concorso internazionale d’arti figurative ispirato all’oliva.
Dal 27.03.2010 al 30.04.2010 i ristoranti e le trattorie (konobe) propongono specialità a base d’asparagi.
Dall'08.04.2010 - 11.04.2010 a Buje si terrà l'edizione dell’ormai tradizionale “Sparisada”, che ad ogni primavera, nella prima settimana dopo le festività pasquali, detta Ottava, vede impegnati i castellani nella raccolta degli asparagi e nella preparazione dei piatti più fantasiosi fatti tutti a base di questo sempre più pregiato dono della natura e delle campagne istriane. La manifestazione prenderà il via con la rassegna culinaria che porta il titolo “Asparago d’oro” .
Ad ambedue gli appuntamenti sono stati invitati i Borghi Europei del Gusto dei Colli Euganei e i Cenacoli del Gusto de l'Altratavola della provincia di Padova.
domenica 21 febbraio 2010
L'Olio dei Colli Euganei invitato a 'Oleum Olivarum' in Istria, grazie ad AgriCamp
L’introduzione dell’olivo nei Colli Euganei è avvenuta in tempi molto lontani; alcune fonti documentano la sua presenza addirittura al Pliocene, ma con maggiore probabilità l’olivo è risalito nella Pianura Padana in epoca pre-romana.
Alcuni autori romani, Polibio, Strabone, Plinio il Vecchio, Giovenale e Marziale, hanno descritto la fertilità dei luoghi e l’abbondanza delle vendemmie.
Nel IV sec. d.C. nell’opera “Historia Varia” di Claudio Eliano si può leggere che sui Colli Euganei venivano preparate delle focacce di farina condite con olio d’oliva e mele. In età tardo antica il degrado economico e politico provocò uno spopolamento e un deterioramento ambientale con conseguente abbandono dei campi coltivati e l’avanzamento dei boschi e delle paludi.
A partire dal 1400 con la dominazione veneziana l’olivo acquista una nuova importanza e anche dopo l’olivicoltura non viene più abbandonata come descrivono alcuni documenti della prima metà del 1700.
L’olivo ha un legame così stretto con il territorio euganeo che sopravvivono da secoli quattro coltivazioni autoctone: “Rasara”, “Marzemina”, “Rondella” e “Matosso”, ognuna delle quali produce olive e oli di differenti qualità. Altre varietà coltivate nel territorio euganeo sono il “Leccino” e il “Frantoio”.
L'olio dei Colli viene trasformato secondo una tradizione antica. Con l'istituzione del Parco sono stati incentivati l'ampliamento della coltura delle varietà locali di olivo e la produzione di qualità.
Il Parco Regionale dei Colli Euganei presenterà l'olio nel corso della rassegna informativa AgriCamp,che si terrà a Teolo e Vo' Euganeo dal 25 al 27 febbraio. Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa,Walter Bassanese, direttore dell'Ufficio Turistico di Buie (Istria Croata), ha invitato una delegazione dei Colli Euganei a partecipare a “Oleum Olivarum”, manifestazione che viene organizzata congiuntamente dalla Comunità degli Italiani di Crassiza e dalla Comunità turistica di Buie, che si terrà il 13 e il 14 marzo prossimi. Si tratta di un appuntamento per il quale, nel corso degli ultimi anni, l’interesse è aumentato al punto da attirare a Crassiza un gran numero di visitatori e di artisti provenienti da varie parti della Croazia, dalla Slovenia, dall’Italia, ma anche da più lontano, come per esempio dalla Francia.
L’olivicoltura in Croazia è un’industria fiorente grazie al clima favorevole e all’ottima composizione del terreno. Stando a fonti ufficiali la produzione nazionale di olio tra il 2005 ed il 2006 è stata di 5.000 tonnellate, con tendenza all'aumento negli anni successivi. Gli oliveti con meno di 10 anni rappresentano il 20 per cento del totale delle colture, quelli fino a 30 anni l’11 per cento e quelli ormai secolari il 13 per cento, mentre il 56 per cento degli oliveti sono colture che hanno fino a 50 anni. La tendenza attuale è di una forte crescita e dunque di un buon futuro, sia in termini quantitativi che qualitativi. Fino all'ingresso della Croazia nell’Unione Europea si prevede di aumentare ancora le piantagioni di olivo di un milione e mezzo di nuovi alberi da frutto, su complessivi 5.500 ettari di terreno.
Alcuni autori romani, Polibio, Strabone, Plinio il Vecchio, Giovenale e Marziale, hanno descritto la fertilità dei luoghi e l’abbondanza delle vendemmie.
Nel IV sec. d.C. nell’opera “Historia Varia” di Claudio Eliano si può leggere che sui Colli Euganei venivano preparate delle focacce di farina condite con olio d’oliva e mele. In età tardo antica il degrado economico e politico provocò uno spopolamento e un deterioramento ambientale con conseguente abbandono dei campi coltivati e l’avanzamento dei boschi e delle paludi.
A partire dal 1400 con la dominazione veneziana l’olivo acquista una nuova importanza e anche dopo l’olivicoltura non viene più abbandonata come descrivono alcuni documenti della prima metà del 1700.
L’olivo ha un legame così stretto con il territorio euganeo che sopravvivono da secoli quattro coltivazioni autoctone: “Rasara”, “Marzemina”, “Rondella” e “Matosso”, ognuna delle quali produce olive e oli di differenti qualità. Altre varietà coltivate nel territorio euganeo sono il “Leccino” e il “Frantoio”.
L'olio dei Colli viene trasformato secondo una tradizione antica. Con l'istituzione del Parco sono stati incentivati l'ampliamento della coltura delle varietà locali di olivo e la produzione di qualità.
Il Parco Regionale dei Colli Euganei presenterà l'olio nel corso della rassegna informativa AgriCamp,che si terrà a Teolo e Vo' Euganeo dal 25 al 27 febbraio. Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa,Walter Bassanese, direttore dell'Ufficio Turistico di Buie (Istria Croata), ha invitato una delegazione dei Colli Euganei a partecipare a “Oleum Olivarum”, manifestazione che viene organizzata congiuntamente dalla Comunità degli Italiani di Crassiza e dalla Comunità turistica di Buie, che si terrà il 13 e il 14 marzo prossimi. Si tratta di un appuntamento per il quale, nel corso degli ultimi anni, l’interesse è aumentato al punto da attirare a Crassiza un gran numero di visitatori e di artisti provenienti da varie parti della Croazia, dalla Slovenia, dall’Italia, ma anche da più lontano, come per esempio dalla Francia.
L’olivicoltura in Croazia è un’industria fiorente grazie al clima favorevole e all’ottima composizione del terreno. Stando a fonti ufficiali la produzione nazionale di olio tra il 2005 ed il 2006 è stata di 5.000 tonnellate, con tendenza all'aumento negli anni successivi. Gli oliveti con meno di 10 anni rappresentano il 20 per cento del totale delle colture, quelli fino a 30 anni l’11 per cento e quelli ormai secolari il 13 per cento, mentre il 56 per cento degli oliveti sono colture che hanno fino a 50 anni. La tendenza attuale è di una forte crescita e dunque di un buon futuro, sia in termini quantitativi che qualitativi. Fino all'ingresso della Croazia nell’Unione Europea si prevede di aumentare ancora le piantagioni di olivo di un milione e mezzo di nuovi alberi da frutto, su complessivi 5.500 ettari di terreno.
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martedì 19 gennaio 2010
Buje e il Bujese
Sulle colline nel retroterra a soli quattordici chilometri da Cittanova ed a dieci da Umago è situata una cittadina ricca di storia: Buje. Tracce di vita in questa zona risalgono alla preistoria: la Bullea romana, la necropoli slava, la borgata medievale.
Risalgono proprio a questo periodo (XV secolo) le fortezze di pietra che sorgono sull’antico centro storico, con le sue vie strette e la piazza centrale dominata dal palazzo gotico e dalla chiesa barocca di Santo Servolo del sedicesimo secolo, costruita sulle fondamenta del tempio romano. Fuori dal centro storico si è sviluppato un abitato moderno, centro di cultura, economia e trasporti, grazie anche all’influenza tangibile del clima mite mediterraneo e del vicino mare. Gli amanti della tranquillità e della pace e desiderosi di fuggire dallo stress quotidiano, troveranno in questa cittadina il rifugio ideale, mentre i buongustai potranno godere le squisite specialità istriane di pesce e di selvaggina, come da Sergio, di cui abbiamo già parlato.
Appena fuori Buje, troviamo Momiano. Il territorio di Momiano si presenta in un alternarsi di avvallamenti, radure e colline argillose particolarmente favorevoli alla coltivazione della vite, dell’ulivo e degli alberi da frutto.
Momiano fu sede di un castelliere preistorico. Fu abitata probabilmente in epoca romana e viene nominata per la prima volta nel 1035 in un documento imperiale. La varietà del paesaggio che si può ammirare percorrendo gli itinerari del Momianese presenta un ambiente suggestivo dove l’opera dell’uomo si integra e armonizza con la natura.
I vigneti della zona producono, oltre la malvasia, un moscato di alta qualità, rinomato anche al di fuori del territorio. Ricordiamo che da qui passa storicamente la prima strada del vino, e qui potrete trovare l’agriturismo San Mauro di Libero Sinkovic, con i suoi due maiali da guardia, appena fuori Momiano
L’abbondanza della fauna (fagiani, caprioli, cinghiali…) favorisce il turismo venatorio. La ristorazione si avvale della tradizionale cucina locale, mentre si sta avviando con buone prospettive l’agriturismo.
TZ Buje
Istarska 2
52460 Buje
T. +385 (0)52 773353
F. +385 (0)52 773353
info@istria-buje-buie.com
www.istria-buje-buie.com
Risalgono proprio a questo periodo (XV secolo) le fortezze di pietra che sorgono sull’antico centro storico, con le sue vie strette e la piazza centrale dominata dal palazzo gotico e dalla chiesa barocca di Santo Servolo del sedicesimo secolo, costruita sulle fondamenta del tempio romano. Fuori dal centro storico si è sviluppato un abitato moderno, centro di cultura, economia e trasporti, grazie anche all’influenza tangibile del clima mite mediterraneo e del vicino mare. Gli amanti della tranquillità e della pace e desiderosi di fuggire dallo stress quotidiano, troveranno in questa cittadina il rifugio ideale, mentre i buongustai potranno godere le squisite specialità istriane di pesce e di selvaggina, come da Sergio, di cui abbiamo già parlato.
Appena fuori Buje, troviamo Momiano. Il territorio di Momiano si presenta in un alternarsi di avvallamenti, radure e colline argillose particolarmente favorevoli alla coltivazione della vite, dell’ulivo e degli alberi da frutto.
Momiano fu sede di un castelliere preistorico. Fu abitata probabilmente in epoca romana e viene nominata per la prima volta nel 1035 in un documento imperiale. La varietà del paesaggio che si può ammirare percorrendo gli itinerari del Momianese presenta un ambiente suggestivo dove l’opera dell’uomo si integra e armonizza con la natura.
I vigneti della zona producono, oltre la malvasia, un moscato di alta qualità, rinomato anche al di fuori del territorio. Ricordiamo che da qui passa storicamente la prima strada del vino, e qui potrete trovare l’agriturismo San Mauro di Libero Sinkovic, con i suoi due maiali da guardia, appena fuori Momiano
L’abbondanza della fauna (fagiani, caprioli, cinghiali…) favorisce il turismo venatorio. La ristorazione si avvale della tradizionale cucina locale, mentre si sta avviando con buone prospettive l’agriturismo.
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lunedì 18 gennaio 2010
Salvore, dall’impero ai giorni nostri
Parliamo un poco con Dario Penco, direttore dell’Ufficio turistico di Salvore. Senza alcun dubbio, Abbazia e Salvore sono stati due punti storici del turismo: qui hanno cominciato, ai tempi dell’impero asburgico, a venire i primi turisti, anche grazie alla ferrovia, la famosa e purtroppo scomparsa Parenzana.
Intorno a Salvore, fra l’altro niente a che vedere con le città balneari italiane, si vedono le ville e gli alberghi costruiti ai primi del 900. Poi naturalmente il turismo si è sviluppato, e troviamo accanto ad alberghi a 4 stelle, hotel a conduzione familiare, e campeggi e quant’altro. Salvore inoltre vanta il primo albergo a 5 stelle, campo da golf da 18 buche.
Negli anni, sono cresciuti diversi ristoranti, di cui abbiamo già raccontato, che non sono per niente male.
Quello che volevamo sottolineare, è che qui la natura è ancora lì, intatta o quasi: per le note ragioni che tralasciamo, non hanno avuto il tempo ed i soldi per costruire, ed il fascino di questa località è proprio il fatto che, per chi se lo ricorda, è uguale alle nostre coste 50 anni fa
TZ Savudrija
Istarska 2
52475 Savudrija
T. +385 (0)52 759659
F. +385 (0)52 759855
info@istria-savudrija.com
www.istria-savudrija.com
Intorno a Salvore, fra l’altro niente a che vedere con le città balneari italiane, si vedono le ville e gli alberghi costruiti ai primi del 900. Poi naturalmente il turismo si è sviluppato, e troviamo accanto ad alberghi a 4 stelle, hotel a conduzione familiare, e campeggi e quant’altro. Salvore inoltre vanta il primo albergo a 5 stelle, campo da golf da 18 buche.
Negli anni, sono cresciuti diversi ristoranti, di cui abbiamo già raccontato, che non sono per niente male.
Quello che volevamo sottolineare, è che qui la natura è ancora lì, intatta o quasi: per le note ragioni che tralasciamo, non hanno avuto il tempo ed i soldi per costruire, ed il fascino di questa località è proprio il fatto che, per chi se lo ricorda, è uguale alle nostre coste 50 anni fa
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lunedì 4 gennaio 2010
Un quadro per Umago
Ci sembrava giusto rispondere al dono che ci aveva fatto Dario Penco di Salvore, in Istria, e così, con molta fantasia debbo dire, ad un quadro abbiamo contraccambiato con un altro quadro. Una veduta di Venezia, tanto per restare in tema. L’abbiamo consegnato a Sanda, la direttrice dell’Ufficio turistico di Umago, in pratica la boss della zona. Peripezie qualcuna, come quando il doganiere sloveno ha voluto vedere, e sono cadute per terra le luganeghe che Zlatko Mavric di Medana, sul Collio Sloveno, ci aveva regalato: dopo due o tre minuti di turpiloquio di entrambi, il doganiere fa “Ah beh, sol luganeghe” e “Te pol ndar”. E il quadro non l’ha più badato. Beh, il quadro l’ha dipinto Marcelle Jayè in tempo record, a colori piuttosto tenui per il suo solito.
Nata in Belgio, da padre belga e madre italiana (Veneta). È tornata con mamma Argenide “per rivedere come si sta in Italia”. Marcelle arriva da bimba in Italia nel 1945 e ci resta fino ai 18 anni. Da secoli la radice materna veneta di Marcelle sono tutti artisti. Emigra poi con papà e mamma a Caracas in Venezuela. Il marito ungherese, architetto e professore universitario, progetta l'Ambasciata Venezuelana in Brasilia; la Jayè si butta a capofitto nell’insegnamento artistico, il disegno, la pittura, la scultura e il restauro. Ed è l’unica restauratrice di tutte le "cose" di Simón Bolívar, "El Libertador", la cui figura è il simbolo stesso della liberazione nell'America Latina dal colonialismo spagnolo. Adesso in Italia vuole far conoscer la sua passione per queste due terre. Ha fatto anche dono a Gentilini di un ritratto.
http://www.marcellejaye.com/
TZ Umag
Trgovačka 6
52470 Umag
T. +385 (0)52 741363
F. +385 (0)52 741649
info@istria-umag.com
www.istria-umag.com
Nata in Belgio, da padre belga e madre italiana (Veneta). È tornata con mamma Argenide “per rivedere come si sta in Italia”. Marcelle arriva da bimba in Italia nel 1945 e ci resta fino ai 18 anni. Da secoli la radice materna veneta di Marcelle sono tutti artisti. Emigra poi con papà e mamma a Caracas in Venezuela. Il marito ungherese, architetto e professore universitario, progetta l'Ambasciata Venezuelana in Brasilia; la Jayè si butta a capofitto nell’insegnamento artistico, il disegno, la pittura, la scultura e il restauro. Ed è l’unica restauratrice di tutte le "cose" di Simón Bolívar, "El Libertador", la cui figura è il simbolo stesso della liberazione nell'America Latina dal colonialismo spagnolo. Adesso in Italia vuole far conoscer la sua passione per queste due terre. Ha fatto anche dono a Gentilini di un ritratto.
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martedì 15 dicembre 2009
Un incontro a tavola tra Slovenia, Croazia e Italia
Era un lunedì, ultimo giorno del Festival Europeo del Gusto, e ci siamo trovati Marjana della Cantina Goriska Brda, in pratica la cantina sociale del Collio sloveno, Mateja dell’Ufficio turistico di Dobrovo, Valentina e Jersej del casinò Venko sempre di Brda, e io, che praticamente ho fatto da notaio, La parte istriana era rappresentata da Paolo, patron del Ristorante Toni, a Zambrattia di Salvore. Si tratta va di abbinare ai piatti preparati da Paolo i vini del Collio.
Siamo partiti da un vino frizzante del Collio, seguito via via dal moscato secco istriano, dallo chardonnay insuperabile del Collio, dalla Ribolla Gialla.
In degustazione Paolo ha offerto uno strudel con spinaci e calamari, alici, e poi carpaccio di piovra con rucola condita, tortino di branzino di pere, canestrelli con radicchio dell’orto di casa avvolto nella pancetta croccante maschio,e poi sogliola e tortino d’arancia. Ha fatto bella figura il Malvasia Kozlovic di Momiano,ma i vini sloveni hanno stravinto.
Il perché di tutta questa faccenda è presto detto: Paolo è un maestro, sempre alla ricerca di abbinamenti, e l’abbinamento con i vini del Collio gli è parso ottimale.
Paolo, e il ristorante Toni da lui fondato e condotto oggi dal figlio, è specializzato in pesce, locale e del Quarnero, in modo personalissimo, facendo apprezzare i contrasti ed i sapori tradizionali. Davvero un’esperienza entusiasmante per tutti.
RISTORANTE TONI, VL. IVAN PAOLETIĆ
SIPARSKA 8, ZAMBRATIJA
52475 Savudrija (Salvore)Tel/Fax:052 / 759570
Mobitel:091 / 1759597
E-mail: toni@pu.t-com.hr
Vinska klet "GORIŠKA BRDA" z.o.o., Dobrovo
Zadružna cesta 9
5212 Dobrovo
Slovenia
info@klet-brda.com
http://www.klet-brda.com/
TRINE d.o.o.
Neblo 11
5212 Dobrovo v Brdih
tel: 05 39 88 750
fax: 05 39 88 778
E-mail: info@venko.si
http://www.venko.si/
Siamo partiti da un vino frizzante del Collio, seguito via via dal moscato secco istriano, dallo chardonnay insuperabile del Collio, dalla Ribolla Gialla.
In degustazione Paolo ha offerto uno strudel con spinaci e calamari, alici, e poi carpaccio di piovra con rucola condita, tortino di branzino di pere, canestrelli con radicchio dell’orto di casa avvolto nella pancetta croccante maschio,e poi sogliola e tortino d’arancia. Ha fatto bella figura il Malvasia Kozlovic di Momiano,ma i vini sloveni hanno stravinto.
Il perché di tutta questa faccenda è presto detto: Paolo è un maestro, sempre alla ricerca di abbinamenti, e l’abbinamento con i vini del Collio gli è parso ottimale.
Paolo, e il ristorante Toni da lui fondato e condotto oggi dal figlio, è specializzato in pesce, locale e del Quarnero, in modo personalissimo, facendo apprezzare i contrasti ed i sapori tradizionali. Davvero un’esperienza entusiasmante per tutti.
RISTORANTE TONI, VL. IVAN PAOLETIĆ
SIPARSKA 8, ZAMBRATIJA
52475 Savudrija (Salvore)Tel/Fax:052 / 759570
Mobitel:091 / 1759597
E-mail: toni@pu.t-com.hr
Vinska klet "GORIŠKA BRDA" z.o.o., Dobrovo
Zadružna cesta 9
5212 Dobrovo
Slovenia
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http://www.klet-brda.com/
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Neblo 11
5212 Dobrovo v Brdih
tel: 05 39 88 750
fax: 05 39 88 778
E-mail: info@venko.si
http://www.venko.si/
venerdì 11 dicembre 2009
Sinkovic e Facchin, due maestri nel loro genere
Per la cena siamo andati da Libero Sinkovic, in quel di Momiano, vicino a Buie, in Istria. Con noi c’era Sandro Facchin, il maestro fornaio dii Ciano di Crocetta del Montello. La famiglia Sinković, comprende il signor Libero, sua moglie Dora, ed i figli Patrik e Sergej, che, la sera, sono tuuti occupati nell’agriturismo.
Per le pietanze, nelle diverse portate, sono utilizzati molti ingredienti 'caserecci', quali verdure, frutta e carni; il tutto viene accompagnato da una scelta di vini e di sciroppi fruttati di nostra produzione. Organizziamo pure degustazioni dei vari assortimenti di vini e degli altri prodotti di nostra produzione.
Il Ristorante comprende due sale: la sala da pranzo in spazio coperto con un totale di 50 posti a sedere e la sala per la degustazione, ristrutturata in stile tipicamente istriano, tanto da poter gustare il vino in un ambiente interessante e confortevole. Noi abbiamo mangiato pasta fatta in casa al sugo di capriolo e per secondo cinghiale con polenta. Tutto sicuramente buono.
Al momento del dolce, Sandro ha tirato fuori un panettone variegato al cioccolato, una vera delizia, che ha scatenato la voglia di confrontarsi di Libero su questo argomento. Una particolare battaglia finita in parità, visto che anche i dolci della famiglia Sinkovic sono fatti in casa e deliziosi. La serata era vivacizzata da un complesso di musica popolare croata, cosa che ha riscaldato l’ambiente mentre fuori pioveva e tirava vento. Una bellissima serata, bagnata per di più dalla malvasia istriana e dal famoso moscato di momiano.
Agriturismo San Mauro di Libero Sinković
San Mauro 157 52462 Momiano – Istria – Croazia
Tel. 00385 (0)52 779 033 Fax 00385 (0)52 721 380
e-mail: sinkovic@sinkovic.hr
www.sinkovic.hr
Per le pietanze, nelle diverse portate, sono utilizzati molti ingredienti 'caserecci', quali verdure, frutta e carni; il tutto viene accompagnato da una scelta di vini e di sciroppi fruttati di nostra produzione. Organizziamo pure degustazioni dei vari assortimenti di vini e degli altri prodotti di nostra produzione.
Il Ristorante comprende due sale: la sala da pranzo in spazio coperto con un totale di 50 posti a sedere e la sala per la degustazione, ristrutturata in stile tipicamente istriano, tanto da poter gustare il vino in un ambiente interessante e confortevole. Noi abbiamo mangiato pasta fatta in casa al sugo di capriolo e per secondo cinghiale con polenta. Tutto sicuramente buono.
Al momento del dolce, Sandro ha tirato fuori un panettone variegato al cioccolato, una vera delizia, che ha scatenato la voglia di confrontarsi di Libero su questo argomento. Una particolare battaglia finita in parità, visto che anche i dolci della famiglia Sinkovic sono fatti in casa e deliziosi. La serata era vivacizzata da un complesso di musica popolare croata, cosa che ha riscaldato l’ambiente mentre fuori pioveva e tirava vento. Una bellissima serata, bagnata per di più dalla malvasia istriana e dal famoso moscato di momiano.
Agriturismo San Mauro di Libero Sinković
San Mauro 157 52462 Momiano – Istria – Croazia
Tel. 00385 (0)52 779 033 Fax 00385 (0)52 721 380
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martedì 24 novembre 2009
Ristorante Porto di Salvore
Savudrija (Salvore), con il suo faro, conosciuta anche come il punto piu estremo ad ovest della Croazia, e la prima destinazione turistica che incontrerete entrando nella parte croata dell’Istria.
L’attività turistica dell’area di Buje (Buie) affonda le proprie radici proprio in questa regione. Gli Austroungarici elessero Savudrija a loro stazione climatica e di villeggiatura preferita, cosa testimoniata dalle numerose ville e residenze per la villeggiatura sorte lungo la costa, e nelle quali, allora come oggi, trovano alloggio tanti turisti.
In una giornata un po’ balorda visto il tempo, abbiamo visitato Salvore e siamo finiti al ristorante Porto.
L’attuale gestione è lì da otto anni, e si può dire che il loro punto di forza è la freschezza del pesce, direttamente dal pescatore al consumatore, visto che loro possiedono una barca.
La loro esperienza, abbiamo parlato con la moglie, dura ormai da 20 anni: lei ha iniziato questo lavoro perché le piaceva il pesce, ed allora si sono specializzati. I clienti sono soprattutto italiani, austriaci e sloveni.
Dice di essere molto contenta perché sono fidelizzati, specialmente gli italiani: ritornano perché qui trovano sempre il pesce fresco.
Noi abbiamo preso un piccolo assaggino, e devo dire che hanno proprio ragione!
APP-RESTAURANT PORTO
Proprietari: Livio & Anka
Indirizzo: Luka 52475 Savudrija
Telefono: +385 52 759 213
E-Mail: ljanko@inet.hr
http://www.porto-salvore.com/
L’attività turistica dell’area di Buje (Buie) affonda le proprie radici proprio in questa regione. Gli Austroungarici elessero Savudrija a loro stazione climatica e di villeggiatura preferita, cosa testimoniata dalle numerose ville e residenze per la villeggiatura sorte lungo la costa, e nelle quali, allora come oggi, trovano alloggio tanti turisti.
In una giornata un po’ balorda visto il tempo, abbiamo visitato Salvore e siamo finiti al ristorante Porto.
L’attuale gestione è lì da otto anni, e si può dire che il loro punto di forza è la freschezza del pesce, direttamente dal pescatore al consumatore, visto che loro possiedono una barca.
La loro esperienza, abbiamo parlato con la moglie, dura ormai da 20 anni: lei ha iniziato questo lavoro perché le piaceva il pesce, ed allora si sono specializzati. I clienti sono soprattutto italiani, austriaci e sloveni.
Dice di essere molto contenta perché sono fidelizzati, specialmente gli italiani: ritornano perché qui trovano sempre il pesce fresco.
Noi abbiamo preso un piccolo assaggino, e devo dire che hanno proprio ragione!
APP-RESTAURANT PORTO
Proprietari: Livio & Anka
Indirizzo: Luka 52475 Savudrija
Telefono: +385 52 759 213
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