Siamo stati sulla Riviera del Brenta, ed abbiamo trovato la Trattoria Nalin. E’ celebrata da molte guide per la sapienza nella preparazione del pesce. Da queste parti vive il pesce bianco. Il pesce bianco ha le carni di colore chiaro, è più magro ma contiene la stessa quantità di proteine e minerali dei pesci più grassi.
Il Dentice ha una forma ovale e può raggiungere anche 1 metro di lunghezza. Il suo colore varia dal grigio blu del dorso e ventre bianco per la varietà "mediterranea" al rosa del dorso e ventre bianco per la varietà "occhione".
Le carni sono delicate ma molto saporite.
Anche l’Orata ha una forma ovale e può raggiungere anche i 60 cm di lunghezza.
Il dorso ha un bel colore azzurro-giallo, i fianchi sono gialli con delle striature più scure, il ventre è più chiaro; fra gli occhi ha una macchia dorata. Questo pesce è molto bello oltre che molto buono.
L trattoria Nalin è stato segnalata dai comunicatori e giornalisti dell'Associazione l'Altratavola, per l'iniziativa di informazione INFORIVIERA, che si svolge sotto il Patrocinio
del Comune di Dolo.
Trattoria Nalin
Via argine sinistro novissimo, 29
30034 - Mira (VE) Italia
tel: 041.420083
www.trattorianalin.it/
mercoledì 1 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
La Romania a convivio in Veneto
L'incontro dedicato alla cucina rumena in Veneto, si è aperto alla Antica Osteria Ciotta di Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso), con un piatto a base di sopressa e salumi di tradizione,frutto della passione e delle fatiche della Macelleria di Maurizio Gastaldo di Nervesa della Battaglia, norcino conosciuto ed apprezzato del Montello.
Un buon bicchiere di prosecco con il fondo dell'azienda agricola Mass Bianchet della famiglia Miotto di Vidor, ha vivacizzato il via delle discussioni a convivio.
Viorica e Fiorenzo hanno quindi proposto il classico spiedo, splendida creatura interpretata grazie alle carni fornite dalla Macelleria di Robert Bortolin di Farra di Soligo.
Il verdiso e il cabernet dell'azienda agricola Ballancin di Solighetto hanno superbamente accompagnato lo spiedo, divenuto una delle specialità tradizionali dell'Alta Marca.
Poi, come serata comandava, il via alla degustazione dei Mici o mititei - piccole salsicce (mici in romeno significa piccoli e mititei piccolini) molto speziate fatte da un misto di carne, rigorosamente alla brace .
A commento un merlot rosso il Babeasca Neagra delle Colline di Dobrogei. Ceppo diffuso specialmente nei vigneti del sud della Moldavia, il babeasca neagra si utilizza abitualmente per vini da tavola giovani, di colore rosso brillante e gusto fruttato.
“Nel suo cammino verso il mare, il Danubio incontra un ultimo ostacolo: l’altipiano di Dobrogea, che lo obbliga a girare bruscamente deviando il suo corso verso le pianure del nord. La regione si estende dal confine ucraino a quello bulgaro, sui suoli calcarei delle colline e sabbiosi, alluvionali della costa, sole per almeno 300 giorni l’anno, autunni caldi e lunghi, gode della frescura del Mar Nero e dell’umidità necessaria per lo sviluppo della muffa nobile botrytys cinerea. Murfatlar è una delle zone di produzione migliori della Romania, con almeno 2.000 ettari a vigneto specializzato. Chardonnay e Pinot Gris, come Tamaioasa Romaneasca e Muscat Ottonel, qui danno vini liquorosi di qualità eccezionale e di grande longevità, ma ci sono anche dei rossi molto ricchi ed aromatici di Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Noir. Nei vigneti di Pietroasa si producono degli interessanti bianchi di Tamaioasa e Grasa. I vini di Sarica-Niculitel, molto più modesti, non possono competere a nessun livello con le meraviglie di Murfatlar.
Questi vini fanno parte dell'orgoglio nazionale, tanto che a Valea Calugareasca opera attivamente un unico Istituto nazionale di Ricerca sulla Viticoltura e la Vinificazione, che produce e commercia in proprio anche diversi vini. Ma le loro caratteristiche rimangono fortemente influenzate dai microclimi, dai territori, dalle tradizioni enologiche e gastronomiche locali, tanto differenti da costituire per lo straniero un’avvincente caccia al tesoro. Anche la cucina rumena a cui si riferiscono fa parte, senza dubbio, della tradizione balcanica, ma con evidenti caratteristiche speciali, riconducibili a tre componenti fondamentali: le forti influenze russe e turche, le influenze occidentali (ungheresi e francesi), la grande varietà dei piatti regionali. Soltanto da questa prospettiva si può parlare di una enologia e di una cucina nazionale romena, per giunta in grande simbiosi. D’obbligo, quindi, anche solo due cenni su quest’ultima, con l’occhio ai vini che magicamente l’accompagnano. D’obbligo, quindi, anche solo due cenni su quest’ultima, con l’occhio ai vini che magicamente l’accompagnano. La pietanza più diffusa è la „mamaliga”, polenta di farina di mais, che viene condita con burro e formaggio e che si prepara anche nelle capanne di legno accendendo il fuoco lontano dalle pareti e mettendovi a cuocere una caldaia di rame. I Rumeni sono soliti iniziare il pranzo con i „gustari”, antipasti a base di vegetali come pomodori, peperoni e cetrioli con salame e formaggio. Le minestre sono per lo più quelle tradizionali balcaniche: il „bors” di barbabietole rosse, la „ciorba” di carne di vitello e di pollo, la „ciorba potroace” con frattaglie di tacchino e di oca. Anche i piatti a base di carne sono di netta tradizione balcanica, come i popolarissimi „mititei”, piccole salsicce di carne tritata di manzo molto aromatizzate con aglio, pepe, spezie varie e cotte alla griglia, le „sarmale”, polpette di carne tritata, avvolte in foglie di vite o di cavolo e servite con pomodori con o senza panna, la „tocana”, un ragù che va lasciato al fuoco parecchie ore, la „musaka” di carne tritata, pomodori e melanzane disposti a strati e cotti al forno, il „ghiveci” di verdure tagliate finissime, arricchite di pezzetti di maiale e messe al forno, la „pastrama”, carne affumicata di bue, maiale o capra.
La selvaggina generalmente non viene fatta frollare, come le anatre marinate il giorno prima e poi arrostite e servite con le olive. La zuppa di pesce è più veloce della nostra, si fa con pesciolini di fiume di ogni genere appena pescati, puliti e cotti in pochi minuti con pomodori ed erbe fini. La carpa si fa allo allo spiedo oppure in zuppa, o cotta con olio e pomodoro, o marinata, o al forno con ripieno di noci pestate, uva sultanina ed erbe aromatiche. I gamberoni sono cotti con aceto e profumi e si servono con un trito di noci, aglio e olio o con riso.Di insaccati, formaggi e dolci non c’è che l’imbarazzo della scelta, è pur sempre un Paese latino. “ (Mario Crosta)
A conclusione della serata i biscotti artigianali di Sandro Facchin, fornaio di Ciano del M0ontello, con lo spumante straordinario dell'azienda agricola Valter Miotto di Colbertaldo di Vidor.
Un buon bicchiere di prosecco con il fondo dell'azienda agricola Mass Bianchet della famiglia Miotto di Vidor, ha vivacizzato il via delle discussioni a convivio.
Viorica e Fiorenzo hanno quindi proposto il classico spiedo, splendida creatura interpretata grazie alle carni fornite dalla Macelleria di Robert Bortolin di Farra di Soligo.
Il verdiso e il cabernet dell'azienda agricola Ballancin di Solighetto hanno superbamente accompagnato lo spiedo, divenuto una delle specialità tradizionali dell'Alta Marca.
Poi, come serata comandava, il via alla degustazione dei Mici o mititei - piccole salsicce (mici in romeno significa piccoli e mititei piccolini) molto speziate fatte da un misto di carne, rigorosamente alla brace .
A commento un merlot rosso il Babeasca Neagra delle Colline di Dobrogei. Ceppo diffuso specialmente nei vigneti del sud della Moldavia, il babeasca neagra si utilizza abitualmente per vini da tavola giovani, di colore rosso brillante e gusto fruttato.
“Nel suo cammino verso il mare, il Danubio incontra un ultimo ostacolo: l’altipiano di Dobrogea, che lo obbliga a girare bruscamente deviando il suo corso verso le pianure del nord. La regione si estende dal confine ucraino a quello bulgaro, sui suoli calcarei delle colline e sabbiosi, alluvionali della costa, sole per almeno 300 giorni l’anno, autunni caldi e lunghi, gode della frescura del Mar Nero e dell’umidità necessaria per lo sviluppo della muffa nobile botrytys cinerea. Murfatlar è una delle zone di produzione migliori della Romania, con almeno 2.000 ettari a vigneto specializzato. Chardonnay e Pinot Gris, come Tamaioasa Romaneasca e Muscat Ottonel, qui danno vini liquorosi di qualità eccezionale e di grande longevità, ma ci sono anche dei rossi molto ricchi ed aromatici di Cabernet Sauvignon, Merlot e Pinot Noir. Nei vigneti di Pietroasa si producono degli interessanti bianchi di Tamaioasa e Grasa. I vini di Sarica-Niculitel, molto più modesti, non possono competere a nessun livello con le meraviglie di Murfatlar.
Questi vini fanno parte dell'orgoglio nazionale, tanto che a Valea Calugareasca opera attivamente un unico Istituto nazionale di Ricerca sulla Viticoltura e la Vinificazione, che produce e commercia in proprio anche diversi vini. Ma le loro caratteristiche rimangono fortemente influenzate dai microclimi, dai territori, dalle tradizioni enologiche e gastronomiche locali, tanto differenti da costituire per lo straniero un’avvincente caccia al tesoro. Anche la cucina rumena a cui si riferiscono fa parte, senza dubbio, della tradizione balcanica, ma con evidenti caratteristiche speciali, riconducibili a tre componenti fondamentali: le forti influenze russe e turche, le influenze occidentali (ungheresi e francesi), la grande varietà dei piatti regionali. Soltanto da questa prospettiva si può parlare di una enologia e di una cucina nazionale romena, per giunta in grande simbiosi. D’obbligo, quindi, anche solo due cenni su quest’ultima, con l’occhio ai vini che magicamente l’accompagnano. D’obbligo, quindi, anche solo due cenni su quest’ultima, con l’occhio ai vini che magicamente l’accompagnano. La pietanza più diffusa è la „mamaliga”, polenta di farina di mais, che viene condita con burro e formaggio e che si prepara anche nelle capanne di legno accendendo il fuoco lontano dalle pareti e mettendovi a cuocere una caldaia di rame. I Rumeni sono soliti iniziare il pranzo con i „gustari”, antipasti a base di vegetali come pomodori, peperoni e cetrioli con salame e formaggio. Le minestre sono per lo più quelle tradizionali balcaniche: il „bors” di barbabietole rosse, la „ciorba” di carne di vitello e di pollo, la „ciorba potroace” con frattaglie di tacchino e di oca. Anche i piatti a base di carne sono di netta tradizione balcanica, come i popolarissimi „mititei”, piccole salsicce di carne tritata di manzo molto aromatizzate con aglio, pepe, spezie varie e cotte alla griglia, le „sarmale”, polpette di carne tritata, avvolte in foglie di vite o di cavolo e servite con pomodori con o senza panna, la „tocana”, un ragù che va lasciato al fuoco parecchie ore, la „musaka” di carne tritata, pomodori e melanzane disposti a strati e cotti al forno, il „ghiveci” di verdure tagliate finissime, arricchite di pezzetti di maiale e messe al forno, la „pastrama”, carne affumicata di bue, maiale o capra.
La selvaggina generalmente non viene fatta frollare, come le anatre marinate il giorno prima e poi arrostite e servite con le olive. La zuppa di pesce è più veloce della nostra, si fa con pesciolini di fiume di ogni genere appena pescati, puliti e cotti in pochi minuti con pomodori ed erbe fini. La carpa si fa allo allo spiedo oppure in zuppa, o cotta con olio e pomodoro, o marinata, o al forno con ripieno di noci pestate, uva sultanina ed erbe aromatiche. I gamberoni sono cotti con aceto e profumi e si servono con un trito di noci, aglio e olio o con riso.Di insaccati, formaggi e dolci non c’è che l’imbarazzo della scelta, è pur sempre un Paese latino. “ (Mario Crosta)
A conclusione della serata i biscotti artigianali di Sandro Facchin, fornaio di Ciano del M0ontello, con lo spumante straordinario dell'azienda agricola Valter Miotto di Colbertaldo di Vidor.
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domenica 29 agosto 2010
180 anni dell'Imperatore Francesco Giuseppe all'Osteria Bepi Meo a San Canzian d'Isonzo
Se fosse ancora vivo, il 18 agosto di quest'anno l'imperatore Francesco Giuseppe I avrebbe compiuto 180 anni.
Così oltre 150 persone, bisiache, ma non solo, hanno festeggiato di par loro a suon di boccali di birra e specialità mitteleuropee il 180esimo compleanno dell'imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe nella trattoria da Bepi Meo di San Canzian. “Seduti alle tavolate allestite nel giardino del locale, uomini e donne in completo tirolese, pronti ad applaudire la musica tratta dalla tradizione e dal folclore austriaco dal complesso goriziano Trio Toc4i, composto da quattro giovani musicisti che con strumenti acustici amano reinterpretare un repertorio di musiche friulane, slovene e balcaniche.” (Il Piccolo). Bruno Tirel, nunme tutelare dell'Osteria, vestito alla foggia austriaca, ha fatto arrivare sulle tavole del locale di San Canzian, salumi affumicati e cetrioli, gnocchi carinziani con erba cipollina, spaetzle con cinghiale e gnocchi di pane con gulash suppe o fagiano, bracioline di cinghiale e filettini di capriolo, un inedito sorbetto alla birra e il dolce simbolo della Vienna asburgica e attuale, la Sachertorte, affiancata comunque anche da torte bavaresi ai frutti di bosco.
Bruno Tirel è dal 2008 delegato della rete di informazione l'Italia del Gusto per la Bisiacaria ed ha avuto il merito di far inserire San Canzian d'Isonzo nella rete dei Borghi Europei del Gusto.
Proprio in questi giorni ha ricevuto l'invito ufficiale di interpretare l'incontro di preparazione al Festival Europeo del Gusto ( che si terrà in dicembre in Veneto), che presenterà le eccellenze friulane scelte dai giornalisti e dai comunicatori dell'associazione l'Altratavola per l'evento internazionale.
Una bella soddisfazione,che va ad aggiungersi ad un ricco percorso umano e professionale.
Così oltre 150 persone, bisiache, ma non solo, hanno festeggiato di par loro a suon di boccali di birra e specialità mitteleuropee il 180esimo compleanno dell'imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe nella trattoria da Bepi Meo di San Canzian. “Seduti alle tavolate allestite nel giardino del locale, uomini e donne in completo tirolese, pronti ad applaudire la musica tratta dalla tradizione e dal folclore austriaco dal complesso goriziano Trio Toc4i, composto da quattro giovani musicisti che con strumenti acustici amano reinterpretare un repertorio di musiche friulane, slovene e balcaniche.” (Il Piccolo). Bruno Tirel, nunme tutelare dell'Osteria, vestito alla foggia austriaca, ha fatto arrivare sulle tavole del locale di San Canzian, salumi affumicati e cetrioli, gnocchi carinziani con erba cipollina, spaetzle con cinghiale e gnocchi di pane con gulash suppe o fagiano, bracioline di cinghiale e filettini di capriolo, un inedito sorbetto alla birra e il dolce simbolo della Vienna asburgica e attuale, la Sachertorte, affiancata comunque anche da torte bavaresi ai frutti di bosco.
Bruno Tirel è dal 2008 delegato della rete di informazione l'Italia del Gusto per la Bisiacaria ed ha avuto il merito di far inserire San Canzian d'Isonzo nella rete dei Borghi Europei del Gusto.
Proprio in questi giorni ha ricevuto l'invito ufficiale di interpretare l'incontro di preparazione al Festival Europeo del Gusto ( che si terrà in dicembre in Veneto), che presenterà le eccellenze friulane scelte dai giornalisti e dai comunicatori dell'associazione l'Altratavola per l'evento internazionale.
Una bella soddisfazione,che va ad aggiungersi ad un ricco percorso umano e professionale.
martedì 24 agosto 2010
Il piacere di scoprire i vini ticinesi del 2008
Oltre 250 vini proposti da ben 65 piccole, medie e grandi cantine che rappresentano l’85% della produzione cantonale; quasi 10 ore di degustazione aperta ai professionisti e al grande pubblico; decine di giornalisti accreditati. Sono i numeri de “Il viso del vino” - classico evento dell’autunno ticinese e degustazione tra le più importanti a livello svizzero - che lunedì 6 settembre presenterà al Palazzo dei Congressi di Lugano, il meglio della produzione viti-vinicola dell’annata 2008.
Sarà ancora una volta Lugano a ospitare uno dei più qualificati appuntamenti enologici nazionali, organizzati da Ticinowine, l’ente per la promozione dei vini ticinesi. Un evento atteso con sempre maggior interesse, non solo dagli operatori del settore e dai giornalisti specializzati, ma soprattutto da migliaia di cultori del “bere bene”, che ogni anno affollano il centralissimo Palazzo dei Congressi. Un successo di critica e di pubblico che va attribuito essenzialmente a due fattori. “Da una parte - spiega Francesco Tettamanti, direttore di Ticinowine - il consumatore desidera avere un contatto sempre più diretto con i produttori, per ascoltare dalla loro voce quali sono le caratteristiche di un vino, e per conoscere tutti gli aspetti della coltivazione della vite, della vendemmia e della vinificazione. Dall’altra, ogni produttore sa quanto oggi sia importante stringere rapporti sempre più personali con i consumatori, così da promuovere le proprie etichette nel migliore dei modi”. Tettamanti ribadisce, insomma, quanto sia fondamentale questo scambio di pareri e giudizi, che arricchisce sia il produttore che il consumatore: “Il primo può far tesoro delle impressioni ricevute, potendo così orientare al meglio la propria produzione e il marketing in funzione del mercato, il secondo acquisisce una conoscenza più approfondita che ne fa un fedele ambasciatore dell’universo enologico ticinese”.
Secondo fattore che ha decretato negli ultimi anni il successo della degustazione dell’annata è una location che offre spazi ampi e insonorizzati, e una climatizzazione perfetta. Condizioni ambientali e logistiche ideali che permettono agli addetti ai lavori e agli appassionati di degustare il meglio della produzione, senza essere influenzati in modo negativo dall'ambiente esterno.
Per rispondere alla esigenze dei differenti segmenti di pubblico, vengono riproposte anche quest’anno due fasce orarie di degustazione. La prima, dalle 10.00 alle 13.00, è riservata agli operatori del settore e quindi a categorie professionali specifiche quali quelle dei giornalisti, esercenti, albergatori, negozianti e sommelier. Le porte al grande pubblico di appassionati, rimarranno invece aperte alle 15.00 alle 19.30.
C’è dunque attesa per questo evento, soprattutto per scoprire quale sarà il livello qualitativo dei vini dell’annata 2008. Un’annata contraddistinta da una primavera piuttosto umida che ha creato non pochi problemi ai viticoltori, molti dei quali hanno perso una parte consistente del proprio raccolto; la vendemmia è stata quindi molto scarsa dal punto di vista quantitativo. Ma proprio questa limitata produzione ha influito in modo positivo sulla qualità di un’annata che rientra fra quelle che esprimono al meglio le caratteristiche del terroir ticinese. Quelli della vendemmia 2008 sono vini fruttati e delicati, di grande piacevolezza ed eleganza che sapranno incantare ancora una volta gli amanti del Ticino viti-vinicolo.
Ticino Wine partecipa dal 2009 alle iniziative di informazione della rete dei Borghi Europei del Gusto. La Presidenza dell'associazione internazionale ha garantito la propria partecipazione a 'Il viso del vino', annunciando, nel contempo, l'invito ufficiale all'ente di promozione dei vini ticinesi di partecipare al Festival Europeo del Gusto 2010,che si terrà in Veneto.
Nel dicembre del 2009 Ticino Wine aveva partecipato infatti al Festival Europeo del Gusto che si era tenuto in Istria.
Commissione Ticinowine
Via Corti 5
Balerna, TI, 6828
Svizzera
http://www.ticinowine.ch/
Sarà ancora una volta Lugano a ospitare uno dei più qualificati appuntamenti enologici nazionali, organizzati da Ticinowine, l’ente per la promozione dei vini ticinesi. Un evento atteso con sempre maggior interesse, non solo dagli operatori del settore e dai giornalisti specializzati, ma soprattutto da migliaia di cultori del “bere bene”, che ogni anno affollano il centralissimo Palazzo dei Congressi. Un successo di critica e di pubblico che va attribuito essenzialmente a due fattori. “Da una parte - spiega Francesco Tettamanti, direttore di Ticinowine - il consumatore desidera avere un contatto sempre più diretto con i produttori, per ascoltare dalla loro voce quali sono le caratteristiche di un vino, e per conoscere tutti gli aspetti della coltivazione della vite, della vendemmia e della vinificazione. Dall’altra, ogni produttore sa quanto oggi sia importante stringere rapporti sempre più personali con i consumatori, così da promuovere le proprie etichette nel migliore dei modi”. Tettamanti ribadisce, insomma, quanto sia fondamentale questo scambio di pareri e giudizi, che arricchisce sia il produttore che il consumatore: “Il primo può far tesoro delle impressioni ricevute, potendo così orientare al meglio la propria produzione e il marketing in funzione del mercato, il secondo acquisisce una conoscenza più approfondita che ne fa un fedele ambasciatore dell’universo enologico ticinese”.
Secondo fattore che ha decretato negli ultimi anni il successo della degustazione dell’annata è una location che offre spazi ampi e insonorizzati, e una climatizzazione perfetta. Condizioni ambientali e logistiche ideali che permettono agli addetti ai lavori e agli appassionati di degustare il meglio della produzione, senza essere influenzati in modo negativo dall'ambiente esterno.
Per rispondere alla esigenze dei differenti segmenti di pubblico, vengono riproposte anche quest’anno due fasce orarie di degustazione. La prima, dalle 10.00 alle 13.00, è riservata agli operatori del settore e quindi a categorie professionali specifiche quali quelle dei giornalisti, esercenti, albergatori, negozianti e sommelier. Le porte al grande pubblico di appassionati, rimarranno invece aperte alle 15.00 alle 19.30.
C’è dunque attesa per questo evento, soprattutto per scoprire quale sarà il livello qualitativo dei vini dell’annata 2008. Un’annata contraddistinta da una primavera piuttosto umida che ha creato non pochi problemi ai viticoltori, molti dei quali hanno perso una parte consistente del proprio raccolto; la vendemmia è stata quindi molto scarsa dal punto di vista quantitativo. Ma proprio questa limitata produzione ha influito in modo positivo sulla qualità di un’annata che rientra fra quelle che esprimono al meglio le caratteristiche del terroir ticinese. Quelli della vendemmia 2008 sono vini fruttati e delicati, di grande piacevolezza ed eleganza che sapranno incantare ancora una volta gli amanti del Ticino viti-vinicolo.
Ticino Wine partecipa dal 2009 alle iniziative di informazione della rete dei Borghi Europei del Gusto. La Presidenza dell'associazione internazionale ha garantito la propria partecipazione a 'Il viso del vino', annunciando, nel contempo, l'invito ufficiale all'ente di promozione dei vini ticinesi di partecipare al Festival Europeo del Gusto 2010,che si terrà in Veneto.
Nel dicembre del 2009 Ticino Wine aveva partecipato infatti al Festival Europeo del Gusto che si era tenuto in Istria.
Commissione Ticinowine
Via Corti 5
Balerna, TI, 6828
Svizzera
http://www.ticinowine.ch/
lunedì 23 agosto 2010
Lino Ballancin, una storia veneta
C’è una bellissima strada che da Refrontolo porta a Solighetto, una strada mai trafficata e che passa in mezzo ai campi o quasi. A parte le case costruite ai bordi, è magnifico guardare la collina da un lato e la pianura dall’altro, sembra quasi di essere in una vallata.
E in questa vallata, nascosta in mezzo agli alberi, abbiamo trovato l’azienda agricola Ballancin Lino.
Non la solita cantina, ma una vita di lavoro e di passione. Qui troviamo Lino, il padre, e poi Antonio e Sergio, i figli.
Lino ha lavorato in Svizzera, come tanti in quegli anni, per mantenere la famiglia e per mettere via qualche soldo. Intorno al 1960 riesce a comprare un pezzo di terra, ed inizia la saga. Manda i figli a studiare alla Scuola enologica di Conegliano, consapevole forse dello sviluppo che avrà il vino e che il mercato inevitabilmente cambia, almeno nel lungo periodo.
Dapprima vende il vino in damigiane, come si usava allora, ma tenendo d’occhio le bottiglie (ora l’imbottigliato arriva al 90%), selezionando la clientela puntando soprattutto su quella medio-alta. Naturalmente i figli hanno portato in azienda il loro sapere, aiutando dapprima il padre e gestendo direttamente poi: oggi la prduzione è di circa 600 mila bottiglie, una produzione considerata da molti il limite della produzione artigianale.
Col cambiamento delle abitudini, hanno puntato sulla ristorazione, arrivando al 95% del fatturato.
I loro punti di forza sono il prosecco e il verdiso, ma non dimentichiamo il Manzoni bianco. Tra i rossi, un cabernet davvero beverino, tanto beverino da non sfigurare col bacalà, come abbiamo potuto verificare pochi giorni fa.
Via Drio Cisa, 11
Tel. 0438 842749
31050 SOLIGHETTO di Pieve di Soligo
e-mail: viniballancin@viniballancin.com
www.viniballancin.com
E in questa vallata, nascosta in mezzo agli alberi, abbiamo trovato l’azienda agricola Ballancin Lino.
Non la solita cantina, ma una vita di lavoro e di passione. Qui troviamo Lino, il padre, e poi Antonio e Sergio, i figli.
Lino ha lavorato in Svizzera, come tanti in quegli anni, per mantenere la famiglia e per mettere via qualche soldo. Intorno al 1960 riesce a comprare un pezzo di terra, ed inizia la saga. Manda i figli a studiare alla Scuola enologica di Conegliano, consapevole forse dello sviluppo che avrà il vino e che il mercato inevitabilmente cambia, almeno nel lungo periodo.
Dapprima vende il vino in damigiane, come si usava allora, ma tenendo d’occhio le bottiglie (ora l’imbottigliato arriva al 90%), selezionando la clientela puntando soprattutto su quella medio-alta. Naturalmente i figli hanno portato in azienda il loro sapere, aiutando dapprima il padre e gestendo direttamente poi: oggi la prduzione è di circa 600 mila bottiglie, una produzione considerata da molti il limite della produzione artigianale.
Col cambiamento delle abitudini, hanno puntato sulla ristorazione, arrivando al 95% del fatturato.
I loro punti di forza sono il prosecco e il verdiso, ma non dimentichiamo il Manzoni bianco. Tra i rossi, un cabernet davvero beverino, tanto beverino da non sfigurare col bacalà, come abbiamo potuto verificare pochi giorni fa.
Via Drio Cisa, 11
Tel. 0438 842749
31050 SOLIGHETTO di Pieve di Soligo
e-mail: viniballancin@viniballancin.com
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sabato 21 agosto 2010
A Collalto, con la buona cucina e la storia del Ristorante Due Torri
Filippo ha saputo trasferire la sua passione per la cucina e l'ospitalità in questo splendido angolo di storia, riaprendo il Ristorante Due Torri a Collalto di Susegana (Treviso).La cucina previlegia menù della tradizione veneta : qui le carni ( e, soprattutto lo spiedo), la fanno da padrone, accompagnate da una scelta di vini accorta e generosa, che promuove le presenze innovative, le aziende agricole gestite da giovani,che cercano, con passione e competenza ( come Filippo), di farsi luce in un mercato dominato dai soliti noti (che , non sempre,sia chiaro sono sinonimo di eccellenza!).
A Collalto di Susegana si racconta che i lamenti della giovane Bianca, ancella della perfida Aica da Camino (che, all' epoca delle crociate, accecata dalla gelosia, fece murare viva la ragazza), si sentano ancora tra le vetuste mura del Castello. Fin qui la leggenda, ma il Comitato Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, con l'appoggio dell’azienda Borgoluce-Tenuta di Collalto e il patrocinio di numerosi enti e associazioni, tra cui la Provincia e i Comuni di Susegana e Santa Lucia,ha organizzato una rievocazione storica, nel borgo medievale e nel castello, di quegli eventi misteriosi e di antico fascino. L’appuntamento è per domenica 22 agosto, a partire dalle cinque del pomeriggio, presso il castello di Collalto, nell’omonima frazione di Susegana, per una rievocazione che mobilita più di un centinaio di figuranti.
In questa occasione il Ristorante Due Torri propone alla sera una cena medioevale,che comprenderà cibi prelibati : salumi di tradizione, zuppe di cereali e lo storico spiedo.
Il mondo dell'informazione ha già dedicato a Filippo un servizio nella rivista internazionale Il Gusto Italiano Magazine, mentre il network Blog Azzurro ha inserito nei giornali online, nei portali e nei blog di informazione oltre 100 servizi informativi. Nel mentre la rete dei Borghi Europei del Gusto ha organizzato al Ristorante Due Torri un incontro in luglio per presentare l'edizione 2010 del Festival Europeo del Gusto (con delegazioni da diverse regioni d'Italia e dal Collio Sloveno), è notizia ufficiale cheCollalto ( e quindi, il Ristorante), ospiteranno in dicembre le delegazioni dei Borghi Europei di Collina,presenti alla seconda edizione del Festival Europeo del gusto nella Sinistra Piave trevigiana.
Ristorante Due Torri
Via Collalto Centro, Collalto di Susegana
tel.0438.987170
cell.366.4885213
A Collalto di Susegana si racconta che i lamenti della giovane Bianca, ancella della perfida Aica da Camino (che, all' epoca delle crociate, accecata dalla gelosia, fece murare viva la ragazza), si sentano ancora tra le vetuste mura del Castello. Fin qui la leggenda, ma il Comitato Antica Fiera di Santa Lucia di Piave, con l'appoggio dell’azienda Borgoluce-Tenuta di Collalto e il patrocinio di numerosi enti e associazioni, tra cui la Provincia e i Comuni di Susegana e Santa Lucia,ha organizzato una rievocazione storica, nel borgo medievale e nel castello, di quegli eventi misteriosi e di antico fascino. L’appuntamento è per domenica 22 agosto, a partire dalle cinque del pomeriggio, presso il castello di Collalto, nell’omonima frazione di Susegana, per una rievocazione che mobilita più di un centinaio di figuranti.
In questa occasione il Ristorante Due Torri propone alla sera una cena medioevale,che comprenderà cibi prelibati : salumi di tradizione, zuppe di cereali e lo storico spiedo.
Il mondo dell'informazione ha già dedicato a Filippo un servizio nella rivista internazionale Il Gusto Italiano Magazine, mentre il network Blog Azzurro ha inserito nei giornali online, nei portali e nei blog di informazione oltre 100 servizi informativi. Nel mentre la rete dei Borghi Europei del Gusto ha organizzato al Ristorante Due Torri un incontro in luglio per presentare l'edizione 2010 del Festival Europeo del Gusto (con delegazioni da diverse regioni d'Italia e dal Collio Sloveno), è notizia ufficiale cheCollalto ( e quindi, il Ristorante), ospiteranno in dicembre le delegazioni dei Borghi Europei di Collina,presenti alla seconda edizione del Festival Europeo del gusto nella Sinistra Piave trevigiana.
Ristorante Due Torri
Via Collalto Centro, Collalto di Susegana
tel.0438.987170
cell.366.4885213
lunedì 16 agosto 2010
I fratelli Furlan, due professionisti
I fratelli Furlan gestiscono il panificio pasticceria omonimo a Barbisano, proprio sulla strada che porta a Pieve di Soligo. Sono Cristina ed Enrico, e gestiscono questo posto dal 2002, avendolo ereditato da una tradizione familiare che risale al bisnonno.Si sono divisi i compiti molto bene, Enrico in laboratorio e Cristina alla vendita, e sono convinto che abbiano un mucchio di fare, vista l’affluenza di gente.
Il loro punto forte è il servizio e l’assortimento dei prodotti messi in vendita, e possiamo aggiungere anche la disponibilità e bontà dei prodotti.
In particolare, per quanto riguarda la panificazione, il prodotto principe e lo zoccoletto, fatto con la biga tradizionale: l’impasto preparato il giorno prima e lasciato maturare diciotto ore, e quindi rinfrescato con farina. Usano lievito di birra nella panificazione, lievito madre nei lievitati. La biga è un impasto che si prepara con largo anticipo e che si ingloba agli ingredienti della normale lavorazione. Con questa aggiunta si ottiene un impasto più profumato e saporito, con più buchi nella mollica e quindi anche più digeribile. (http://www.buttalapasta.it/)
Cristina, fra tutti i dolci, ci tiene a ricordare il panettone a lievitazione naturale nel periodo natalizio, ma c’è anche la focaccia nel periodo pasquale ottenuto da una ricetta ereditata dai nonni, e ancora la veneziana variamente farcita e le colombe. Nei periodi normali biscotti, torte…… Quindi un bel daffare, che li porta ed essere un po’ timidi. Sono contenti di averli conosciuti e di poter parlare anche di loro. Bravi ragazzi.
31053 Barbisano (TV)
35, VIA MONTE GRAPPA
tel: 0438 840023
Il loro punto forte è il servizio e l’assortimento dei prodotti messi in vendita, e possiamo aggiungere anche la disponibilità e bontà dei prodotti.
In particolare, per quanto riguarda la panificazione, il prodotto principe e lo zoccoletto, fatto con la biga tradizionale: l’impasto preparato il giorno prima e lasciato maturare diciotto ore, e quindi rinfrescato con farina. Usano lievito di birra nella panificazione, lievito madre nei lievitati. La biga è un impasto che si prepara con largo anticipo e che si ingloba agli ingredienti della normale lavorazione. Con questa aggiunta si ottiene un impasto più profumato e saporito, con più buchi nella mollica e quindi anche più digeribile. (http://www.buttalapasta.it/)
Cristina, fra tutti i dolci, ci tiene a ricordare il panettone a lievitazione naturale nel periodo natalizio, ma c’è anche la focaccia nel periodo pasquale ottenuto da una ricetta ereditata dai nonni, e ancora la veneziana variamente farcita e le colombe. Nei periodi normali biscotti, torte…… Quindi un bel daffare, che li porta ed essere un po’ timidi. Sono contenti di averli conosciuti e di poter parlare anche di loro. Bravi ragazzi.
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