venerdì 9 aprile 2010

Alla Trattoria Tiro a segno di Mirano si cucina con i sassi del Piave


Siamo alla terza gestione continuativa del locale: prima la nonna, poi la mamma e il papà, e infine lui, Claudio con la moglie.


Cucina le bistecche sui sassi del Piave: non è uno scherzo. Intanto i sassi sono basaltici, e li pulisce accuratamente, facendoli bollire e poi riscaldandoli ancora su una cucina, su di un piano molto capiente. Poi li versa su un piatto, e vi dispone sopra le bistecche, che si cucinano lentamente al calore dei sassi. La carne è senza alcun condimento: avendo il piatto davanti, si può cuocere più o meno a seconda dei gusti, basta avere un po’ di pazienza. La carne cotta risulta tenerissima e con un gusto diverso dal solito, perché non brucia e non diventa dura, ed i grassi colando non producono fumo.

Mentre aspettavamo, abbiamo assistito ad un particolare tipo di fumigazione del baccalà disossato, utilizzando in una casseruola che si copre alloro, rosmarino, legni aromatici. Poi lascia per due giorni il tutto in frigorifero. Con questo metodo affumica anche le uova, i tuorli, che dispone sopra del girello sotto sale.. Il tutto va mangiato crudo, tipo la carne salata.

Tutto sto po’ po’ di roba gli viene da una passione e da una inventiva quasi sfrenata, che lui cerca di trasmettere ai giovani (non che lui sia vecchio).

E’ stato un piacere conoscerlo e assaggiare un poco di questa sua arte. Anche gli abbinamenti sono fatti bene, e il vino è scelto con cura.



Via Belvedere, 27

30035 Mirano (VE)

Telefono: 041433074

e-mail: tiro_a_segno@hotmail.it

La Parisien collection di Naturalmix


Siamo andati a trovare Franco Bortolazzo a Cavaso del Tomba, che ci ha parlato della sua passione, la cioccolata. Tanto la ama che ha creato una linea apposta, la Parisien collection. Che comprende le sue cioccolate speciali, e Franco la definisce “The pleasure of italian taste. Ha creato anche le tazze per sorbirle.


La degustazione, sono parole sue, è un’arte che coinvolge ogni senso, un modo per poter apprezzare tutte le differenze che esistono tra una cioccolata e l’altra, sempre riferendosi a quella di qualità.

Lui si è rifatto alle antiche tradizioni dei maestri cioccolatieri francesi, i quali, utilizzando il prezioso Caraque, considerato il più aromatico e pregiato cacao in commercio, (se ne produce solamente in minima quantità), erano riusciti a ricavarne delle ricette da destinare ai Reali di Francia, e poi ai salotti dell’alta società parigina.

Naturalmix, tenuto conto dell’evoluzione della storia, della cultura e del cacao, con l’aggiunta di svariati ingredienti, ha creato questa linea, risultato di un’esperienza acquisita col tempo.

Cosi, accanto alla classica cioccolata al latte, fondente, alla nocciola, troviamo cioccolata alla gianduia, alla menta, al caffè con meringhe, vari tipi di cioccolate bianche.

Poi troviamo le speciali, light, all’amaretto, al mou con meringhe, all’arancia e cannella, pera e whisky e al peperoncino.

Senza tralasciare le creme tradizionali, allo zabaione e alla vaniglia.

Ci credo che sia innamorata delle sue creazioni. Mi sa che devo andare a trovarlo più spesso.



Naturalmix - Via dell'Artigianato, 19 - 31034 Cavaso del Tomba (TV) - Italy

Tel +39 0423 920080

Fax +39 0423 922182 –

e-mail: info@naturalmix.it

www.naturalmix.it

giovedì 8 aprile 2010

Gli enogastronomi da strapazzo


Non ce l’ho con gli enogastronomi, ma con qualcuno, anzi più di qualcuno, che si spaccia per tale, e crea seri danni, ance se poco visibili.


Cominciamo dall’inizio: quando eravamo tutti molto più poveri, non era un problema. E’ risaputo: all’inizio erano solo i ricchi che potevano permettersi cibi raffinati o almeno nutrienti. Ai poveri toccava solo quello che di poco nutriente passava l convento: polenta, gran minestre e minestroni, la pasta cotta male, e così via.

Poi vennero gli anni 50 e 60 del secolo scorso: si cominciò a mangiare meglio, dopo venne la società che buttava nella spazzatura montagne di cibo, e poi arrivarono loro, i saprofiti della situazione.

Avevano, e hanno, una infarinatura culturale in materia, e pensano di essere dei semidei, ma la storia ha dimostrato quello che sono, degli ignoranti che si sono approfittati della gente.

Per prima cosa, tendono a ricordare i tempi passati, il dubbio è che si tratti di tempi di fame nera, scordandosi che nel frattempo usi, costumi, esigenze, disponibilità, sono cambiati. Non a caso, dopo il gran parlare di agriturismi veri o fasulli, si scopre che in buona parte dei casi soffrono di carenza di clientela, battuti dai voli low cost. Non è un paradosso: un mio amico mobiliere mi diceva che il loro più grande antagonista erano i viaggi e le crociere. Se uno va in crociera, non resta a casa e non spende per abbellirla. Semplice. Mi capita ancora di dover rifiutare delle abbuffate: perché devo star male. Per far piacere a chi. All’oste. Ma va’ a …. In passato c’erano pochi soldi, e si teneva a risparmiarli. In realtà come dice Lino Toffolo, salute a lui, hanno malamente copiato i ricchi, senza assorbirne la cultura. Quando i ricchi scopriranno che i poveri li copiano, nasceranno senza il buco, più o meno, e arriviamo al secondo punto.

In secondo luogo, si dimentica il divenire delle cose. Il divenire è, secondo Eraclito, la sostanza dell'Essere, poiché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione. Anche quello che sembra statico alla percezione sensoriale in verità è dinamico e in continuo cambiamento.

Dalla nascita delle civiltà conosciute, nella Mezzaluna fertile, a parte il pane e poche altre cose, tutto è cambiato, con l’allevamento, con la globalizzazione ante litteram degli alberi da frutto, col cambiamento, costante, del clima, con la scoperta dell’America e chi più ne ha più ne metta. Solo 500 anni fa la povera gente mangiava cose per noi immangiabili, e solamente 200 anni fa si cominciò a coltivare le patate, riservate alla povera gente. Ricordiamo la grande carestia del 1848 in Irlanda, dovuta ad una malattia delle patate, che mosse un popolo intero al di là dell’oceano, perché non c’era più nulla di commestibile. O il fatto che la guerra del 15-18 fu vinta grazie alla fame, fame nera, che attanagliava l’impero austroungarico, altro che nazionalismo.

E qui veniamo al terzo punto:, al neoluddismo strisciante. Una parte della popolazione non si adatta alle novità, alla produzione, anzi un ministro della repubblica consiglia di mettersi tutti a zappare l’orto per superare la crisi. La crisi vera ce l’aveva mia nonna, vedova, con due figli in guerra, e pochi spiccioli per campare. La verità è che per avere voti si eludono i problemi che da sempre affliggono l’agricoltura italiana: agricoltura di sussistenza, ampia frammentazione, scarsità di capitali e di zucche pensanti.

E siamo al quarto punto: nessuno ha saputo prevedere, o ha voluto, parlo sempre di chi è al potere, la globalizzazione e quello che portava. Chiaro che con la caduta del Muro di Berlino sarebbe stata facilitata la situazione: ho detto facilitata, perché nessuno riesce a bloccare del tutto gli scambi, pur con un regime stalinista. Ed è successo quello che è successo: ignoranti e provincialotti. Bisognava istruire la gente, ma questo è un altro discorso: comunque arrivano pomodori cinesi pieni di schifezze, che costano poco: Ma vi ricordate quando arrivavano navi cariche di pomodori dalla California, e nessuno diceva niente? Mi sa che per difendere i loro privilegi costruiranno un altro muro. Comunque, tornando a bomba, la mancanza di comprensione delle situazioni locali, fa di questi enogastronomi delle specie di semidei, che desidererebbero insegnare a chi non ne ha bisogno. Naturalmente, il clima culturale neoluddista li ha favoriti e protetti, ma mi sa che questo non avverrà ancora per molto.

Tra l’altro hanno danneggiato, credo irreparabilmente, una scienza seria, il marketing territoriale, che asseconda le naturali possibilità di una zona. Accoppiati ai politici che hanno sperperato montagne di soldi in pubblicità, si sono messi anche questi in cattedra, non ottenendo un bel niente.

Per fortuna la gente ha più buon senso di questi figuri. Intanto, prepariamoci alla prossima ondata di furbi. Dove l’ignoranza regna ancora.

mercoledì 7 aprile 2010

Costantino Barban, il presidente agricoltore


Incontriamo Costantino Barban, presidente dell’Associazione risicoltori di Grumolo della Abbadesse, in un raro momento di relax: doveva fare il nonno. Davanti a un’ombra, ci ha raccontato un po’ di Grumolo: essenzialmente è un’oasi risicola con una produzione relativamente piccola, ma di qualità. La qualità deriva dall’acqua del fiume Tesina, che contiene molto ferro, e dona al riso una qualità superiore: Barban sottolinea il fatto, dicendo che non sono bravi gli agricoltori, perché la differenza la fa l’acqua: il riso di queste parti presenta 2 punti di amido in più rispetto alla media nazionale.


Una volta si coltivava il Vialone nero, poi si è passato al Vialone nano e al Carnaroli. Si tratta di piccole aziende (solo un paio di soci possiedono grandi estensioni), con una media di 12 ettari per azienda, ettari non tutti coltivati a riso.

Lo statuto dell’associazione è del 2004, ma loro erano partiti prima, in via informale e amichevole. Un socio, della riseria Le Abbadese, provvede a lavorare il riso: a parte un altro socio, tutti portano qui il loro prodotto che viene confezionato in maniera uguale per tutti, per cui l’unico modo per distinguersi tra loro è il numero del lotto di produzione che varia a seconda dell’azienda agricola conferente. Il riso era famoso fin dai tempi della Repubblica Serenissima, ma lui dice che erano i Veneziani a venire, e così loro non erano costretti ad andare. Risparmiavano fin da allora sui costi di trasporto.



Costantino Barban

Grumolo delle Abbadesse (Vi)

Via Piave, 10

tel. +39 0444 583649

martedì 6 aprile 2010

La Macelleria Trevellin

Incontriamo Alessandro, un giovanotto un po’ stufo della situazione. Lui, e i genitori, ci mettono molto impegno, ma i risultati si fanno vedere poco. A Grisignano di Zocco, hanno una bella macelleria, che stupisce per la vastità e la preparazione del banco. Vendono carni da allevamenti in zone, che garantiscono una certa qualità, specialmente della Bassa Padovana.


I maiali, sono detti grufolini per la cura e l’attenzione di cui sono oggetto, per dare carni sane e gustose, a basso contenuto di colesterolo.

Il Grufolino è allevato con una tecnologia innovativa rispettosa dell’ambiente, del benessere degli animali, con una alimentazione che migliora le sue difese immunitarie. Le sue carni tenere, molto digeribili, sono ricche di ferro e di zinco. Contengono bassi quantitativi di acidi grassi saturi, dannosi per la salute; quantitativi elevati di acidi grassi polinsaturi: di Omega 3 e Cla (isomeri dell’acido linoleico coniugato), di estrema importanza per la loro attività appetitogena e ricostituente. Inoltre, hanno un’azione antiossidante con benefici immunitari, riduzione del tasso di colesterolo e rallentante dell’invecchiamento.

L’Accademia Nazionale delle scienze Americana ha affermato che il Cla è l’unico grasso acido che ha mostrato, in modo inequivocabile, la capacità di inibire l’attività di cancerogenesi.

Per i bovini, usa razza garronese: ottima attitudine alla produzione di carne, accrescimenti molto elevati nel primo anno di vita, buona adattabilità alle diverse condizioni di allevamento.

Buona fertilità; vitelli pesanti ma generalmente non presenta problemi al parto. Buona longevità. La produzione di latte è più che sufficiente per il vitello.

E poi polli e animali da cortile della Pedemontana vicentina e dell’Altopiano di Asiago.



Trevellin

Via Beggiato,42

36040 Grisignano Di Zocco

Tel.: (+39) 0444414081

domenica 4 aprile 2010

A Sarmego, un panifico a legna


Troviamo a Sarmego, comune di Grumolo delle Abbadesse, nei dintorni di Grisignano, Roberto Sofia, titolare di un panificio a legna che ha del sorprendente.


Il forno a legna ha il fuoco diretto, nel senso che la legna brucia sopra le pietre, e non soltanto che viene scaldato da sotto: lui ci tiene molto a sottolineare questa particolarità, tanto da avere un po’ di ruggine con questi ultimi. Immaginatevi un forno da pizza, solo molto più grande, in pietra., per complessivi dodici metri quadri. E’ faticoso lavorarci, perché le pale che usa sono molto grandi e lunghe, in quanto lui deve poter arrivare iln ogni angolo: l’abbiamo visto all’opera e non è uno scherzo.

Ogni infornata sono circa tre ceste, per un totale di un quintale e venti. Lui produce tre tipi di pane, ossia pane comune, le mantovane per i panini e il pane all’olio.

Il suo forte è il pane biscotto. Il "Pan biscotto" nel Veneto è un prodotto di antica tradizione e ancor oggi è particolarmente consumato nel Basso Vicentino e nel Polesine. In queste zone il pan biscotto era tradizionalmente preparato nelle "casade" o fattorie di campagna, dove vi era un forno a legna che veniva adoperato dai salariati. Mediamente si faceva il pane per la famiglia ogni 15 giorni, ed era quindi necessario ottenere un prodotto facilmente conservabile.

Anche Venezia aveva una grande tradizione nel pan biscotto o gallette. Utilizzato inizialmente nelle navi già nel 1280, esisteva una Magistratura che controllava la fabbricazione di questo prodotto, principalmente usato in alternativa a quello fresco.

E poi non disdegna di preparare dolci, orgogliosamente sull’insegna è scritto dolsi, pasticceria secca e focacce.



Via Venezia 66

36040 Grumolo delle Abbadesse (VI)

Tel. 0444 389012